Jonathan Zittrain e il lato oscuro del crowdsourcing

Novembre 2009. Jonathan Zittrain, professore di Legge ad Harvard e co-fondatore del Berkman Center for Internet & Society, dà una brillante lezione intitolata “Minds for sale”. In poco meno di un’ora e venti, il docente mette sapientemente in evidenza una serie di problemi etici e legali inerenti al crowdsourcing per poi arrivare a definire quello che secondo lui è “The Future of Crowdsourcing” e a spiegare anche “How to Stop It”.

Crowdsurcing è un neologismo coniato nel 2006 dal giornalista di Wired Jeff Howe. Il termine nasce dalla fusione tra “outsourcing”, ovvero la pratica di delegare compiti e lavori al di fuori della propria azienda, e “crowd”, ovvero l’immensa ed eterogenea folla di talenti d’ogni lingua, nazionalità e cultura che popola la rete e che, adeguatamente coinvolta e coordinata attraverso una piattaforma software creata ad hoc, può partecipare allo sviluppo di progetti complessi.

L’enciclopedia libera Wikipedia è uno splendido esempio di crowdsourcing basato sul volontariato, ma esiste un numero crescente di esperimenti business-oriented dove sono le aziende a proporre problemi da risolvere e dove quindi l’utente viene pagato per il suo contributo. In questo caso il modello è ben rappresentato dal progetto Mechanical Turk di Amazon.com.

Chi segue Zittrain da qualche tempo conosce bene il suo entusiasmo per il fenomeno del crowdsourcing. Entusiasmo che rende ancora più apprezzabile la lucida puntualità con cui egli ne analizza il “lato oscuro” durante la lezione che vi ripropongo nel video alla fine di questo post.

Prima però lascio che sia lo stesso Zittrain a riassumere le sue condivisibili preoccupazioni per il futuro citando parte di un suo intervento su Newsweek:

What’s to worry about? For one thing, online contracting circumvents a range of labor laws and practices, found in most developed countries, that govern worker protections, minimum wage, health and retirement benefits, child labor, and so forth. […]

People can also be enlisted to do work without any idea for whom they’re working or why. You might synthesize a new chemical that winds up being used as a poison or in a bomb. […]

If labor can be summoned and directed from afar, fewer and fewer interactions will remain untainted by those seeking to influence their outcomes. I see a park of the future, its visitors staring into small screens, clicking or talking away. One puts the finishing touches on a $10,000 challenge answer. Another casually asks three friends to see a movie with him that evening, not because he wants to, but because he’ll earn a $10 commission. A third is picking up a penny for counting how many others are there, not sure why or to whom it matters. We might miss the days when we went to the park just to have fun.


Video: “Minds for sale”


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