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Identikit dell’escluso digitale

Il “ritardo digitale” che affligge ancora il 40% della popolazione italiana (dati Niche) è ascrivibile principalmente a tre fattori:

Età: passati i 60 anni, l’utilizzo delle nuove tecnologie, siano esse cellulari, pay-tv o, peggio ancora, computer, crolla drasticamente.
Sesso: sebbene buona parte del divario sia stato recentemente colmato, ancora oggi le donne fanno in casa un uso delle tecnologie digitali (computer, pay-tv, fotografia digitale, etc.) nettamente inferiore rispetto agli uomini. La situazione peggiora se si prendono in considerazione tecnologie ancora più recenti come voip, blogs, chat, etc. L’unico caso in cui tale ritardo è stato colmato riguarda l’uso della telefonia cellulare. Nell’ambito della sola utenza femminile, si registra un forte divario tra donne in carriera e “casalinghe”, dove quest’ultime appaiono praticamente all’oscuro delle tecnologie digitali.
Conoscenza dell’inglese: due terzi degli italiani dichiara nei sondaggi di non conoscere affatto la lingua di Shakespeare, denunciando di fatto un’ostacolo assai rilevante “alla diffusione delle conoscenze e della cultura ICT nel nostro paese”.

Data questa analisi, (i cui dettagli potete in parte consultare sul sito di Confindustria), ne consegue l’identikit del perfetto escluso digitale italiano: una donna ultrasessantenne completamente digiuna dell’inglese. Dopo la casalinga di Voghera, ora i giornalisti dovranno dunque fare riferimento alla pensionata di Lotzorai.

Per una definition davvero high

rai nhk collaborazione super high def

Durante la presentazione del rapporto e-Family 2007 Luigi Rocchi, direttore “Strategie Tecnologiche Rai”, ha candidamente rivelato che la nostra emittennte nazionale sta sperimentando insieme alla Giapponese NHK una tv capace di una definizione 16 volte superiore allo standard Full HD, ovvero il massimo attualmente sul mercato. Con buona pace di chi, come me, ha speso bei soldoni per comprare un tv lcd hd-ready in formato 16/9 e, ad oggi, vede i canali tv terrestri e satellitari in forma di ingnobili quadrati al centro di uno schermo costoso, enorme e in gran parte inutilizzato.

Youtube chiama Google, abbiamo un (costoso) problema

Viacom non ci sta, o meglio: sono i 160mila video di proprietà di Viacom che non devono assolutamente stare su YouTube. Pare siano stati visti in totale un miliardo e mezzo di volte, ma l’azienda americana è in vena di sconti: ieri ha infatti denunciato Google chiedendo “solo” un miliardo di dollari di risarcimento. In fondo sono solo 0,67 centesimi per ogni “visione abusiva”.

(Via Cnet News)

La dinamica della banda larga

Cresce in Italia il numero di collegamenti a banda larga. Il dato viene strombazzato a destra e a manca dai media, eppure nessuno sembra preoccuparsi di chiarire un dettaglio tutt’altro che insignificante: nel nostro paese, le connessioni a banda larga sono in maggioranza flat o a consumo? Nuovi dati freschi di stampa mi danno finalmente il destro di rispondere a questa pressante domanda, nonché di riflettere sulle implicazioni che tale risposta comporta:

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E-Family 2007, un breve sunto

Torno adesso dalla presentazione del rapporto E-Family 2007, presentato a Roma da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e da ANIE, Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche. In breve, secondo la ricerca realizzata da Niche Consulting, le famiglie digitali italiane costituiscono ormai il 60 per cento della popolazione e “nelle case degli italiani raddoppiano gli accessi a banda larga, i cellulari Umts, le stampanti multifunzioni e gli apparati audio e tv hi-tech. Siamo primi al mondo per la telefonia mobile, ma il digital divide continua a lasciare fuori anziani, casalinghe e chi ha scarsa dimestichezza con l’inglese”. Questo detto in estrema sintesi: personalmente mi riservo di tornare sull’argomento oggi e nei prossimi giorni con vari post, provando a riepilogare le varie ed interessanti questioni emerse durante il convegno e restate fuori dal comunicato stampa degli organizzatori.

Ecco una breve (e incompleta) anticipazione di cosa parleremo nei prossimi post:

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California, Google sperimenta spot televisivi

Il giro d’affari dell’online advertising gestito da Google a livello planetario ammonta a circa 20 miliardi di dollari. Di contro, il mercato pubblicitario televisivo dei soli Stati Uniti vale ben 54 miliardi di dollaroni sonanti. Una semplice comparazione di queste due cifre basta da sola a spiegare:

1) l’interesse che Google mostra da tempo nei confronti della televisione,
2) perchè il motore di ricerca stia conducendo “small scale test of television advertisements in the Northern California town of Concord”
3) il parossismo destato in rete dai “Rumors” secondo cui l’azienda di Page e Brin sarebbe sul punto di firmare un’accordo “with Dish Network, a satellite television provider, to supply advertising to its television subscribers.”

Per saperne di più:

WSJ: “Google Gains on Goal of Controlling And Targeting TV Commercials” (a pagamento)

(Via TechCrunch)

Segnalazioni: c’è vita nella rete italiana

FreeBizProjects: Antonio Patti si è reso disponibile a sviluppare gratuitamente progetti di comunicazione per chiunque voglia avvalersi delle sue competenze. La condizione è che tutto avvenga via internet e, soprattutto, alla luce del sole. Cosa ci guadagna? Tanta esperienza, visibilità e, se avrà fortuna, introiti pubblicitari. Un plauso al coraggio.

GirlGeekDinners: la bella Amanda Lorenzani di Excite UK organizza a Milano, per il 30 marzo, la prima cena italiana delle ragazze Geek. Nel caso potesse interessarvi, l’evento è in cerca di uno sponsor.

La parte abitata della rete: è il titolo del nuovo libro dell’ottimo Sergio Maistrello, una “guida turistica” per muoversi agilmente il quella parte della rete fatta di blog, wiki, podcasting e social network in generale.

Stati Uniti, il blog advertising rende bene

Due giorni fa scrivevo di B.L Ochman e della sua neonata Blog Advertising Agency. Oggi un’altra notizia aiuta a capire meglio perchè ha senso, almeno nel mercato anglossassone, fare business con la raccolta pubblicitaria per i blog: Techcrunch ci informa infatti che Federated Media Publishing, compagnia fondata da John Battelle e specializzata proprio nel fare da “link” tra inserzionisti e rete (soprattutto blog), nel 2006 ha totalizzato ricavi per 4,6 milioni di dollari mentre, nel 2007, si avvia a raggiungere quota 30 milioni. Numeri di tutto rispetto che, secondo quanto ha affermato il Chief operating officer di FM Publishing Jason Weisberger (in un’intervista poi smentita dallo stesso Battelle), avrebbero destato l’attenzione di diversi acquirenti potenziali tra cui AOL, CBS, Google, Ogilvy & Mathers e Saatchi & Saatchi, solo per citarne alcuni.

Cisco Expo 2007

E’ in corso a Milano la due giorni della Cisco Expo 2007. Domani pomeriggio, a partire dalle 14.15, Lele Dainesi modera una sessione dedicata ai New Media e intitolata “Come si entra nel web 2.0: vivere i cambiamenti in atto nei media e su Internet”. Quattro i workshop previsti, tenuti nell’ordine da Jeff Israely, Giuseppe Granieri, Luca Conti, Paolo Valdemarin. Di cosa parleranno potete scoprirlo leggendo il dettagliato programma. Per conto mio, ringrazio Dainesi dell’invito a seguire la sessione e maledico i pressanti impegni di lavoro che mi hanno costretto a restare nella capitale.

Clik Fraud? “Un problema sopravvalutato”

Pochi giorni fa il blog ufficiale del servizio AdWords ha pubblicato le conclusioni di uno studio sul fenomeno del “click fraud“. Il rapporto ridimensiona notevolmente il problema stabilendo che “less than 0.02% of all clicks are reactively detected as invalid”. E mentre c’è chi critica questa conclusione sostenendo che il dato si riferisce solo alla percentuale di inserzionisti che Google ha accettato di risarcire, il motore di ricerca si prepara ad aggiornare Ad-Sense fornendo ai gestori dei siti strumenti più potenti proprio per contrastatre il click fraud, come ad esempio un tool “to block clicks from a particular IP address”.

(Via Marketing Pilgrim e Marketing Vox)