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Panel – Scuola: dal libro al Tablet (Blogfest 2013)

Lo scorso aprile scrivevo su Agendadigitale.eu di cosa stia cambiando nelle nostre scuole. O meglio di cosa debba cambiare, e in fretta, affinché il sistema educativo italiano resti al passo con le esigenze di apprendimento dei nostri ragazzi. In primo luogo, ad essere messo in discussione è il format stesso di ciò che chiamiamo “lezione”:

La scuola come la conosciamo è al capolinea. Il modello di insegnamento frontale, con il docente dietro la cattedra intento a raccontare sempre la stessa lezione allo studente solo al suo banco, seduto davanti a un libro aperto, è un modello che non funziona più. Una modalità d’insegnamento resa obsoleta dagli stessi giovani che, vivendo immersi nella tecnologia e nella rete, hanno mutato radicalmente il loro modo di acquisire, organizzare e condividere la conoscenza. Di fatto, imponendo dal basso una vera e propria rivoluzione copernicana del nostro sistema scolastico.

Nell’era di Internet, delle connessioni mobili, della creatività e della condivisione, dell’accesso alle informazioni sempre ed ovunque attraverso device portatili sempre più smart, l’apprendimento non può più essere semplice trasferimento di informazioni e competenze, ma deve diventare qualcosa di più e di diverso:

L’apprendimento diventa esperienza creativa, sperimentata partendo da fonti certe (i libri di testo digitalizzati e resi multimediali, ma anche la rete e le sue voci), che impone agli studenti la selezione e l’organizzazione delle fonti e dei contenuti, così come la rielaborazione critica dello scibile messo loro a disposizione, da ricostruire dinamicamente in un contesto collaborativo e creativo. Un paradigma semplicemente opposto rispetto al passato.

C’è insomma una rivoluzione in corso nella scuola. Una rivoluzione che usa come leva per il cambiamento anche (ma non solo) la progressiva adozione di nuovi strumenti ad alto contenuto tecnologico come i Tablet, le cui reali potenzialità sono ancora tutte da esplorare.

Per capire cosa cambia nelle nostre aule, come cambia e che prospettive si aprono per l’apprendimento dei nostri figli, intervisterò per voi sul palco della Blogfest di Rimini:

– Francesca Folda (Direttore Focus)

– Dianora Bardi (Impara Digitale)

– Lorenzo Forina (Responsabile Marketing Consumer TIM),

– Antonio Tombolini (Simplicissimus)

 

L’appuntamento è per venerdì 20 settembre alle ore 16, presso l’Hotel Villa Adriatica, viale Amerigo Vespucci, 3 – 47900 – Rimini.

Ci vediamo lì.

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Alla Blogfest per parlare di startup hardware all’italiana

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UPDATE 2: la location del panel è il Club Nautico di Rimini, piazzale Boscovich, 12

 

Update: ho il piacere di annunciare che al panel parteciperà anche Paolo Barberis, co-fondatore di Dada e dell’acceleratore per startup  Nana Bianca

Anche quest’anno alla Blogfest mi tocca lavorare. Modero un panel il primo giorno, di cui scriverò poi, e un altro l’ultimo giorno, che ho organizzato personalmente e nel quale affronteremo alcune domande che meritano di essere poste, ovvero: perché ci sono così poche startup hardware in Italia? Cosa cambierebbe se ce ne fossero di più? E soprattutto, perché dovrebbero essercene di più e cosa fare affinché il miracolo accada?

Il titolo e la sintesi del panel, che potrete vedere “live” domenica 22 settembre alle 10.30 presso il Circolo Nautico di Rimini, sono i seguenti:

Startup Hardware all’italiana: perché sono poche, perché dovrebbero (e potrebbero) essere molte.

Non esiste solo il software. Quando talento, nuove tecnologie e fiuto imprenditoriale si uniscono, il risultato non deve essere necessariamente il prossimo facebook o la prossima killer app, ma può essere un prodotto tangibile, dell’utile Hardware da toccare con mano. Le storie dietro oggetti come Pebble Watch e la console Ouya, o ancora le esperienze italiane di Jusp e PlusPlugg, insegnano come le startup hardware possano creare oggetti nuovi e rivoluzionari, ma anche che spesso debbano riuscirci affrontando notevoli difficoltà.
L’Italia, che nonostante anni di  profonda crisi economica vanta ancora eccellenti capacità industriali, meccaniche e meccatroniche, potrebbe essere il luogo ideale dove far fiorire startup hardware di successo, le quali  invece si contano ancora sulla punta delle dita.  Proviamo a capire insieme perché e come fare meglio.
Gli ospiti sono:
– Jari Ognibeni, co-founder e managing partner Industrio
– Claudio Carnevali, Ceo e fondatore  di Openpicus
– Giuseppe Saponaro, co founder e COO di JUSP
– Paolo Barberis, co-fondatore di Dada e dell’acceleratore per startup  Nana Bianca
Nell’ora a nostra disposizione cercheremo di dare qualche risposta e di porre qualche altra domanda – speriamo – utile a promuovere il dibattito stimolare l’interesse verso un’opportunità di crescita e innovazione che di interesse ne merita tanto. Sia da parte dei potenziali imprenditori, sia da quella degli investitori.
Intanto, giusto per invogliarvi, metto di seguito l’incipit di un pezzo sullo stesso tema pubblicato su Agendadigitale.eu, nella quale intervisto proprio Ognibeni e Carnevali insieme con Marco Magnocavallo, co-fondatore dell’acceleratore Boox e già partner del Venture Capital italiano Principia, e il sempre ottimo Fabio Lalli, Ceo  di Iquii.
Nel caso, ci si vede a Rimini.
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La dura vita delle startup hardware italiane
C’è chi, nel profondo Nordest, si sta attrezzando per scommettere sulle potenzialità del nostro Paese in questo ambito. Ma c’è di fondo un problema culturale, di distribuzione e di approccio al funding che ostacola lo sviluppo di questo tipo di startup. Eppure ci sono novità che fanno ben sperare. Ce ne parlano gli addetti ai lavori specializzati

Startup hardware, capaci di convogliare tecnologia, know how e idee innovative in un prodotto tangibile, che esista nel mondo reale, che si possa toccare con mano. In Italia ce ne sono molto poche. In Italia dovrebbero essercene molte di più: il nostro Paese, nonostante anni di crisi, ha ancora dalla sua delle capacità industriali, meccaniche e meccatroniche uniche al mondo. Qualcosa su cui puntare oggi più che mai per rilanciare l’economia in ginocchio, per valorizzare il talento, per creare nuovo valore.
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Credit per l’immagine: Roberto Grassilli