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Sull’agonia del giornalismo italiano (digitale e non)

Chiaro, lampante, inequivocabile, un messaggio si alza netto dal Dig.it: l’agonia del giornalismo nostrano, specie di quello digitale, (salvo poche e lodevoli eccezioni come VareseNews) non vede soluzioni a breve. E questo non solo o non tanto per mancanza di capacità, competenze o creatività, ma piuttosto per assenza di volontà da parte di coloro che avrebbero strumenti e mezzi per investire nella costruzione nuove soluzioni e – cosa di primaria urgenza – trovare nuovi modelli di sviluppo.

Tagli, razionalizzazioni, azioni di “cost killing”, spending review ormai tanto di moda hanno veramente senso se controbilanciate da altrettanti investimenti in innovazione, ma non servono a nulla se orientate solo a conservare modelli di business già morti, a garantire privilegi acquisiti, a rimandare il problema facendo ricadere i costi della lenta decadenza di un sistema esaurito sulla sua periferia, insistendo sugli anelli più deboli della filiera. Che poi altro non sono se non persone, professionisti prigionieri di una precarietà senza via d’uscita.

“Il giornalismo di qualità si paga” sento dire spesso. Concordo, ma in un paese civile ciò dovrebbe essere vero sia quando si vendono le notizie al pubblico, sia quando le si acquista da chi effettivamente le produce.

Di questo e di altro ho parlato brevemente nella video-intervista rilasciata agli organizzatori del Dig.it, evento dal quale torno con l’etichetta di “pessimista” che mi permetto anche qui di respingere. Sono un giornalista e racconto quello che vedo: se mentre mi ascoltate pensate che io sia un pessimista, allora non fate che confermare che le cose vanno male.

E darmi ragione.

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Venti “Twitter user” che faranno bene al vostro business

BusinessWeek ci delizia con una selezione di utenti Twitter che meritano l’attenzione di ogni imprenditore:

The trick to making Twitter work for you is to follow people who will make you smarter and point you to links that will help your business. With the help of our own crowd of Twitter followers, we selected 20 people for entrepreneurs to follow on Twitter. Then we picked a choice tweet from each to show why.

Some are Twitter celebrities, but others are less well-known. We hope you find the list useful and discover at least one new person to follow.

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DellOutlet, il business su Twitter secondo Dell

Di recente Dell, colosso informatico americano già noto ai lettori di Blogs4biz per il suo blog e per il “raccoglitore di idee” dei clienti Ideastorm, ha fatto nuovamente parlare di sé per un’altra iniziativa commerciale realizzata con strumenti “web 2.0”: la promozione di prodotti in offerta attraverso Twitter.

L’attività è in corso da circa un anno e mezzo e ad oggi ha prodotto, come rivela la stessa multinazionale americana, ricavi per circa un milione di dollari.

Il meccanismo è semplice: l’utente interessato a ricevere aggiornamenti su sconti, promozioni e offerte proposte dall’Outlet Store Dell diventa “follower” dell’omonima identità creata dall’azienda su Twitter e riceve informazioni in tempo reale.

Centoquaranta caratteri alla volta.

E se un milione di dollari in un anno può sembrarvi uno scherzo per un gigante come l’azienda in questione, considerate due cose: in primo luogo, è molto più di quanto altri (specie i creatori del servizio) abbiano finora saputo monetizzare sfruttando il popolare servizio di “micro-blogging”.

In secondo luogo, l’esperimento apre prospettive di business nuove e interessanti soprattutto per aziende di taglia piccola e media.

Ora non resta che vedere se il 2009 sia anche l’anno in cui Twitter darà alla luce, finalmente, un modello di business solido e credibile.

Intanto si accettano scommesse: qui si punta sul no.