Archivio mensile:agosto 2010

Ndrangheta, crisi economica, evasione fiscale, discriminazione di genere, nucleare: su RaiTre torna PresaDiretta

Riccardo invia un messaggio ai telespettatori raccontando cosa ci aspetta nella nuova stagione del suo PresaDiretta, al via il 5 settembre alle ore 21.00 RaiTre

Volentieri lo rilancio anche qui.

Carissime e carissimi

Eccoci di nuovo. Dal 5 settembre PresaDiretta torna in onda per sei puntate, tutte le domeniche sera in prima serata su RaiTre .

E nella settimana che ha visto la criminalità calabrese attaccare direttamente gli uomini dello Stato, PresaDiretta ha deciso di dedicare tutta la prima puntata alla Ndrangheta. Abbiamo seguito per mesi l’attività di contrasto alle cosche calabresi fatta da centinaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri e magistrati e vi faremo vedere quanto profonda è la presenza della Ndrangheta nel tessuto sociale ed economico dei territori dove si insedia. E vi faremo toccare con mano quanto vasto è l’insediamento della Ndrangheta a Milano e Provincia.

La seconda puntata l’abbiamo dedicata all’evasione fiscale in Italia, talmente vasta e diffusa nel nostro Paese che non basterebbero dieci puntate per raccontarla tutta. Poi torneremo sulla crisi economica e industriale: a che punto siamo? E’ vera ripresa quella che si annuncia? E cosa ci aspetta dopo la crisi? Un viaggio che parte da Termini Imerese, passa per il distretto della metalmeccanica di precisione della provincia di Reggio Emilia e finisce in Svizzera, dove molte aziende italiane stanno cominciando a delocalizzare.

In questa serie abbiamo voluto dedicare un’intera puntata anche alla discriminazione di genere: detto semplice, al fatto che le donne in Italia contano pochissimo e sono bassissime le percentuali di presenza femminile nei posti di comando della nostra società, dalla politica alla economia. L’abbiamo voluta chiamare Senzadonne, perché questa è l’Italia, un Paese che rinuncia al 50 per cento dell’intelligenza, della capacità e della passione delle donne.

Poi come promesso presenteremo un lungo reportage sul nucleare. Sapete che l’Italia ha scelto di rimettere in piedi un’industria nucleare di produzione dell’energia e noi vi faremo vedere quali sono i problemi del nucleare nei paesi che convivono con questa industria da più di 50 anni, in Germania, Francia, Inghilterra e Finlandia.

Infine, l’ultima puntata l’abbiamo dedicata all’Italia, si chiama Fratelli d’Italia e cerca di rispondere a questa domanda: dopo 150 anni che viviamo assieme ci sentiamo veramente tutti italiani, crediamo ancora in un destino comune? O la prospettiva è quella della separazione?
Vi aspettiamo tutti, quindi, dal 5 settembre ore 21.00 RaiTre

Un abbraccio

Riccardo Iacona

McPuddu’s, McDonald’s e la neo-lingua

Colpirne uno per educarne cento. Si può riassumere così, senza fare tanti giri di parole, l’azione legale messa in piedi dal gigante McDonald’s contro il microscopico fast food sardo McPuddu’s per impedirgli di usare il prefisso “Mc”.

Due negozi e un pugno di dipendenti, da tre anni la “minaccia” McPuddu’s operava e tramava ai danni dell’ignaro e indifeso colosso americano, ben nascosta nella piccola cittadina di Santa Maria Navarrese, comune di Baunei, provincia di Nuoro, Sardegna.

Trovandomi a due passi da lì, ho fatto un salto a Santa Maria per vedere da vicino e toccare con mano il panino della discordia. Così ho potuto verificare che di hamburger ce ne sono ben pochi, peraltro di ottima e fresca carne locale, macellata da animali cresciuti allo stato brado. C’era invece parecchio da assaggiare di tutti gli altri prodotti locali, come ad esempio i famosi culurgiones (una specie di ravioli), vanto e orgoglio della gente d’Ogliastra.

Al mio arrivo trovo ad accogliermi una signora gentile che capisce subito perché sono lì (ho la macchina fotografica in mano). Ha l’aria divertita di chi ancora non sa spiegarsi il perché di tanto rumore, ma al contempo si dimostra abbastanza smaliziata da capire che l’intera faccenda ha generato un’ottima pubblicità per la loro attività.

mcpuddu's negozio

Come sappiamo, ha ragione: dopo aver ricevuto la lettera dagli avvocati della McDonald’s, McPuddu’s sta finendo su tutti i giornali nazionali. E non mi stupirei se l’anno prossimo dovessi trovare fuori dal negozio del signor Ivan Puddu (questo il nome del proprietario) una fila di turisti americani venuti ad Arbatax anche per mangiare nel “fast food che ha spaventato McDonald’s”.

Mi guardo intorno: mi appare subito chiaro che Ivan Puddu è un talento naturale della comunicazione, oltre che un imprenditore con delle buone idee in tasca. Intanto ha aperto un fast food di prodotti sardi, tutti rigorosamente basati su ingredienti e materie prime locali. Poi è stato abbastanza furbo da mettere il prefisso “Mc” davanti al proprio nome. Perché diciamocelo pure, di tutta questa storia abbastanza grottesca, l’elemento che emerge con forza è che il richiamo al marchio della multi-nazione non può certo essere casuale. Ironico, funzionale, astuto. Ma non casuale.

L’ulteriore prova del suo talento come comunicatore e venditore viene poi dal fatto che, in piena ottemperanza alla richiesta della McDonald’s, Puddu ha provveduto a eliminare il prefisso incriminato ovunque esso apparisse nei suoi negozi: nell’insegna, sui menù, nelle pubblicità.

La cosa interessante è il come, e cioè ricoprendo il prefisso “Mc” con la scritta “Censored”. E aggiungendo un “De” davanti al suo cognome.

mcpuddu's insegna

Le foto che ho scattato la dicono tutta: obbedendo agli ordini, Puddu ha di fatto messo in ridicolo i suoi avversari, lasciato una traccia che mantenga memoria dell’accaduto, fatto ridere tutti i suoi concittadini e si è garantito anche di poter parlare dell’accaduto con vecchi e nuovi clienti incuriositi dalla scritta ancora per un bel po’.

E mentre Puddu continua a lavorare godendosi tanta pubblicità gratuita per il suo fast food e la sua gelateria-frapperia (che si chiama McFruttu’s dal cognome della madre, anch’essa puntualmente “Censored”), per noi viene il momento di chiedersi fin dove le aziende abbiano diritto di spingersi nel registrare parole, opzionare termini, pretendere il controllo di prefissi e suffissi, accampando diritti solo perché essi fanno in qualche modo parte della loro ragione sociale.

mcfruttu insegna

So cosa state pensando: McDonald’s non è un brand qualsiasi. E’ IL FAST FOOD per eccellenza. L’associazione tra questo marchio e l’hamburger è cosa comune, accettata, radicata nel nostro immaginario. Decenni di comunicazione e marketing hanno reso il legame tra questo marchio e l’attività commerciale in sé è talmente profondo che l’iniziativa di Puddu può in effetti essere giudicata sulla carta “scorretta”. Salvo poi avere la decenza di valutare con obiettività le reali dimensioni della minaccia e, magari, sorvolare invece di sparare sul microbo e tirarsi dietro il lo scherono (o peggio il biasimo) dell’opinione pubblica.

Tuttavia bisogna anche mettersi nei panni del management americano: in fondo può bastare anche un unico precedente di successo in un’oscuro paese della Sardegna per iniziare ad avere problemi seri. Quella sarda avrebbe infatti potuto essere la prima di una miriade di iniziative simili: meglio quindi agire subito, educando quanti più “Puddu” in giro per il mondo sia possibile.

Resta il fatto che di casi come questo se ne verificano a decine. Alcuni realmente paradossali come il confronto in corso tra Skype e News Corp: oggetto del contendere è – credetemi, non è uno scherzo – la parola “Sky”, ovvero “cielo”, con Rupert Murdoch convinto che gli appartenga di diritto (in quanto nome della sua tv via satellite) e quindi deciso a riprenderne il controllo quanto prima.

Roba da matti.

Volendo scherzarci su, si potrebbe immaginare che di questo passo un giorno non troppo lontano non potremo più usare decine di parole già parte del nostro lessico quotidiano, e questo solo perché esse saranno estirpate a forza dal nostro vocabolario e messe in cassaforte da avvocati armati di trademark e lettere minatorie.

A quel punto, per comunicare tra noi non resterà che fare ricorso alla neo-lingua, assistendo impotenti al progressivo assottigliarsi dei nostri dizionari dettato non da pur discutibili ragioni politiche, ma peggio ancora da squallidi interessi commerciali.

Nota: questo post è stato reso possibile dalla provvidenziale segnalazione di Matteo e Carola Stagi.