Video-intervista con Massimo Cavazzini, web manager di Tre Italia e (soprattutto) blogger

Consulente e giornalista specializzato nelle Telecomunicazioni fisse e mobili, Massimo Cavazzini è un blogger di “frontiera”. Definisce il suo blog, Telcoeye, uno spazio “personale” dove ama scrivere di ciò che lo appassiona e lo interessa ma, in qualità di Web Manager di 3 Italia, spesso si è trovato a rispondere davanti utenti e blogosfera delle scelte di mercato operate dalla sua compagnia.

Accade sempre più spesso: cresce il numero di blogger italiani e con esso la probabilità che tra loro ci siano dipendenti di aziende oggetto di attacchi e critiche. Alcuni di loro preferiscono tacere e lasciare la parola all’ufficio PR. Altri, pur preferendo tenere separati il pubblico e il privato, si sentono in dovere di (o si trovano giocoforza a) prendere posizione, specie se hanno le competenze necessarie a parlare.

Cavazzini, ad esempio, si è trovato suo malgrado al “centro dell’azione” quando il popolo della Rete si è scagliato contro lo SkypePhone di 3 Italia.

Con pazienza e con l’ausilio di informazioni di prima mano, ha cercato di rispondere alle (molte) critiche sollevate dal prodotto.

Non mi interessa qui ricostruire l’esito del confronto che il blogger ha sostenuto. Quel che conta è che Cavazzini è entrato nella conversazione e – come sostiene lui stesso – lo ha fatto per propria scelta, senza alcuna linea concordata con l’ufficio di comunicazione, armato di buon senso e di lealtà verso la propria azienda. Certo, l’aver lavorato a lungo in ufficio stampa gli ha facilitato il compito, ma questo non cambia anzi rafforza la mia tesi: ogni azienda cela al suo interno voci alternative a quelle della comunicazione ufficiale rese autorevoli dalla loro competenza e indipendenza.

E’ ora lasciarle emergere.

In una breve intervista, ho discusso con Massimo cavazzini dei pro, dei contro e delle sfide insite nell’essere dipendenti/blogger. Di come questa un tempo impensabile commistione sia sempre meno evitabile e, anzi, in molti casi raccomandabile. Del perché singoli blogger/dipendenti siano quasi “costretti” a comunicare l’azienda in un territorio, quello della blogosfera e dei media sociali in generale, ancora oggi poco e male presidiato dal management e dai responsabili della comunicazione.

Un’occasione finora persa dalle aziende per difendere e promuovere il proprio brand, ma anche e soprattutto per “allenare” e formare le proprie risorse umane nella dura palestra delle relazioni esterne.

Buona visione

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