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Succhi di frutta al veleno e PayPerPost de Noantri

Quando si tratta di Internet, questo paese ha il vizio di arrivare in ritardo su tutto, persino sugli scandali.

In queste ore si fa un gran parlare del “succo di frutta al veleno” propinato da un blogger anonimo (nel senso che fa un sacco di cose anche molto interessanti ma senza mai metterci la faccetta) a dieci blogger semi-anonimi (nel senso che alcuni di loro si conoscono bene perché ne stanno parlando in rete).

Riassume bene l’accaduto Enrico Sola, tra i diretti protagonisti della vicenda:

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Il marketing delle idee

Martedì scorso ho avuto il privilegio di fare un’interessante chiacchierata con Tim O’Reilly, fondatore e CEO dell’omonima O’Reilly Media. Quello, per intenderci, che ha coniato l’ormai arcinoto (e forse un tantino abusato) termine “web 2.0”.

Tra le molte cose di cui abbiamo parlato, e che presto saranno argomento di un lungo articolo-intervista, mi preme qui segnalare l’interessante tema del “marketing delle idee”. La questione è emersa quando ho chiesto al mio ospite come è diventato quel che è oggi: come spiega lui stesso, la svolta è databile con precisione all’inizio degli anni ’90.

«Nel 1992 assumemmo un nuovo responsabile pr per il lancio del libro “The Whole Internet User’s Guide & Catalog”. Al tempo, fu proprio lui a spiegarmi – racconta O’Reilly – il principio fondamentale per cui le persone non si interessano ai libri, ma alle idee e che quindi dovevamo lavorare per vendere quest’ultime». Così facendo, la vendita dei libri, ovvero del supporto cartaceo a quelle stesse idee, si sarebbe quasi trasformato in qualcosa di molto simile ad un benefico “effetto collaterale” dell’essere “opinion leader” del settore.

Ha funzionato? Due elementi a sostegno del sì: in primo luogo, il libro “The Whole Internet User’s Guide & Catalog” ebbe un enorme successo, fu il primo testo su Internet a diventare popolare e venne presto indicato dalla dalla New York Public Library come uno delle pubblicazioni più significative del 20esimo secolo. In secondo luogo che Tim O’Reilly è diventato negli anni uno dei più accreditati divulgatori della Rete nonché un editore di grande successo.

Ciò detto, mi sembra di poter affermare che il marketing delle idee abbia funzionato alla grande.

Comunicazione, marketing e social networks. Due “interpretazioni” a confronto

Web2.0 e comunicazione, web2.0 e marketing. Per anni le aziende e i comunicatori della “vecchia scuola” non hanno voluto neanche sentir parlare di blog, wiki, rss, social network e compagnia cantante. Poi la svolta: improvvisamente chi se ne era tenuto alla larga ha intuito le potenzialità (e registrato il successo di pubblico) della nuova Rete, quindi ha deciso di saltare precipitosamente sul carro dei vincitori.

I risultati spesso gridano vendetta sotto al sole, mentre la situazione peggiora tanto più sono complessi gli strumenti 2.0 che gli operatori tentano (inutilmente) di addomesticare secondo logiche vecchio stile. Qualche tempo fa, ad esempio, Massimo Mantellini segnalava una campagna marketing veicolata attraverso Facebook dove era niente meno che la Nuova Mazda “in persona” a chiedergli di essere aggiunta nell’elenco dei suoi amici. Forte della sua velenosa ironia, Massimo scriveva:

“Oggi mi e’ arrivata una mail nella quale la “Nuova Mazda” mi domandava di diventare suo amico su Facebook. Ci ho pensato un po’ poi ho declinato, non vorrei che la mia vecchia Renault si ingelosisse”.

Fantastico. Più ci si sforza di ripetere che il web2.0 non è altro che un insieme di strumenti grazie ai quali le persone si mettono in contatto tra loro e condividono ogni genere di informazione, creano relazioni, rappresentano on line la propria identità, e più la comunicazione tradizionale cerca di usare questi mezzi per veicolare “consigli per gli acquisti”.

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