Archivi categoria: Notizie

Zolve, il social network degli agenti immobiliari

Ci sono poche cose che posso essere definite ordinarie nella storia che culmina, oggi, nel debutto di Zolve, “a Social Network for Real Estate Agents”. L’idea è di per sé fortemente innovativa persino per il mercato immobiliare americano: creare un social network di agenti immobiliari fornendo loro tutti gli strumenti propri del web 2.0 (dal blog a Google Maps) per conoscersi, interagire, scambiarsi informazioni, collaborare e fare business.

Una specie di facebook a pagamento del real estate market il cui progetto è stato concepito – pensate un po’ – a Baghdad. L’idea è venuta ad un agente immobiliare americano che, prima di essere richiamato alle armi per servire in Iraq, non aveva mai neanche sentito nominare Facebook o MySpace. Li ha scoperti al fronte grazie ai suoi commilitoni, (che notoriamente ne fanno largo uso), ha imparato ad usarli e li ha sfruttati per cercare di restare in contatto con il proprio ambito professionale. Da qui l’idea di Zolve fatta poi realizzare da un’azienda software indiana.

Alcune caratteristiche degne di nota: ogni agente immobiliare avrà la possibiltà di segnalare un cliente a un collega e avrà diritto al 25/30 per cento di commissione se tale segnalazione si conclude in un affare. Gli utenti di Zolve avranno inoltre la possibilità di mettere in evidenza la propria professionalità e conoscenza del mercato sia bloggando, sia ricevendo un punteggio per ogni transazione portata a termine. Tale punteggio contribuirà ad accrescerne l’autorevolezza, secondo il ben collaudato modello di Ebay.

Via

Agli investitori il mondo piace “virtuale”

Oltre un miliardo di dollari. E’ quanto “Venture capital, technology and media firms” hanno investito dall’ottobre 2006 allo stesso mese del 2007 in 35 aziende legate all’indotto dei cosiddetti mondi virtuali online (es: Second Life).

Lo rivela un rapporto realizzato da Virtual Worlds Management, che documenta anche quanto ciascuna delle aziende censite abbia incassato in finanziamenti. Dando una rapida scorsa alle cifre, si scopre subito che oltre l’ottanta per cento del miliardo sopramenzionato è andato a due sole aziende:

1) Club Penguin, acquisita per 700 milioni di dollari dalla Walt Disney
2) Havok, azienda specializzata nella grafica per mondi virtuali tridimensinali, acquisita per 110 milioni di dollari dalla Intel .

Il resto se lo sono spartito 33 aziende. Come, lo chiarisce un’utile tabella riassuntiva liberamente consultabile.

via

YouTube, Google batte cassa con AdSense

Google ha trovato il modo di fare soldi con YouTube. Poco meno di un anno fa, il motorone di ricerca acquisiva il sito di video sharing più famoso al mondo per la modica cifra di un miliardo e mezzo di dollari. Al tempo in molti si domandarono come Mountain View avrebbe fatto a rientrare dell’investimento, specie considerando che YouTube aveva costi di gestione enormi ed era in perdita costante.

Oggi arriva la risposta ufficiale: l’azienda di Mountain View annuncerà in giornata l’avvio ufficiale di un programma di distribuzione sul circuito AdSense dei video disponibili su YouTube, che circoleranno portando in dote advertising sotto forma inserti grafici (all’inizio e/o alla fine del filmato) oppure di link visibili “along the video bottom”.

“The online search and advertising leader said late on Monday it is linking affiliated Web sites in its Google AdSense network with YouTube video creators to offer an alternative to current ways of supporting online video through advertising.” (Reuters)

Il programma veniva testato già dall’inizio di quest’anno, ma ora viene ufficialmente allargato a tutto il network AdSense. Ovviamente non tutti i contenuti video saranno subito disponibili per “uso commerciale esterno”: si parte con quelli forniti da un centinaio di provider professionali che hanno ufficialmente autorizzato l’uso del proprio materiale per scopi commerciali al di fuori del sito di video sharing. In un secondo momento Google dovrebbe tuttavia dare anche ai singoli prosumer la possibilità di diventare “fornitori” del network.

MSNBC.com acquisisce Newsvine

La joint venture tra Microsoft e il network televisivo NBC ha acquisito Newsvine, “Social news site” che fornisce ai propri utenti, sparsi in tutto il mondo, gli strumenti necessari a segnalare notizie scovate nel web (stile digg), a pubblicare contenuti scritti di proprio pugno e a commentare quelli scritti da altri.

Il costo dell’operazione resta per ora ignoto. Quel che si sa è che, prima dell’acquisizione, Newsvine aveva raccolto circa un milione e mezzo di dollari in venture capital.

L’accordo, le cui trattative erano state avviate già lo scorso maggio, segna una decisa svolta nella politica editoriale di MSNBC.com all’insegna del cosiddetto citizen journalism. Se ciò sia un bene o un male, lo scopriremo presto.

Via

Il videoblog secondo Gigi D’Alessio

Due modi diversi di interpretare le potenzialità della rete al fine, sacrosanto, di fare business nel settore musicale. Da un lato ci sono gli inglesi Radiohead, che annunciano e vendono il loro prossimo album on line secondo la formula – rivoluzionaria – del “No label, no shop, no price”. Disintermediazione totale, dove il prezzo lo decide il fan e le case discografiche restano a bocca asciutta.

Dall’altro c’è il “nostro” Gigi D’Alessio che, titola l’Ansa, “lancia il suo videoblog” per annullare “le distanze con i suoi tanti fan”. Il nuovo “blog” debutta domani e – badate bene – risiederà su una piattaforma realizzata da Mobaila con le seguenti caratteristiche: sarà accessibile solo tramite videofonino e, soprattutto, solo a pagamento.

Posso solo prendere atto della distanza siderale che separa le due iniziative, originate da due interpretazioni radicalmente diverse, se non antitetiche, delle opportunità economiche insite nel social networking.

In piedi, entra la corte

Mp3, condivisione dei file (legale e non), peer to peer. E’ dai tempi di Napster che la Recording Industry Association of America (RIAA) promette di reprimere con ogni mezzo il traffico illegale di brani musicali in rete. Ieri, per la prima volta, si è passati dalle parole ai fatti: Jammie Thomas è stata infatti la prima “U.S. resident” (tra i circa 20mila suoi concittadini denunciati) a sedere in tribunale per essere processata. L’accusa è, ovviamente, “copyright infringement”.

Foto: CC michael hoefner

Microsoft vuole Facebook

Microsoft vuole Facebook, o almeno ne vuole una parte. Secondo il Wall Street Journal, Bill Gates starebbe infatti trattando per acquisirne il 5 per cento e, riferiscono i soliti bene informati, sarebbe disposto a spendere tra i 300 e i 500 milioni di dollari per chiudere felicemente l’operazione. Se così fosse, sarebbe di certo un colpaccio per il creatore del social network Mark Zuckerberg, 23 anni, che si ritroverebbe per le mani un bel po’ di denaro da investire nella crescita di Facebook. Dal canto suo Microsoft guadagnerebbe parte del terreno finora perso nel settore del cosiddetto web 2.0, conquistando al contempo una nuova e vasta platea per il proprio servizio di on line advertising.

Da notare il fatto che, se Gates e Zuckerberg trattano per 500 milioni di dollari l’acquisizione del 5 per cento di Facebook, allora il cento per cento del social network dovrebbe valere ben 10 miliardi di dollari. Niente male davvero.

Via

Aol disorientata sul social networking

America on Line dà segnali contrastanti e vagamente contraddittori: da un lato si impegna nel lancio del portale Aol Italia (primo di altri 18 nuovi portali localizzati), seguendo un modello di business che da più parti viene da anni ritenuto defunto. Dall’altro entra ed esce dal web 2.0 senza apparentemente seguire una strategia coerente.

Facciamo un passo indietro: due anni fa il potente provider si era buttato a capofitto nella “nuova rete” prima acquisendo il nanopublishing network Weblogsinc, poi affidando al suo creatore Jason Calacanis il rilancio del portale Netscape. “Rilancio” realizzato dal giovane nanopublisher studiando, (o copiando secondo alcuni) la piattaforma di social news Digg.

Poi però Jason ha lasciato Aol e, mentre il nanopublishing network Weblogsinc ha continuato regolarmente a funzionare, l’esperimento Netscape è andato sempre peggio finché, recentemente, lo storico portale non è stato “ricollocato” con un assetto più tradizionale.

Un passo indietro di Aol rispetto al web 2.0? Forse. Di certo questa scelta mal si accorda con quella di lanciare proprio ora Propeller, un sito di “social News” nuovo ma non troppo, che eredita i meccanismi di funzionamento del portale Netscape e, quindi, copia a sua volta Digg senza tuttavia eguagliarne il valore.

Ora, dato per assunto che Netscape andava maluccio, sembrerebbe quasi che l’azienda americana abbia prima voluto scrollarsi di dosso l’ingombrante eredità di Calacanis (che peraltro non riusciva a gestire), per poi rilanciarsi a bomba nel social networking.

Già che c’era, poteva impegnarsi e fare un tantino meglio.

Via

Update: mentre scrivo, digitando l’url del nuovo portale si ottiene questo.