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Technorati si rifà il trucco

Volto nuovo e nuove funzioni per Technorati.com. Il popolare servizio fondato da David Sifry cambia template e implementa modifiche piccole e grandi frutto, come sostiene lo stesso Sifry, di sei mesi di duro lavoro. Un periodo durante il quale Technorati ha “imparato” a indicizzare, oltre ai blog, anche specifici contenuti user generated come video e foto, espandendo notevolmente il rporio raggio d’azione. Un’evoluzione che concettualmente ricorda i cambiamenti appena operati incasa Google.com.

Per saperne di più:

– David Sifry: “Come check out the refreshed www.technorati.com!

Prima spaventali, poi corteggiali

La lobby della major discografiche americane, rappresentata da SoundExchange, ha chiesto ed è sul punto di ottenere un congruo innalzamento delle “royalty fee for Internet radio operators” che, di fatto, costringerebbe alla chiusura valide iniziative come Pandora o Live365. Ora però, quando si trova ad un passo dalla vittoria schiacciante, SoundExchange tende inaspettatamente la mano agli avversari sconfitti:

“SoundExchange, the nonprofit group that collects the fees on behalf of hundreds of major and independent record companies, said on Tuesday that it would give “small” Webcasters the option of paying “below market” royalty rates on the songs they play–that is, by keeping the required royalty rates essentially the same as they are under a 2002 law called the Small Webcaster Settlement Act”.

La strategia mi sembra chiara: muovere guerra alle radio on line, assicurarsi il supporto delle istituzioni, arrivare ad un passo dalla vittoria schiacciante e, infine, tendere loro la mano con fare accomodante proponendo di lasciare tutto com’era già definito dallo Small Webcaster Settlement Act del 2002. Il tutto, ovviamente, aspettandosi come contropartita una resa senza condizioni. Un assedio degno di un manuale di strategia militare.

Cisco da bere

Alla fine ci siamo. Stasera a Milano, l’interesse del Ceo di Cisco Italia Stefano Venturi per i blogger si traduce in un aperitivo al quale cento di loro, compreso il sottoscritto, sono stati invitati. Sarebbe interessante se, dopo questo incontro, il manager facesse un ulteriore passo avanti e decidesse di diventare blogger a sua volta, prendendo l’una o l’altra strada che, come dicevo poco tempo fa, gli si prospetterebbero davanti. Staremo a vedere.

Apple, Engadget e il “falso scoop” su iPhone

Gli “adepti” di Apple sanno di cosa sto parlando: in questi giorni, il blog americano Engadget ha prima diffuso, poi precipitosamente ritrattato la notizia che Apple avrebbe ritardato il debutto del cellulare iPhone e del sistema operativo Leopard. Il falso scoop nasceva da una mail circolata tra i dipendenti di Cupertino e subito rigirata ad Engadget da un “insider” solitamente attendibile. Risultato: 4 miliardi di dollari bruciati in borsa in poche ore e, a tutt’oggi, ancora non del tutto recuperati. Ora, a parte sottolineare il peso mediatico (e le relative responsabilità) che il nano-publishing ha ormai conquistato negli Stati Uniti, desidero anche porre alla vostra attenzione la divertente intepretazione dell’accaduto fornita dall’impagabile Fake Steve Jobs:

“Well, the whole Engadget leak fiasco has played out better than we could have imagined. Not only did we strike a blow against bloggers but we also found our leakers. We have placed both of them in custody. I can’t really tell you what we’re doing to them. But it’s not taking place in the United States, so it’s perfectly legal”.

Umorismo, ironia, satira politica, un’immagine inequivocabile (Laurence Olivier nel maratoneta) che anticipa l’amaro destino dei dipendenti responsabili della “soffiata”. Ad essere sincero, trovo che questo blog caustico e irriverente, pur mettendo in risalto vizi e difetti del CEO Apple, abbia l’indubbio merito di renderlo simpatico. Ed è lecito chiedersi se il vero Jobs non c’entri qualcosa.

Con le aziende, oltre il web 2.0

Tra poco meno di un mese, e più precisamente il 13 e 14 giugno, Milano ospiterà Web2.Oltre, conferenza organizzata da Reed Business Information con lo scopo ambizioso di “fornire alle aziende una visione d’insieme degli impatti sociali, culturali e di business del Web 2.0”. Questi i temi al centro delle discussioni:

  • Significato ed Impatti di Web 2.0 ed Enterprise 2.0
  • Casi di successo, opportunità ed i modelli di business del Web 2.0
  • Utilizzare i principi del Web 2.0 per creare nuovi prodotti e servizi
  • Modelli di produzione e monetizzazione dei contenuti che funzionano
  • I più interessanti servizi offerti dalle aziende italiane
  • Il Web 2.0 nel marketing virale e nella creazione di conversazioni con i clienti
  • Implicazioni sociali e culturali della partecipazione utente


Disclaimer:
ci sarà anche Blogs4biz: il “tenutario” di questo blog è stato infatti invitato a moderare un panel che si svolgerà il primo giorno alle 14. L’argomento è facilmente immaginabile: “Il Web 2.0 come nuovo strumento di conversazione: Casi italiani di Corporate Blogging e Podcasting”. Ne parleremo con Carlo Rossanigo (Direttore Relazioni Esterne e Corporate Marketing Microsoft), Marco Massarotto (Fondatore e Presidente di Hagakure), Federico De Nardis (CEO Fiat Media Center), Alessandro Leoni (AD di Plastiweb e Responsabile Corporate Blog Mandarina Duck).

Per saperne di più:
– il programma dell’evento

La ricerca è universale

L’onnipotente Google, quasi a voler sottolineare come nulla sfugga al suo occhio vigile e onniveggente, ha lanciato la “ricerca universale”. In pratica sarà possibile lanciare una sola ricerca per parola chiave e ottenere indietro risultati compositi che mettono assieme contenuti diversi: non più solo pagine web, dunque, ma anche video, audio, immagini e quant’altro è stato archiviato in rete relativamente a un certo argomento, restituito in un unica pagina in ordine di rilevanza. Il ché significa, tra le altre cose, che non si dovrà più lanciare due volte la stessa ricerca se si cerca, ad esempio, il sito web e la foto di un personaggio pubblico.
Già attivo in America, il nuovo sistema deve ancora essere implementato su Google.it.

(Via)

To the BarCamp Matera

Domani sarò a Matera. Per nulla al mondo mi sarei perso il primo BarCamp che si spinge così a sud nella penisola e che affronta il tema: “Nuovi media e nuovi modelli di business come alternativa per lo sviluppo in zone disagiate”. Senza contare l’opportunità di incontrarsi e confrontarsi in una cornice suggestiva come quella dei “Sassi”. Insomma, ci vediamo lì.

Digital Divide, un problema anche negli Usa

Tutto il mondo è paese. Uno studio appena pubblicato da Pew Internet mostra infatti come anche gli iper-tecnologici e super-cablati Stati Uniti soffrano un crescente digital divide. Peccato però che, mentre in Italia coloro che ne sono affetti spesso non sanno neanche come si accende un computer, nella ricerca di Pew si parli in realtà di un “divario digitale” forse meno grave del nostro, che separa coloro i quali adottano rapidamente le più recenti tecnologie, specie quelle del cosiddetto web 2.0, da quanti, semplicemente, ne fanno a meno limitandosi sfruttare i servizi digitali più “canonici”. Averne in Europa, e soprattutto in Italia, di problemi così. Ma l’America è altro pianeta che assomiglia al nostro solo per una precisa, e forse anche prevedibile, caratteristica: anche negli USA, infatti, i veri esclusi digitali sono soprattutto gli anziani over 64.

(Via)

Con Netwo a colloquio con Dada

Venerdì scorso ero a Firenze, invitato dal gruppo Netwo ad un’incontro con i soci fondatori di Dada, Paolo Barberis in testa. Durante le oltre sei ore del meeting si è parlato di web 2.0, social networking, convergenza tra internet e mobile, revenue sharing, strategie commerciali su scala nazionale e internazionale. Barberis ha raccontato brevemente l’avventura di Dada, focalizzando poi l’attenzione sul presente e su iniziative come Friend$, il cui modello di business, frutto di un accordo specifico con Google, potrebbe presto essere “trasferibile” ad altre iniziative di social networking esterne a Dada. Altro elemento emerso dall’incontro è l’interesse con cui l’azienda di Barberis e soci guarda alle start-up 2.0 italiane, sempre a caccia di idee, tecnologie e risorse umane che consentano a Dada di mantenere la notevole crescita sostenuta fino ad oggi. Quest’ultima è quantificabile con pochi numeri significativi: 520 dipendenti (300 solo in Italia), presenza in 15 paesi (tra cui Stati Uniti, Brasile, Spagna e Cina), oltre 110 milioni di euro di revenue, il 50 per cento dei quali proviene da attività all’estero. L’incontro mi ha anche dato il destro per indagare l’eventuale esistenza di blog aziendali fuori e dentro la intranet aziendale di Dada e quello che ho scoperto sarà presto oggetto di un altro post su Blogs4biz. Stay Tuned.

Per saperne di più:

– Infoservi: “Nuovo incontro Netwo: Il 2.0 italiano ospite da Dada

(foto Alberto D’Ottavi)