IBM Blogging revolution

Apprendo or ora che l’IBM Center for the Business of Government ha pubblicato uno studio intitolato “The Blogging Revolution: Government in the Age of Web 2.0“. Il report, realizzato da Donald Wyld della Southeastern Louisiana University, consta di ben 70 pagine ed è liberamente scaricabile in formato PDF. Per ora mi limito a segnalarvene l’esistenza; il tempo di leggerlo e, se ne vale la pena, torneremo sull’argomento.

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“Il corporate blogging è servito”

A luglio Andrea Genovese, direttore di 7thfloor, mi ha chiesto un pezzo sul corporate blogging da pubblicare sul numero 8 del suo giovane mensile. Ora che quel numero è liberamente scaricabile (in PDF) dal sito della rivista, vi segnalo l’articolo a pagina 31 intitolato, appunto, “Il corporate blogging è servito”.

Se la cosa vi interessa, Buona lettura.

Il Grillo (s)parlante, la disinformazione e la verifica delle fonti

Una notizia falsa somiglia ad una palla di neve. Rotolando giù dal ghiacciaio raccoglie altra neve, sassi e fango. Si ingrossa, accelera e prima o poi qualcosa travolge. In genere, la credibilità di chi l’ha diffusa per primo. Mentre però anche la più grande delle valanghe raggiunge rapidamente il fondovalle e lì si ferma, una bufala che si rispetti impiega assai più tempo per terminare la propria corsa. Ammesso (e non concesso) che ciò sia possibile, specie dopo che ha imboccato l’interminabile e velocissima autostrada di internet.

L’antefatto:
nel 2005, durante un suo spettacolo, il comico Beppe Grillo dà una notizia non proprio falsa, ma deformata e arricchita con dettagli drammatici che sono sì funzionali per infiammare il pubblico, ma che risultano del tutto inventati. Quella stessa notizia viene poi ripubblicata sul suo noto e frequentatissimo blog: gli inceneritori generano particelle più inquinanti del normale che finiscono nei cibi di marche specifiche prontamente elencate. Gli autori della scoperta, dopo aver interpellato le suddette aziende, sono stati messi a tacere con taglio di fondi.
La conseguenza: qualcuno ascolta lo spettacolo, ne capisce l’un per cento e, soprattutto, non verifica nulla, non si documenta. Preferisce invece scrivere una mail priva di qualsiasi riferimento puntuale alle fonti ma ricca di allarmismi, dopodiché la “inietta” come un veleno nella rete.
L’antidoto: due anni dopo, a fine luglio 2007, un professionista eccellente come Paolo Attivissimo la riceve, la analizza e la sconfessa anche intervistando Stefano Montanari, uno dei “poveri scienziati” chiamati in causa dal comico, che in un post sul suo blog aveva già sbugiardato il comico divulgatore.
La resistenza del virus: sempre due anni dopo, ma a settembre, qualcuno gira a Luca Ajroldi ancora quella stessa mail zeppa di fandonie, e lo spinge fare una ricerca (di pochi minuti) che evidenzia subito la sòla annidata nella retorica del messaggio mail.

Ecco: se fossi un docente di comunicazione userei questa storia come perfetto esempio di disinformazione, o di bufala se preferite, nata dalla necessità di fare sensazione (sempre) e dalla brama dello scoop ad ogni costo; nutrita dall’ansia della gente che assume a piene mani le notizie allarmistiche senza mai verificare le fonti o, peggio, avendo fideistica fiducia in un comico; tenuta in vita da un medium – la rete – che deve essere maneggiato con cura da chi non ha ancora imparato a capirlo.

Insomma, sia da parte di chi parla a un pubblico potenzialmente immenso, sia da parte di chi ascolta avendo a disposizione potenti strumenti di analisi, servirebbe uno sforzo di maggiore responsabilità.

Meditate gente, meditate.

Avete capito male

Mio malgrado, sono incappato nel press release di un’agenzia che si propone come intermediario tra aziende interessate al corporate blogging e potenziali editor. In esso si legge:

“Every Business should recognize the Importance of having a marketing person to write their blogs and PR to generate leads, and new referrals.”

Sull’importanza di fare corporate blogging, niente da dire. Rispetto invece alla figura professionale che nel comunicato stampa viene proposte come editor, direi che non ci siamo proprio. Come già scritto il mese scorso su 7thFloor:

“L’ufficio comunicazione: va aggiunto alla ricetta (del perfetto corporate blog, ndr) in dosi minime e con cautela. In primo luogo perché ha ancora il suo da fare con la comunicazione tradizionale, che di certo non viene meno in presenza del blog. Secondo, perché riverserebbe nel blog linguaggi e comportamenti inadeguati, frutto di “deformazione professionale”. Il ruolo indicato è quello del tutor, purché non troppo invasivo.”

Voi che ne pensate?

Demanews blog si commenta da solo

“Demablog è un blog aziendale in tutti i sensi. E’ scritto da Antonangelo de Martini, socio della Dema srl e membro del consiglio di amministrazione. Nonostante la precedenza nei post sia data all’informazione sulla nostra azienda, nel blog trovano spazio articoli sulla moda, il costume, la tecnologia e in genere tutto quello che passa per la testa del suo redattore.

Quindi niente finte markette, qui è tutto sotto la luce del sole”.

L’intenzione era quella di recensire il blog della Dema Kembruck, azienda italiana importatrice di scarpe, nonché di bacchettare un po’ l’editor De Martini invitandolo a curare di più l’editing e a postare più spesso. Poi però ho letto la sopracitata dichiarazione di intenti e ho deciso di essere indulgente. Lo spirito con cui è nato questo corporate blog è quello giusto e merita sostegno: servono solo un po’ di convinzione e dedizione in più.

Purchè non tardino troppo.

GM lancia la “Europe Social Media Newsroom”

Mentra la grande maggioranza delle aziende continua a temere (sbagliando) il dialogo con blog e social media in generale, coloro i quali hanno abbracciato per primi la blogosfera non sembrano poterne più fare a meno. E’ il caso di General Motors che, oltre a vantare al proprio attivo il corporate blog “storico” del CEO Bob Lutz, continua ad investire in iniziative di social networking. Due esempi:

1) Prima di tutto segnalo la nuova “GM Europe Social Media Newsroom, a new web site to provide users with a tool to share information and to comment on GM’s products and services”. Traducendo: una sala stampa virtuale aperta a tutti gli “online reporter” dove il comunicato e cartella stampa diventano post da condividere in rete ma anche e soprattutto da commentare liberamente.

2) Tra i blog aperti dall’azienda segnalo invece FYI, “Un blog che ospita notizie, informazioni ed opinioni scritte da dipendenti GM e non solo” il cui scopo è dare spazio alle ” molte voci” interne ed esterne all’azienda, nonché restituire “un volto umano alle nostre diverse attività”.

Parole che ho l’impressione di aver già sentito ripetere da qualche parte fino all’esaurimento.

Shiny Media lancia due nuovi fashion blog

Shiny Media, nanopublisher britannico con sede a Londra, festeggia i 3 milioni e mezzo di visitatori unici registrati in agosto lanciando due nuovi blog, entrambi dedicati alla moda e pensati espressamente per il pubblico americano. I nuovi arrivati sono Shiny Style (about fashion) e Shiny Gloss (about makeup): insieme rappresentano l’avanguardia di dieci blog dedicati allo stesso tema che il nanopublisher londinese pubblicherà nel corso dei prossimi mesi.

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Il Romagna Camp è alle porte

Luca ce l’ha fatta. Armato di defribillatore e determinato come un medico da serie tv americana, ha “rianimato” il Barcamp all’italiana quando ormai era a un passo dalla luce in fondo al tunnel. Al nostro, nonché agli altri pur validi che lo hanno sostenuto nell’impresa (Elena, Francesca, Giovanni e Giovanni), va insomma riconosciuto il merito di aver saputo scegliere la data, il luogo, la comunicazione (comprendente moo cards dedicate), di aver avuto lo spirito giusto per coinvolgere (al momento) circa 160 persone, tre sponsor ufficiali, due media partner, il Comune e la Provincia di Ravenna. L’appuntamento è da venerdì 7 a domenica 9 settembre.

Ci vediamo lì.

per saperne di più:

Romagna Camp
RomagnaCamp – FAQ 2

Corporate blogging, 5 + 5 buone ragioni per iniziare

Dalle pagine di Small Business Computing, James Martin mi conforta con un pezzullo intitolato “Five Reasons to Start a Small Business Blog”. Con poche ma chiare parole, il giornalista scrive oggi quello che su questo blog – me ne darete atto – si ripete ormai da anni in tutte le salse: il corporate blogging può essere un toccasana per le piccole imprese. Ricordando che l’archivio di Blogs4biz è a disposizione di chi voglia approfondire l’argomento, riporto di seguito le “cinque buone ragioni” correttamente elencate dal signor Martin:

1) improved search engine optimization;
2) a blog is an inexpensive form of public relations and marketing;
3) a blog can be more effective than traditional methods of turning prospects into customers;
4) blogs can help you receive immediate customer feedback;
5) blogs are easier and less expensive to manage than full-fledged Web sites.

ciò detto, per conto mio ne aggiungo altrettante:

1) cresce costantemente il numero di “clienti – blogger”: parlare con loro significa scendere nell’arena della blogosfera, capirne le regole e linguaggi;
2) la forza di un’azienda risiede nel talento di chi ci lavora: dare voce a quel talento può essere la migliore delle pubblicità possibili;
3) la vostra comunità di riferimento è la vostra ricchezza: conversare con essa a viso aperto significa guadagnarsene la fiducia e, spesso, ottenere in cambio preziosi suggerimenti;
4) conversare significa anche crescere: fare corporate blogging è una grande opportunità di formazione per le vostre “risorse umane”;
5) in caso di crisi, una voce e un volto fanno comodo: se qualcosa va storto, parlarne attraverso il blog con onestà e schiettezza restituisce “punti” preziosi all’immagine dell’azienda;

Gran Bretagna, il corporate blog fa ancora paura

“Il blogging è molto più di qualcosa di ‘carino da avere in azienda’. I corporate blog possono essere strumenti di comunicazione estremamente efficaci da impiegare nella comunicazione interna ed esterna di una comunità aziendale”.

Con queste parole Nick Sharp, vice presidente e general manager di WebTrends, commenta (vagamente stizzito) i deludenti risultati della ricerca commissionata dalla sua azienda sulla diffusione del corporate blogging in Gran Bretagna. Secondo l’indagine, infatti, solo il 5 per cento delle “UK Corporations” interpellate ha ammesso di fare uso del blog “on a regular basis”.

Gli altri, ovvero la stragrande maggioranza delle aziende britanniche, preferiscono ancora affidarsi a strumenti di marketing più tradizionali come E-Direct Mail o Web Optimization, e si limitano a “tendere l’orecchio” verso la blogosfera per carpire ogni “sussurro” che possa in qualche modo riguardarli.

Insomma: origliare va bene, ma di conversare non se ne parla proprio.