Il futuro dei motori di ricerca secondo Marissa Mayer (Google)

Di seguito l’intervista con Marissa Mayer, Search Products & User Experience di Google, pubblicata il 12 marzo 2009 su Nova24 – IlSole24Ore.

Immaginate un futuro nel quale fare ricerche on line diventerà un gesto naturale come parlare o scrivere. In cui i motori di ricerca saranno agilmente accessibili dai dispositivi più diversi, comprenderanno le vostre domande dirette e persino la vostra voce; accetteranno come termini da ricercare non solo parole chiave, ma anche immagini nude e crude.

Non è fantascienza. Si tratta, al contrario, dell’affascinante scenario delineato da Marissa Mayer, vicepresidente Search Products & User Experience di Google, che durante un breve incontro a Parigi ha condiviso con noi le sue previsioni sul futuro dei motori di ricerca dieci anni da ora.

Ingegnere in forze all’azienda di Mountain View dal 1999, un decennio trascorso a progettare e sviluppare l’interfaccia di ricerca di Google nonché a studiare l’intelligenza artificiale, Marissa Mayer parla dei “search engine” di domani descrivendo un contesto il cui centro di gravità non è il motore di ricerca, ma l’utente con le sue esigenze, finalmente comprese e soddisfatte.

«Le persone riescono ad effettuare mediamente il 10, forse il 20 per cento delle ricerche on line che hanno in mente e ciò avviene perché i motori di ricerca oggi hanno ancora limiti importanti», spiega la Mayer. A pensarci bene, l’uso delle parole chiave, per quanto pratico, non è esattamente intuitivo. Ben diverso sarebbe se Google accettasse domande dirette, da scrivere nella solito spazio vuoto o, meglio ancora, da pronunciare ad alta voce con il microfono acceso.

Microfono che non dovrebbe essere necessariamente essere parte di un computer, ma che sarebbe invece bello e utile trovare installato su dispositivi portatili sempre diversi e sempre più “Internet-enabled”, capaci ad esempio «di ascoltare le nostre conversazioni, cogliere le parole chiave che pronunciamo ed usarle per effettuare continue ricerche in modo tale da essere sempre pronti a dare la risposta che ci serve». Sembra la trama di un romanzo cyberpunk, invece è il domani che ci aspetta nelle previsioni di una fonte più che attendibile.

Perché poi fermarsi alla ricerca delle sole parole chiave? Come cambierebbe la nostra vita se per fare una ricerca su, ad esempio, un animale di cui ignoriamo il nome potessimo semplicemente fotografarlo ed inviarne l’immagine a Google per poi ricevere tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno? Di quanto migliorerebbe la fruibilità del servizio se un search engine riconoscesse un oggetto o una persona partendo dalla foto, oppure un cantante o un genere musicale esaminando un file mp3?

La risposta è ovvia: quello anticipato, che sia prossimo o ancora lontano, è un cambiamento epocale e la Mayer parla di queste cose dando la forte impressione che in Google ci si stia già lavorando da un pezzo. Poi rincara la dose: «Un domani sarà anche possibile porre domande al motore di ricerca nella propria lingua madre e scandagliare tutto il esistente, con il sistema che si preoccupa autonomamente di tradurre la nostra ricerca in altre lingue e quindi traslare nella nostra le risposte scovate quasi in ogni idioma esistente». Ecco dunque spiegato il perché dei “consistenti” investimenti in sistemi di traduzione automatica visti sinora. La posta in gioco è abbattere le uniche vere barriere che delimitano i “microcosmi culturali” in cui è divisa la rete: quelle linguistiche.

Ma il motore di ricerca del futuro sarà anche la summa di piccoli miglioramenti stratificati pazientemente e, in un certo senso, più a portata di mano: «La rete è e sarà sempre più ricca di elementi multimediali che devono trovare nuovo posto nella pagina dei risultati di ogni ricerca – chiarisce Marissa Mayer – Con Google Universal Search abbiamo fatto il primo passo e creato un utile spazio di sperimentazione, ma è solo l’inizio: un domani avremo pagine di risultati dove media diversi potranno convivere in maniera più armoniosa. Una pagina di risultati – spiega – molto più versatile, dove contenuti diversi tra loro potrebbero ad esempio avere dimensioni e visibilità maggiori o minori a seconda della loro rilevanza, magari sfruttando meglio lo spazio offerto dai nuovi e più grandi schermi».

Motori di ricerca sempre più usabili e costruiti intorno alle esigenze dell’utente, si diceva all’inizio. E’ giusto ricordare che parte di questo processo evolutivo sarà frutto della collaborazione offerta dagli utenti stessi, che potranno scegliere di personalizzare i servizi fornendo in cambio informazioni su di sé e sulle proprie abitudini. Il sistema provvederà poi ad usare questi preziosi dati sensibili per fornire risultati sempre più mirati, mettendo ad esempio in relazione la posizione geografica dell’utente, i suoi gusti e le risorse disponibili sul territorio per dare risposte veramente rilevanti.

E il ruolo dell’utente nella costruzione dei motori di ricerca di domani non finisce qui: Marissa Mayer usa la parola “Social”, parla di ricerche collaborative, della possibilità insomma per gli utenti di Google di fare network tra loro e condividere informazioni atte a migliorare criteri e risultati della ricerca. L’occasione è ghiotta per chiederle se Google intenda quindi creare un social network attorno al suo search engine. Lei glissa spiegando «che non conosce ancora il come, ma che di certo la collaborazione tra utenti di Google è il futuro, (in parte già in fase di sperimentazione con il progetto Searchwiki) e che, per esempio, potrebbe essere realizzata usando ed implementando gli strumenti già presenti in Gmail».

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