Il corporate blog di Febal cucine

Questo mese ha visto la luce un altro corporate blog italiano: si chiama “Chiacchiere in cucina” ed è la voce nella blogosfera del Gruppo Febal Cucine. Ringrazio il lettore che me lo ha segnalato e passo subito all’analisi:

1) Anche qui, come altrove, è corretta la scelta di usare una piattaforma commerciale per il blogging testata ed affidabile come wordpress.com. Le funzionalità abbondano e le questioni più tecniche sono, per la maggior parte, problema altrui.

2) La grafica, strutturata su quattro colonne, è intrigante al primo approccio ma – almeno per quanto mi riguarda – alla lunga confonde e stanca un po’. Interessente l’effetto collaterale: una colonna di post così stretta richiede meno testo per essere riempita e consente di essere brevi ma significativi senza apparire laconici.

3) Gli autori sulla carta sono cinque e, correttamente, si presentano uno ad uno. A mio giudizio c’è un po’ troppo marketing nelle loro competenze, ma leggendo i post mi sembra che per il momento questo “aspetto” emerga poco. Trattandosi di un blog, è un bene. Il tono è colloquiale e non manca qualche commento. Trovo tuttavia sbagliato non firmare i post: se leggo un testo non mi interessa conoscere tutti i nomi degli autori, voglio sapere con chi sto conversando direttamente. Altrimenti non commento.

4) La policy è buona. Brevissima e abbastanza chiara, viene chiusa con una velata minaccia non priva di ironia: “Chi dovesse dimenticare queste semplici norme potrebbe non vedere pubblicato il suo intervento”.

Insomma, c’è da lavorare ma siamo sulla buona strada.

The Blog Council

Favorire la diffusione e il successo del corporate blogging. E’ questa la “mission” del Blog Council, “a community for official corporate blogs and bloggers that represent major global corporations”. Nata (come al solito) negli Stati Uniti, l’associazione è farina del sacco di Andy Sernovitz, già noto nel ruolo di padre della “Word of Mouth Marketing Association” (Womma). Fanno parte del Blog Council pezzi da novanta come The Coca-Cola Company, Dell, General Motors, Microsoft, Nokia e Wells Fargo.

Ora, se da un lato apprezzo l’interesse delle grandi aziende d’Oltreoceano verso il corporate blogging, dall’altro sento puzza di bruciato: a ben leggere, il progetto mira infatti a identificare una serie di pratiche che definiscano, e di conseguenza standardizzino, il corporate blogging.

Tradotto in parole semplici: le aziende hanno ancora paura dei blog e delle reti sociali on line, ma ormai sanno di non poterli ingorare, pena la rovina. Dunque si alleano e collaborano nella speranza di imparare assieme, e il più velocemente possibile, a controllare in modo univoco e rassicurante anche questa nuova forma di comunicazione, massimizzandone i risultati e riducendone al minimo i rischi.

Non esattamente quello che si dice “partecipare alla conversazione in rete”, oltre che una pia illusione: i blog “farlocchi” hanno vita breve e fine ingloriosa.

PLYmedia, online video gets interactive

(Italian version here)

Video on line is cool but it’s not interactive. You just click on it and that’s all: you can do nothing but watch it. Certainly there are a lot services that can be built around videos or special effects that can be put in them, but that’s all: the user will watch the show and interact with the site, using whichever service the site developers did provide.

Fair enough. But what if the video itself would be interactive? What if you and users could easily add “commentary, multilingual subtitles, hypervideo, in-video advertising and rich-media increasing the cultural and commercial value of your existing video properties”? What if all this in-video enhancing tools would be really easy to use?

There is a young firm who did the magic. Its called PLYmedia and just got to second place in the Leweb3 2007 startup competititon. I was there and had a nice chat with Amichai Zuntz, VP of sales for the european market:

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Firenze, al Funiculì la pizza è 2.0

Su Spotanatomy un post chiama in causa la campagna di comunicazione della Pizzeria Funiculì di Firenze. Lo fa sottoponendo al giudizio dei lettori una locandina, un sito internet e – fate bene attenzione – un corporate blog. Dei primi due si discute ampiamente nei commenti al post.

Del corporate blog, invece, c’è ancora molto da dire. Andiamo con ordine:

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PLYmedia, il video on line diventa interattivo

(English version here)

Prendete o, se ne siete capaci, create un video. Muniti di una connessione broadband, caricatelo su un qualsiasi “internet video-sharing service”: nel dubbio, Youtube andrà benissimo. Al termine dell’operazione, guardatelo.

Fine della storia. Con poche e spesso semplici operazioni il vostro contenuto è già in pasto agli utenti della rete che, a seconda dei servizi offerti dal sito “host”, possono commentarlo, votarlo, linkarlo o “embeddarlo” all’interno di altri siti ancora.

Fin qui, la norma. Provate però a pensare cosa accadrebbe se il video stesso, e non il sito che lo ospita, divenisse interattivo. Cosa accadrebbe se i produttori, e persino gli utenti, potessero facilmente aggiungere alle immagini “commenti, sottotitoli multilingue, hypervideo, in-video link o advertising e contenuti integrativi capaci di aumentare il valore culturale e commerciale di un video esistente”?

Utopia? Niente affatto: PLYmedia, start-up israeliana con base negli Stati Uniti, ha sviluppato una tecnologia basata su layers che consente già di eseguire facilmente tutte le azioni sopra elencate e altro ancora. Un primato che è valso all’azienda il secondo posto assoluto nella Leweb3 2007 Startup Competition e che mi ha spinto ad intervistare Amichai Zuntz, VP of sales per il mercato europeo:

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Strati della cultura, il contributo di Frieda Brioschi ed Elena Zannoni

Lo scorso sabato 13 ottobre ho avuto il piacere di moderare a Ravenna “Strati In rete“, dibattito pubblico su partecipazione e nuovi media ospitato dalla tre giorni di festeggiamenti per i cinquant’anni dell’ARCI.

Tra i miei ospiti c’erano Frieda Brioschi, consigliere di amministrazione di Wikimedia Foundation, ed Elena Zannoni, assessore all’informatizzazione del comune di Lugo (RA). Ora i potenti mezzi di IntrudersTV mi danno il destro di riproporvi un estratto dei loro interventi.

Buona visione.

Leweb3 2007, i vincitori della StartUp Competition

Paris – Leweb3 2007: parallelamente alla conferenza Leweb3, ieri si è svolta un’agguerrita competizione tra startup web2.0. Ben 120 aziende avevano chiesto di partecipare alla “gara”, ma solo 30 di loro hanno avuto la possibilità di accedere alla “finale” di Parigi. Ciascuna startup ha avuto appena 7 minuti per raccontarsi e convincere la giuria di esperti e VC’s della validità del proprio progetto. Pochi istanti fa sono stati resi noti i risultati:

I vincitori:

1) Goojet (azienda sponsor di Leweb3 e francese)
2) PLYMedia
3) G.ho.st

Premio speciale:

– Holistis

Calacanis/2: Nanopublishing, “Meno blog, più qualità”

Esaurito il tema Mahalo, con Jason Calacanis abbiamo parlato di Nanopublishing. Circa due anni dopo la vendita di Weblogs Inc ad Aol per 25 milioni di dollari, ho scoperto non senza stupore che Jason ha radicalmente cambiato la sua visione della micro-editoria. Leggete per credere:

Alessio Jacona: ti mancano gli anni in cui eri nano-publisher?

Jason Calacanis: Molto, ma “sfortunatamente” al tempo mi hanno offerto una barca di soldi non ho potuto rifiutare di cedere Weblogs Inc. Amo l’editoria, ma a volte non si può dire di no.

AJ: ricominceresti da zero creando un nuovo blognetwork?

JC: è improbabile. Oggi la competizione è enorme e a me piace essere un “first mover”. Rende le cose molto più facili, ammesso che tu abbia una buona idea. Quando ho fondato Weblogs Inc eravamo i primi ed era facile attrarre attenzione del pubblico. D’altro canto nel 2003 se andavi a chiedere pubblicità alle agenzie media in genere ti sentivi rispondere “Cosè un blog?”. Oggi il mercato è maturo, i soldi della pubblicità arrivano ma c’è moltissima concorrenza. E poiché gli advertiser ti valutano in base al tuo numero di utenti, spesso accade che i nano-publishing network si gonfiano a dismisura, che i loro blog proliferano.

AJ: In che senso?

JC: Se servono 10mila utenti in più, è molto più facile aprire un altro blog che non lavorare su uno esistente fino a fargli acquisire altri diecimila visitatori. Però è sbagliato, perché un nuovo blog significa impegno editoriale ed economico che, se assunto seriamente, è molto difficile da sostenere fino in fondo.

Dunque il mio consiglio oggi è: fare pochi blog e puntare sulla qualità. E’ l’unico modo per emergere dalla massa e prevalere sulla concorrenza.

Due elementi: il primo è che Jason ha radicalmente cambiato la sua visione del mondo e consiglia scelte editoriali opposte a quelle da lui fatte con lo stesso Weblogs Inc. Il secondo è che conosco qualcuno che ha ragione da 4 anni.