Alibaba controlla Yahoo! China

Yahoo! China

Si consuma in queste ore la nuova fase di una sfida colossale: quella in corso tra Google, eBay e Yahoo! per la conquista dell’internet market cinese. L’ultima mossa l’ha fatta Yahoo!: da ieri è infatti operativo un accordo stipulato lo scorso agosto in virtù del quale il controllo di Yahoo! China passa ad Alibaba, leader nel settore del commercio elettronico cinese con 15 milioni di utenti registrati. La strategia è interessante: a differenza di Google e eBay, l’azienda Californiana ha scelto di consolidare la propria presenza sul mercato cinese fondendosi con la locale “leading e-commerce company” e, cosa senza precedenti, delegando completamente ad essa la gestione dei propri assets cinesi. Un’operazione che vale un miliardo di dollari Usa e che rappresenta un duro colpo sia per Google sia per eBay, principale competitor dell’e-commerce company cinese.

Per saperne di più:

– China View: “Alibaba aquires Yahoo! China, gains US$1b investment
– ThreadWatch.org: “Alibaba Completes Yahoo! China Deal

Rokr, le ragioni di un flop

Motorola Rokr

Con un lungo, corrosivo ed esauriente articolo intitolato “Battle for the Soul of the MP3 Phone”, il giornalista americano Frank Rose ci racconta dalle pagine di Wired Online ragioni e retroscena di un flop commerciale annunciato e (forse) evitabile: quello del Motorola Rokr. L’argomento vi interessa? Godetevi un breve assaggio:

“Consumers want an iPod phone that will play any song, anytime, anywhere. Just four little problems: the cell carriers, the record labels, the handset makers, and Apple itself. The inside story of why the ROKR went wrong”.

Per saperne di più:

Wired: “Battle for the Soul of the MP3 Phone”

Microsoft e Yahoo insieme grazie all’OCA

Open Content Alliance

Mentre Google subisce il ritorno degli editori americani ed europei contrari al progetto Google Print, Microsoft entra ufficialmente nella partita dei “digital library projects” annunciando MSN Book Search e diventando membro della Open Content Alliance (OCA). Anche Yahoo! ne fa parte, e ciò significa che i due colossi lavoreranno insieme per sviluppare un progetto che ricorda molto quello di Google se non per una differenza fondamentale: i libri in possesso della OCA sono frutto di donazioni. Essi vengono messi a disposizione del pubblico secondo modalità che ricordano in parte la filosofia open source e comunque prevedono precisi accordi con i detentori dei copyright. Tradotto in parole povere: niente cause all’orizzonte ma un bel ritorno d’immagine per Yahoo! e Microsoft; molto filo da torcere per Google.

Il blog della Banca Mondiale

Blog Banca Mondiale

La Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, meglio nota come Banca Mondiale o World Bank, ha un blog. Gestito da due economisti, Tim Harford e Pablo Halkyard, il Private Sector Development Blog è attivo già da circa 4 mesi, viaggia a una media di 4 post al giorno e fornisce “notizie, risorse e idee riguardo al ruolo delle imprese private nella lotta alla povertà”. Merita un’occhiata.

Corporate Blogging, Arla Foods ci crede

La scandinava Arla Foods, la più grande industria casearia europea, ha scelto di credere nelle potenzialità del corporate blogging come strumento di dialogo con la clientela. Lo confermano tre nuovi blog (Bækgården; Omtanker; Krop og kost) freschi di inaugurazione e scritti in lingua danese con cui l’azienda si propone di conversare con la clientela. L’obiettivo è (ovviamente) instaurare un rapporto più sincero e diretto con i clienti, far conoscere le proprie competenze nel settore di riferimento nonché mostrare il volto umano della società. Infine, un dato molto interessante: recentemente, Arla Food è stata oggetto di forti critiche in Scandinavia perché accusata, ad esempio, di essere un gigante che soffoca la concorrenza delle piccole aziende. Invece di nascondersi, l’azienda ha scelto di scendere nell’arena della blogsfera e confrontarsi faccia a faccia con la gente. Tanto di cappello.

(Via Corporate Blogging Blog)

Google Base, la sfida a eBay e Craiglist

Google Base

Poche ore fa l’errore banale di un programmatore (se di errore si è davvero trattato) ha reso accessibile al pubblico un sito “segreto” di Google e svelato al mondo l’esistenza di Google Base, “a new way for content owners to submit their content to Google” (Google blog). La notizia è rimbalzata veloce nella blogosfera come sui main stream media e, prima che i tecnici di Mountain View potessero rimediare al pasticcio, già la rete pullulava di post, articoli ed editoriali sul nuovo servizio di Google.

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Attenti al “Conversation Gap”

mind the conversation gap

Steve Rubel tira le orecchie alle aziende che ignorano o, peggio ancora, scelgono di ignorare la blogosfera. Questa volta però il problema non è se i blogger parlano male di voi a vostra insaputa ma, al contrario, se non vi nominano affatto. Che vi piaccia no – spiega Rubel – nella rete è in corso una gigantesca conversazione tra migliaia di persone che parlano di merci che anche voi producete, ma che probabilmente non nominano mai il vostro brand. Vi ignorano perché non vi conoscono, e c’è un solo modo per colmare questo gap: entrare nella conversazione. Come? Rubel risponde: con un blog. Datemi retta: prendetevi 5 minuti di tempo e leggete per intero il suo post: l’esempio che riporta è illuminante.

Per saperne di più:

– Micro Persuasion: “Mind The Conversation Gap

Brevissime

lettera 22

Qualche suggerimento per iniziare la giornata:

  • Smentite: Google è sul punto di lanciare un servizio in diretta competizione con eBay chiamato Google Base? Molte voci nella rete sostengono di sì, ma dal blog di Mountain View fanno sapere che altro bolle in pentola. (Via Micro Persuasion)
  • Ricerche: uno studio realizzato dagli analisti di Skype conferma che il Voip fa bene alle piccole e medie imprese.
  • Social network tools: il nuovo strumento che vi segnaliamo si chiama Reader2 e vi consente di condividere con gli altri la lista dei libri che state leggendo o avete in programma di leggere. Da provare.

Il vero valore dell’iPod Video

Apple iPod Video

Nei negozi americani viene venduto al “prezzo consigliato” di 299 dollari: è l’iPod Video nella sua “versione base” con hard disk da 30 gigabyte. Ma quanto vale veramente il lettore di Cupertino? Qual’è il costo totale dato dalla somma del prezzo di mercato (all’ingrosso) dei singoli pezzi che lo compongono? Secondo quanto riporta AppleInsider, qualcuno ha già risposto a questa interessante domanda: pochi giorni fa il gruppo bancario statunitense Jefferies and Company ha incaricato alcuni esperti di “sezionare” un iPod Video; ad “autopsia” completata, il responso è stato stupefacente: il valore complessivo dell’hardware iPod sarebbe pari ad appena 143.50 dollari. A questa cifra bisogna ovviamente aggiungere costi di produzione, distribuzione, advertising “and other charges”, ma il margine di profitto per ogni singola unità venduta dovrebbe comunque restare molto alto. Forse addirittura troppo. Voi che ne pensate?

Per saperne di più:

– AppleInsider: “iPod video teardown reveals Broadcom video chip

Habemus iTunes Store Australia

iTunes Store Australia

E’ stata una lunga attesa, ma alla fine l’iTunes Store Australia è finalmente on line. La nuova “succursale” del negozio virtuale marcato Apple ha appena aperto i battenti e propone brani musicali per la modica cifra di 1,69 dollari australiani (AUD), video musicali per 3. 39 AUD e interi album per 16.99 AUD.

Per saperne di più:

– TUAW: “iTunes Music Store is live in Australia