India, gli editori si schierano a difesa dei loro contenuti

Stamani Luca De Biase scriveva a proposito delle “strategie degli editori che tentano di dividere il web” dicendo che:

Nel modello del web come ecosistema, invece, tutti si aiutano a crescere e tutti hanno bisogno di tutti. Ma i percorsi di accesso sono liberamente decisi dal pubblico. Il che mette in crisi alcuni modelli di business. Ma ne apre di nuovi.

Una visione assolutamente condivisibile che tuttavia non sembra trovare d’accordo gli editori riuniti in India per partecipare al World Newspaper Congress. A voler ben guardare, per loro la crisi della “newspaper industry” richiede un “drastico ripensamento” che sembra anzi andare esattamente nella direzione opposta.

Riassumendo gli elementi emersi finora durante il convegno, in corso nella citta di Hyderabad, emerge che:

– Google e gli altri motori di ricerca sono parassiti che lucrano con l’advertiding su contenuti che non pagano senza condividere i guadagni con chi li produce;
– gli editori devono proteggere e imparare a sfruttare meglio i contenuti che producono altrimenti ne andrà a detrimento della qualità stessa del loro lavoro;
– dieci anni fa gli editori sono stati sedotti con la promessa che il business del futuro sarebbe stato rendere i contenuti dispobilibili gratuitamente online e lucrare sull’advertising, ma il miracolo non si è mai veramente realizzato;
– è necessario sfatare il luogo comune secondi cui “free is best” e divenire consapevoli del fatto che la riconoscibilità e affidabilità di un brand riusciranno ad attirare al momento giusto lettori paganti e inserzionisti;

Questo il tono della conversazione in atto in India, dove non a caso la parte del leone la sta facendo Les Hinton, chief executive officer per la società che pubblica i Wall Street Journal, oggi di Proprietà di Rupert Murdoch. Secondo Hinton, gli editori stanno cedendo il loro diritti conquistati con il duro lavoro a “search engines and the out-and-out thieves of the digital age”.

Visto da qui, il convegno in corso a sembra dunque suggerire insistentemente che la strategia proposta Murdoch per salvare l’editoria planetaria, ovvero mettere tutti i contenuti a pagamento e farsi escludere dai motori di ricerca, stia rapidamente trovando sostenitori furibondi e disperati.

Tornando al post di Luca, quelle che si prospettano all’orizzonte sembrano insomma essere strategie “che dividono il web”, e quindi “vecchie”, ma dotate apparentemente di forte appeal sugli editori in lotta per la loro sopravvivenza.

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