Archivi tag: Editoria

Carolyn McCall (GMG): le paywall soffocheranno il nostro giornalismo

Dal Guardian Media Group (GMG), gruppo editoriale dietro Guardian e Observer, prendono ancora una volta posizione contro la messa a pagamento dei contenuti giornalistici online. La prima a schierarsi contro i paywall era stata Emily Bell, digital director di Guardian News & Media (GNM), che aveva definito “stupida” l’idea di far pagare gli utenti. Qualche tempo dopo era poi intervenuto Alan Rusbridger, editor del Guardian, il quale aveva rincarato la dose definendo “folle” pensare che mettere i contenuti online a pagamento potesse bastare da solo a risolvere la crisi dei media.

Ora a prendere la parola è Carolyn McCall, CEO di GMG: in un’intervista con il Financial Times, essa sostiene che non c’è alcuna prova del fatto che i cosiddetti paywalls possano funzionare e generare entrate per i giornali. “It is not really the way the web works”, dice anzi la McCall, e aggiunge: “It is the wrong thing to do right now because the jury is out about whether that is the way consumers are going to get information. We will watch what happens.”

Un approccio che, pur confermando la linea precedente, a ben guardare appare molto più “aperto” e possibilista che in passato. Sebbene infatti il CEO di Guardian Media Group affermi chiaramente che le paywall finirebbero con il “soffocare il nostro giornalismo”, esso ammette contemporaneamente che la sua azienda aspetta di vedere come si evolve la situazione prima di decidere il da farsi. Se a questo si aggiunge che, nel corso dell’intervista, la McCall si lascia anche sfuggire che alcuni “contenuti specialistici” andrebbero pagati e che MGM ha già sottoposto al vaglio “six different pay models”, allora il quadro è completo: il Guardian Media Group non vuole far pagare agli utenti i contenuti online, ma è comunque ancora all’affannata ricerca di un nuovo modello di business che ne garantisca la sopravvivenza.

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India, gli editori si schierano a difesa dei loro contenuti

Stamani Luca De Biase scriveva a proposito delle “strategie degli editori che tentano di dividere il web” dicendo che:

Nel modello del web come ecosistema, invece, tutti si aiutano a crescere e tutti hanno bisogno di tutti. Ma i percorsi di accesso sono liberamente decisi dal pubblico. Il che mette in crisi alcuni modelli di business. Ma ne apre di nuovi.

Una visione assolutamente condivisibile che tuttavia non sembra trovare d’accordo gli editori riuniti in India per partecipare al World Newspaper Congress. A voler ben guardare, per loro la crisi della “newspaper industry” richiede un “drastico ripensamento” che sembra anzi andare esattamente nella direzione opposta.

Riassumendo gli elementi emersi finora durante il convegno, in corso nella citta di Hyderabad, emerge che:

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Editori, nuovi modelli di business cercansi

Breve rassegna di news dal mondo dell’editoria planetaria in lotta per la propria sopravvivenza:

2010, l’anno degli e-reader
Secondo Pcworld, l’anno prossimo il decollo delle vendite sancirà finalmente il successo di pubblico per strumenti come Kindle (Amazon), Nook (Barnes & Noble) e la sempre più folta compagnia di loro competitor. Le ragioni sono poche e semplici: “il prezzo è finalmente giusto; sono facili da usare; la tecnologia è in continuo miglioramento; Google sta rendendo disponibili migliaia di libri da scaricare gratuitamente; usare questi oggetti è divertente e leggere fa bene”.

USA, gli editori lavorano all’iTunes delle news
Si vocifera (e la soffiata è del New York Times) che negli USA editori del calibro di Time Inc., CondeNast e Hearst stiano creando insieme un negozio online in stile iTunes, attraverso il quale vendere edizioni digitali (ma anche a stampa) delle loro riviste. Sarebbero previsti persino formati compatibili con cellulari come blackberry e iPhone e con i principali e-readers, segno che gli editori non vogliono proprio lasciare nulla di intentato per salvare la baracca.

L’Independent “le prova proprio tutte”:
Scrive Giuseppe Granieri:

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Mainstream media, rivoluzione in corso

Che la rivoluzione in corso, scatenata dall’avvento della Rete prima e dei nuovi media poi, stia sconvolgendo il mondo dell’informazione “tradizionale”, è dato sotto gli occhi di tutti. La crisi economica che ha pesantemente impattato sui mercati di tutto il pianeta negli ultimi tre anni, e della quale solo ora s’inizia a intravedere la fine, ha solo accelerato un processo già da tempo in moto.

La diffusione di Internet e delle “tecnologie abilitanti” che essa porta in dote ha messo a disposizione della gente potenti strumenti di comunicazione che, solo pochi anni fa, erano costoso appannaggio esclusivo dei soli professionisti dell’informazione. Molti ne hanno fatto e ne fanno un uso personale, altri ancora ne hanno in qualche modo abusato generando molto “rumore”. Un numero significativo di “talenti” ha tuttavia saputo cogliere al volo l’enorme opportunità messa a loro disposizione diventando rapidamente una fonte autorevole di informazioni.

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Alessandro Gilioli: il futuro del giornalismo è nella comunicazione plurale, concorrenziale e meritocratica

Alessandro Gilioli è giornalista de L’Espresso e blogger editor di “Piovono Rane“. Vincitore del Macchianera Blog Awards ’09 per la categoria “Miglior Blog giornalistico”, Alessandro ben incarna la figura del professionista dell’informazione che vive dall’interno la rivoluzione in corso nel giornalismo, mostrando come sia possibile cavalcare l’onda lunga dell’innovazione mantenendo ben saldi i vecchi e sani principi alla base del suo mestiere. La persona giusta, insomma, con la quale iniziare la conversazione online sul futuro dell’informazione da qui a dieci anni, tema centrale della prossima Venice Session:

Giornalisti versus blogger/citizen journalists: a chi appartiene il futuro dell’informazione?
“Direi che appartiene a tutti i comunicatori, professionali e non, se sapranno mettere da parte ideologismi di “corporazione” e lavorare insieme per un’informazione plurale.

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