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Bye bye Jerry Yang

Alla fine Jerry Yang ha pagato caro le sue scelte. Il co-fondatore di Yahoo!, nome storico della internet che conta, lascia la guida del motore di ricerca colpevole di aver rifiutato con tutte le sue forze le “avance” di Microsoft, culminate con una ricca offerta d’acquisto pari a ben 47,5 miliardi.

Non abbastanza per Yang, che di miliardi ne chiedeva 50 forse più per dissuadere Steve Ballmer dal suo proposito che non per ottenere veramente qualcosa. Quel che è certo è che il CEO Yahoo! era deciso ad investire tutto sul ricco accordo commerciale proposto da Google, il quale avrebbe dovuto portare nelle casse del motore di ricerca circa 800 milioni di dollari l’anno.

La storia è nota: dopo lungo tergiversare Google ha fatto improvvisamente dietro front (scusa ufficiale: la partnership con Yahoo! non piaceva all’antitrust americana), Ballmer ha snobbato il disperato invito di Yang a tornare al tavolo delle trattative, le azioni del motore di ricerca americano sono precipitate ad undici dollari.

La conseguenza era prevedibile ed inevitabile: Jerry Yang avrebbe dovuto andarsene dopo aver passato 13 anni alla guida dell’azienda che lui stesso aveva creato. L’unica incognita era quando: la risposta è oggi.

Quando tutto è cominciato era il 1995 e Jerry aveva 26 anni. Oggi ne ha 40 e, con la sua uscita di scena, si chiude un’era per tutti, non solo per lui.

Ballmer a Yang: l’acquisizione di Yahoo è acqua passata

Spietato, vendicativo, forse anche un tantino crudele, il CEO di Microsoft Steve Ballmer si comporta secondo le previsioni e rispedisce al mittente le “avance” del suo omologo Yahoo.

Due giorni fa Jerry Yang era stato lasciato a piedi da Google e, ieri, si era affrettato a manifestare un’inedita (e disperata) disponibilità a far acquisire Yahoo dalla (un tempo duramente osteggiata) azienda di Redmond.

Oggi Ballmer, forse per reale disinteresse o, più probabilmente, per annichilire definitivamente la forza contrattuale di Yang, tira la sua bordata contro Yahoo:

“Look, we made an offer, we made another offer. It was clear that Yahoo didn’t want to sell the business to us, and we moved on.[..] We tried at one point to do a partnership around search, not advertising. That didn’t work either, so we moved on, and they moved on. […] We are not interested in going back and re-looking at an acquisition, […]I don’t know why they would be either, frankly.”

Posso solo immaginare la soddisfazione del volitivo CEO Microsoft che, snobbati i “saldi autunnali” di Yang, ora attende verosimilmente la “liquidazione totale” verso cui Yahoo sembra inesorabilmente avviarsi.

Jerry Yang (Yahoo) chiama Microsoft: “Siamo di nuovo sul mercato”

Ieri scrivevo che davvero non avrei voluto vestire i panni del CEO di Yahoo! Jerry Yang, in passato il più strenuo oppositore di una fusione con Microsoft e, oggi, di certo colui che trae maggior danno dalla brusca interruzione della partnership commerciale con Google.

Date le ultime notizie, mi sembra di poter dire che ora la sua posizione sia addirittura peggiorata: sedotto e abbandonato, Yang ha infatti scelto il Web 2.0 summit di San Francisco per lanciare un disperato e, di certo, per lui amaro appello a quello stesso Steve Ballmer che con tanta decisione aveva prima osteggiato:

“To this day, I believe the best thing for Microsoft to do is to buy Yahoo”.

Non deve essere stato facile ametterlo e, ironia della sorte, il CEO Yahoo ha anche ragione da vendere: all’epoca dell’ultima offerta Microsoft, Ballmer era pronto a pagare 33 dollari per azione pur di portare a casa la fusione con l’azienda di Sunnyvale, ma aveva rinunciato a trattare quando Yang ne aveva pretesi addirittura 37.

Ieri, dopo la notizia secondo cui Google ha “scaricato” Yahoo!, le azioni di quest’ultima si sono attestate su una misera quotazione pari a 13,92 dollari.

Insomma, se Ballmer decidesse di risedersi oggi al tavolo della trattativa con Yang, più che di fusione si potrebbe parlare di saldi d’autunno.

Expedia acquisisce Venere.com

Grandi manovre nel sempre più proficuo online travel market: Expedia ha infatti proceduto all’acquisto di Venere.com, travel site che indicizza oltre 29mila hotel tra Europa e Stati Uniti, incrementando così la propria directory di circa 10mila esercizi commerciali.

Il costo dell’operazione non è stato per il momento reso noto. Quel che invece appare chiaro è che Expedia (azienda fondata da Microsoft e successivamente acquisita da IAC), sta investendo pesantemente per consolidare la propria presenza in più mercati, come conferma la recente acquisizione del majority stake di Travelguru (omologo indiano di Venere.com). Un’operazione, quest’ultima, costata ben 17 milioni di dollari.