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Nuovi media, con Netwo a colloquio con ilSole24Ore

Domani a Milano, presso la sede de ilSole24Ore, il gruppo Netwo ha organizzato un incontro “sul futuro dei nuovi media ed il mondo dei blog”. Con l’occasione Luca De Biase presenterà il progetto Nova100 del quale in verità ha già detto molto ieri sul suo (nuovo) blog:

Nòva100 non è nanopublishing (il grassetto è mio), gli autori hanno il loro blog e scrivono quello che ritengono bello scrivere, hanno aperto il loro blog su Nòva100 perché apprezzano Nòva e in genere scrivono per Nòva o contribuiscono con idee e informazioni a Nòva, hanno una quota delle entrate pubblicitarie come coloro che mettono sui loro blog i link sponsorizzati di Google, sono proprietari della loro opera intellettuale per qualunque altro utilizzo ne vogliano fare.”

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L’iPhone dei record

Sono mesi che parliamo, tra il serio e il faceto, dell’abilità di Steve Jobs&co nel creare desiderio morboso verso l’iPhone. Ora è tempo di crudi dati statistici, che parlano di 700mila telefonini con la mela venduti in appena 3 giorni dal debutto in società del grazioso oggettino. Basti pensare che, per “piazzare” lo stesso numero di Motorola Razr, c’era voluto un intero mese. Lo zio Steve ha colpito ancora.

Via

FeedMyApp

Di Extendi.it abbiamo già parlato citando “Professional on the Web, una directory di portfolio in cui web agency e freelance possono inserire progetti e profili” e il loro blog dedicato al linguaggio di programmazione Ruby on Rails.
Oggi Matteo Alessani e soci meritano ancora la nostra attenzione per aver lanciato FeedMyApp “un nuovo sito, molto semplice, che consente di tenere traccia delle applicazioni web 2.0 che ogni giorno escono sul
web. Invece di presentare un semplice logo, abbiamo deciso di associare ad ogni applicazione un titolo, uno slogan ed uno screenshot. Lo scopo è far capire subito all’utente se l’applicazione che sta esaminando merita oppure no una visita. Il sito è navigabile per tag ed è possibile utilizzare un motore di ricerca interno. E’ inoltre possibile sottoscrivere il feed RSS per rimanere costantemente aggiornati sulle nuove applicazioni segnalate.”
Mi sembra un’utile vetrina per chiunque voglia dare visibilità al proprio lavoro sul mercato nazionale e, visto che il sito è in inglese, internazionale. Voi che ne pensate?

Fake Steve Jobs non ne può più dell’iPhone

Chi mi segue conosce la mia passione per Fake Steve Jobs e il suo Secret Diary. Così mi risulta impossibile non segnalare il post in cui il FSJ fa “outing” e dice di essere stufo persino lui di sentir parlare dell’iPhone: “Ok è fico. L’ho usato per mesi e fa tutto quello che deve fare”, spiega l’Apple CEO “tarocco” ribadendo che ama il simpatico oggettino ma “andiamo gente! Non cura il cancro, né fa ricrescere i capelli. Per quello mi dicono che c’è gia Linux”. Insomma è “solo un telefono. Fai le tue chiamate, ascolti la tua musica e navighi un po’ in internet.” Senza esagerazioni. “Pomparlo” è parte del lavoro di chi deve venderlo, ma se crei troppo “hype” intorno all’oggetto – aggiunge FSJ – alla fine corri il rischio che la “la gente ti creda” e si aspetti davvero che il telefono faccia tutto quello che desidera.

“And that’s it. I’m sorry I ever said that line about reinventing the phone.”

Impagabile.

Diggita.it, il digg che condivide gli “incassi”

Il progetto, così come viene presentato, è interessante. Diggita.it è un “servizio libero di editoria sociale” basato sullo stesso principio di Digg, dove sono gli utenti stessi a segnalare contenuti sotto forma di testo, audio e video e a determinarne la posizione in classifica votando i più interessanti, oppure “affossando” quelli sgraditi. Insomma, l’ennesimo sito di social bookmarking.

Ma con qualcosa in più più:

“Diggita condivide al 50% i proventi pubblicitari con gli utenti attraverso il programma AdSense di Google[…] Una volta inserito un articolo, il 50% delle visualizzazioni pubblicitarie mostreranno messaggi Adsense con il codice dell’autore”.

E’ interessante notare che la sopra citata spiegazione è preceduta dal simbolo del programma Friend$ di Dada senza che questo venga mai citato. Sembrerebbe una scelta ad arte per incuriosire il pubblico: ho scelto di stare al gioco e inviato ai responsabili alcune domande. Vediamo che succede.

Intanto un unico appunto: così com’è la grafica, priva di una testa ben definita e riconoscibile, integra male la pubblicità di Google dando un effetto visivo un po’ caotico. Si può far meglio.

Nanopublishing “de Noantri”

La notizia del giorno è che IlSole24ore “entra al 30 percento in Blogosfere“. Fatti i complimenti a Montemagno per aver messo a segno un colpetto niente male, due riflessioni spicciole su questa acquisizione e su quella che l’ha preceduta.

Cominciamo con lo sgomberare il campo dagli equivoci: anche io credo sia un bene che i media tradizionali e, più in generale, le grandi aziende italiane si stiano finalmente accorgendo dell’esistenza del nanopublishing. Dada che entra in Blogo o IlSole24ore che entra in Blogosfere sono per più d’un verso un segnale positivo.

Ma anche no:

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To the PubCamp

E con questo faranno sei. Domani l’allegra combriccola parte ad ore proibitive (per essere di sabato) e prende la via dell’A14. Destinazione Chieti e il Pub Camp, primo Bar Camp sponsorizzato da Communicagroup.it e sesto tra quelli cui ha partecipato il sottoscritto. Ci vediamo lì. Chi non c’è non ci sarà.

I marketers Usa non credono nei “consumer generated media”

Su 279 intervistati tra “chief marketing officers, VPs of marketing and marketing directors and managers” americani, solo il 12 per cento ha ammesso che i “consumer generated media” sono una voce importante nel loro portfolio di investimenti pubblicitari. Molti di loro si sono anzi detti restii a lasciare che i consumatori giochino un ruolo troppo significativo nella definizione dei loro “marketing programs”. Evidentemente preferiscono mantenere il controllo e parlare al muro.

(via)

Difendersi dal phishing

Che siate a casa o in azienda, se disponete di almeno un indirizzo e-mail allora anche voi siete quotidianamente esposti al rischio di abboccare all’amo delle odiose truffe on line. La minaccia si chiama “phishing” e può rovinarvi la vita se siete a casa, ma anche la carriera se vi coglie impreparati in ufficio. Qui come altrove, prevenire è meglio che curare, dove curare significa innanzitutto conoscere. Per questo passo la parola all’ottimo neo-acquisto Luca Sartoni. Leggete e prendete appunti.