Facebook, i nuovi “privacy settings” e le critiche

Come annunciato lo scorso 1 dicembre dallo stesso fondatore Mark Zuckerberg, Facebook ha cambiato il sistema di gestione della privacy degli utenti.

Le modifiche, operative da ieri, consentirebbero all’utente un controllo totale della propria privacy, dandogli di fatto la possibilità di decidere esattamente con chi vogliono condividere ogni singolo video, status update, ogni foto o altro frammento di contenuto. Le opzioni disponibili sono state semplificate a uso e consumo degli utenti meno esperti e consentono di condividere i contenuti con “Friends, Friends of Friends, Everyone and Customized.”

Tra le cinque citate, “Customized” è forse l’opzione più interessante perché consente di creare liste di “amici” ad hoc con cui condividere contenuti specifici, permettendo ad esempio di tenere separati i contenuti per la famiglia da quelli per gli amici o per i colleghi di lavoro.

Secondo alcuni osservatori, questa piccola rivoluzione apre la strada a un futuro nel quale Facebook renderà raggiungibili e indicizzabili dai motori di ricerca tutti i contenuti prodotti e scambiati dai suoi utenti e contrassegnati come fruibili da “everyone”. In questo senso, il primo passo sembrerebbe essere stato il recente accordo con Google, grazie al quale Big G può mostrare nel suo realtime search nuovo di zecca i contenuti pubblicati (per il momento) solo sulle “public fan page”.

Riflettendoci, le recenti scelte di Zuckerberg&Co mettono in evidenza quanto il tema della privacy e della sua gestione consapevole da parte degli utenti sia fondamentale per l’esistenza stessa dei social network e, allo stesso tempo, come sia difficile per il management a caccia di nuovi modelli di business trovare la quadratura del cerchio; l’equilibrio tra il rispetto per la sfera privata degli utenti e la necessità che i network sociali hanno di aprirsi verso l’esterno, riversare nel mondo i contenuti che in essi vengono prodotti, condivisi, rilanciati e intorno ad essi creare “valore” (leggi “ricavi”).

Equilibrio che, stando alle critiche sollevate dal nuovo sistema di gestione della Privacy di Facebook, sembra ancora lontano dall’essere raggiunto. Due esempi su tutti: dalle pagine dell’autorevole Techcrunch, Jason Kincaid attacca l’iniziativa sostenendo che le vere intenzioni di Facebook non consistono nel dare massimo controllo della propria privacy agli utenti, ma al contrario nello spingerli a condividere il più possibile contenuti con tutti.

In other words, Facebook is giving up its reputation as a ‘private’ social network — where the default is to restrict access to everything that is shared — in favor of something that can challenge Twitter head on. And, as I wrote last July, it may well be a disaster in the making.

Gli fa eco il duro giudizio fornito dalla Electronic Frontier Foundation (EFF). Scrive infatti Kevin Bankston sul blog della fondazione:

Our conclusion? These new “privacy” changes are clearly intended to push Facebook users to publicly share even more information than before. Even worse, the changes will actually reduce the amount of control that users have over some of their personal data.

Dunque secondo i detrattori dell’iniziativa, la rivoluzione c’è ma i vantaggi sono più per chi amministra Facebook che per coloro che lo popolano e, in ultima analisi, gli danno ragione di esistere. Se così fosse, gli utenti più smaliziati non tarderanno ad accorgersene e ad alzare un vespaio come già è successo in passato, magari costringendo anche stavolta Zuckerberg a fare marcia indietro come già ai tempi di Beacon.

Non resta che aspettare e vedere.

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