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Il Romagna Camp è alle porte

Luca ce l’ha fatta. Armato di defribillatore e determinato come un medico da serie tv americana, ha “rianimato” il Barcamp all’italiana quando ormai era a un passo dalla luce in fondo al tunnel. Al nostro, nonché agli altri pur validi che lo hanno sostenuto nell’impresa (Elena, Francesca, Giovanni e Giovanni), va insomma riconosciuto il merito di aver saputo scegliere la data, il luogo, la comunicazione (comprendente moo cards dedicate), di aver avuto lo spirito giusto per coinvolgere (al momento) circa 160 persone, tre sponsor ufficiali, due media partner, il Comune e la Provincia di Ravenna. L’appuntamento è da venerdì 7 a domenica 9 settembre.

Ci vediamo lì.

per saperne di più:

Romagna Camp
RomagnaCamp – FAQ 2

Viaggio nel metaverso di Second Life

Una breve segnalazione: il quotidiano on-line RomaOne.it pubblica un’inchiesta, firmata dall’amico e collega Ulisse Spinnato Vega, nella quale si analizzano pregi e difetti di Second Life, l’universo digitale creato dall’americana Linden Lab. L’inchiesta, pur partendo da una prospettiva strettamente “romana”, affronta il fenomeno da diverse angolazioni, raccontando non solo come l’appeal commerciale sulle imprese inizi a venire meno, ma anche come gli imprenditori stiano già apprezzando le potenzialità di SL sul fronte della brand experience e dell’interattività con i consumatori. Un viaggio nel metaverso alla ricerca di opportunità e rischi, vantaggi e “trappole”, vizi e novità di Second Life che si avvale, tra gli altri, del parere di David Orban e Bruno Cerboni.

Corporate YouTube

Le potenzialità insite nell’utilizzo di un servizio come YouTube in ambito aziendale sono facilmente intuibili: con una telecamera, un microfono ed “know how” necessario a gestirli sarebbe infatti possibile tirare su un nuovo canale di comunicazione interna ed esterna; un medium potente e immediato come solo il video può essere, attraverso il quale veicolare news, corsi di formazione per i dipendenti, comunicati stampa multimediali e altro ancora.

Un’opportunità che non è sfuggita ai cervelloni di Mountain View, i quali sarebbero ora sul punto di varare una versione “corporate” del popolarissimo servizio di video sharing. Una volta operativo, il “corporate you tube” andrà ad integrare l’offerta della suite Google Apps in versione “Premier”, quella cioè che le aziende, a partire dallo scorso giugno, pagano 50 dollari per utente all’anno in cambio di maggiore affidabilità e personalizzazione dei servizi offerti.

Via

Come ti scippo il blogger – L’opinione dei lettori

Iniziare dal nulla un’attività imprenditoriale non è cosa semplice e il nanopublishing non fa differenza. C’è chi, come Communicagroup, ha deciso di partire da zero, selezionare i collaboratori, se necessario formarli. E’ c’è invece chi, come l’azienda di cui scrivevo tre giorni fa, ritiene sia corretto arrivare dal nulla, scegliere tra i blogger esistenti come fosse al supermercato e inviare loro e-mail squinternate il cui senso è presto detto: “Sei bravo, ci piaci, vieni a lavorare con noi ma non dire a nessuno che te lo abbiamo chiesto. Forse ti paghiamo anche.” Ho scritto chiaramente cosa penso di tale condotta e la mia opinione ha destato diversi commenti. Tutti concordano sulla cialtroneria con cui è stata condotta l’operazione di “recruiting”, ma mentre c’è chi condanna l’iniziativa in sé, altri ne rivendicano l’ammissibilità in un contesto di sana e libera concorrenza:

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Paid Comments, i furbetti dello spam a pagamento

Credevo che la principale minaccia alla credibilità ed affidabilità della blogosfera avesse il volto e il nome di PayPerPost, azienda che segnala ai blogger prodotti da recensire e li paga solo nel caso ne parlino bene. Evidentemente mi sbagliavo, perchè in giro c’è indubbiamente di peggio: il Male con la “M” maiuscola ha infatti le sgradevoli fattezze di BuyBlogComment.com, servizio specializzato nell’offrire “pacchetti” di commenti spam che uno staff di commentatori farlocchi posiziona ad arte, scegliendo con giudizio ed oculatezza blog e post da “infestare”. Lo scopo? Più che i commenti, il cliente acquista il link al proprio sito o blog che insieme a quei commenti viene inserito, ottenendo vantaggi a livello di ranking nei motori di ricerca. Il “furbetto” cui dobbiamo questa geniale pensata è Jon Waraas, già fondatore di un blog network chiamato BuzzBums, che ha addiritttura confezionato allettanti “packages” di commenti in vendita a prezzo scontatto e tutto compreso:

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“Sell a band”, democrazia nel music market

Se siete un “gruppo emergente”, forse conoscete già le storture e gli ostacoli di cui è disseminato il rutilante mondo delle produzioni musicali. Se invece amate la musica, sarete probabilmente stanchi di ascoltare alla radio frotte di inutili brani commerciali.

E se però fino a ieri non potevate fare nulla per contrastare il “sistema”, oggi la rete e il social networking vengono ancora una volta in vostro aiuto portando in dote un nuovo, e si direbbe più democratico, modello di business. L’esempio ce lo fornisce “Sell a Band“, sito che potremmo definire di “social music production”, dove i fan possono “votare” le loro band emergenti preferite donando 10 dollari alla loro “causa”.

Il denaro elargito viene accumulato in un “salvadanaio” e, se la cifra raggiunge quota 50mila dollari, Sell a Band impiega quel denaro per sostenere il gruppo votato nella produzione di un CD. Una volta registrato, quest’ultimo sarà prima di tutto inviato a tutti i “votanti”, che in pratica rientrano della loro spesa iniziale. La band ha poi la possibilità di acquistare altre copie a prezzo di costo per rivenderle, mentre Sell a Band venderà a sua volta il “disco” tramite il sito ed altri canali, condividendo gli introiti con gli autori.

Un modello di business innovativo, che fa del bene a tutti: alle band emergenti perchè da loro una ghiotta occasione; agli utenti perchè possono finalmente scegliere e, nel loro piccolo, influenzare democraticamente il processo produttivo della musica; al mercato, che ritrova in rete la vitalità e la dinamicità ormai perdute da tempo.

(Grazie a Feba, fonte impagabile)

“Collaborazione di massa e nuovi modelli di produzione”

Come anticipato ieri, oggi ho avuto il piacere di partecipare per la seconda volta alla trasmissione Radio3 Mondo. Abbiamo chiacchierato, a mio avviso con profitto, di Wikinomics, di reti collaborative, di Wikipedia, di Second Life, di competitività vs collaboratività, di open source, di nuovi meccanismi sociali ed economici basati sulle relazioni e sul coinvolgimento dell’utente. Una puntata densa (segnalo soprattutto la bella performance di Carlo Infante) che, se volete, potete riascoltare tramite real player direttamente dal sito della Rai, magari saltando il primo quarto d’ora di rassegna stampa internazionale. Come sempre, il feedback è molto gradito.

Ascolta la trasmissione (Real Player)

Radio3 Mondo e l’economia della collaborazione

Domani mattina, a partire dalla ore 10, Maurizio Ciampa conduce una puntata di Radio3 Mondo dedicata ai temi della cosiddetta Wikinomics (dal titolo dell’omonimo libro di Don Tapscott e Anthony D. Williams) e di “come la collaborazione di massa cambia qualsiasi cosa”. Ospiti della trasmissione saranno Carlo Massarini, Luca De Biase, Carlo Infante e il sottoscritto. Se avete voglia e tempo, ci sentiamo presto.

– Radio3 Mondo: “Internet: la collaborazione di massa e i nuovi modelli di produzione

Perchè PayPerPost piace agli investitori

Chi segue questo blog da qualche tempo conosce bene il mio “interesse” verso PayPerPost (PPP). Agli altri basti sapere che si tratta di un’azienda americana che paga i blogger in cambio di “product review” e che, inizialmente, non imponeva ai “collaboratori” di indicare con chiarezza quali post fossero scritti “su commissione”, diventando di fatto dei redazionali. In questi giorni, a quasi un anno di distanza dalla sua nascita e dopo aver infine inserito una disclosure obbligatoria nel contratto con i blogger, l’azienda ha registrato un secondo round di finanziamenti pari a 7 milioni di dollari. Sommati ai precedenti 3, confermano la fiducia degli investitori nel modello di business ideato dal CEO Ted Murphy.

Una riflessione: a conti fatti, la popolarità di PPP presso i venture capitalist deriva dal fatto che Murphy compra le recensioni dei blogger e, sebbene non imponga loro un giudizio positivo, in ultima analisi lo determina pagando solo chi parla bene del prodotto. Si tratta insomma di uno User Generated Advertising più sicuro e controllabile, che sembra fatto apposta per “sedurre” i media buyers. Tradotto: se non puoi battere la blogosfera fattela amica o, ancora meglio, comprala. Una strategia di certo più semplice che non produrre qualcosa di veramente valido e che la gente possa elogiare di sua spontanea volontà.

Advertising, Facebook rende poco

Di Facebook si parla sempre più spesso come del social network destinato a raggiungere e superare il successo di pubblico registrato da MySpace. E se, da un lato, la costante crescita del numero di utenti sembra confermare tale destino, dall’altro l’insoddisfazione recentemente manifestata dai media buyers non promette nulla di buono: molti di loro sembrano infatti aver male digerito la recente notizia che su Facebook la percentuale di clickthrough, ovvero delle volte che un utente clicca effettivamente su una pubblicità, è pari allo 0,04 per cento. In pratica sono 400 click ogni milione di pagine viste: meno della metà di MySpace, che registra un più dignitoso 0,10 per cento. La performance scarsa si deve in buona parte alla natura del target: lo studente del college è infatti mediamente squattrinato e per questo risulta piuttosto refrattario all’advertising, di qualsiasi natura esso sia.

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