Calacanis/1: il punto su Mahalo


Paris – Leweb ’07:
Incontrando Jason Calacanis mi si è posto di fronte un dilemma: avrei dovuto parlare con lui della sua nuova creatura Mahalo, oppure potevo finalmente fare due chiacchiere con lui sul nano-publishing. Per non sbagliare, ho fatto entrambe le cose.

Cominciamo con Mahalo, “the world’s first human-powered search engine” in cui sono delle persone e non degli algoritmi matematici a catalogare le pagine della rete:

Calacanis mi ha detto, apparentemente molto soddisfatto, che il motore di ricerca vanta al momento 2 milioni di contatti unici al mese, che in brevissimo tempo chi si diceva perplesso ne è divenuto entusiasta e che, addirittura, chi all’inizio criticava più ferocemente l’iniziativa ora si affanna a clonarla.

Ovviamente gli ho fatto presente le critiche: come può un motore di ricerca basato sulla selezione umana dei link competere con gli algoritmi di Google? Jason mi ha guardato sardonico e ha risposto: “Chi attacca Mahalo semplicemente non lo ha mai provato o, peggio, non lo ha capito. Secondo te è meglio un piatto di sushi cucinato da un robot o da un cuoco giapponese in carne e ossa?”.

Voi cosa avreste risposto?

Due domande a Kevin Rose (Digg)

Paris – LeWeb3 ’07: Ho appena fatto due rapide chiacchiere con Kevin Rose, geniale e giovanissimo creatore del più famoso “participatory news network” al mondo: Digg.

Gli ho chiesto cosa pensasse dell’uso dei cloni di Digg in contesto aziendale: gli esempi da me forniti erano, ovviamente, Idea Storm di Dell e Coolsoftware di Intel.

La notizia interessante è che Rose non ne sapeva niente e ho dovut spiegargli con esempi di cosa stessi parlando. Anzi, il giovane imprenditore mi ha guardato con un misto di stupore e compiacimento mentre si limitava a dire “it’s a great thing. That’s what happens when you ask people voting ideas”.

C’è stato tempo anche per dire due parole sul modello di business di Digg che, forte di un traffico utenti enorme, si basa esclusivamente sull’advertising. Rose ne è soddisfatto al punto che, oggi come in passato, non avverte la necessità di tentare altri modelli di business. In fondo Digg è un sito senza video o audio, con basse esigenze di storaging e con una grafica semplice. I costi di gestione sono bassi, i ricavi alti e i suoi quaranta dipendenti hanno di che essere soddisfatti.

Twitter, ovvero innovare eliminando il superfluo

Parigi – Leweb3: Evan Williams, creatore di Twitter, fa il punto in un talk solitario sul successo planetario del suo “diabolico” servizio, nato solo un anno e mezzo fa. Il segreto, ricorda e ribadisce, è nella semplicità, nell’aver spogliato al massimo la piattaforma, costituita inizialmente da una semplice spazio dove scrivere post di soli 140 caratteri.

E’ il concetto, giusto ma peraltro già sentito, del “Creating by taking things away”. Twitter è qualcosa di nuovo nato eliminando il superfluo. In pratica un blog senza immagini, commenti, trackback o ogni altro “frill”; persino senza parole, dato il limite di 140 caratteri per “post” che obbliga alla sintesi. La sua semplicità si basa su un preciso concetto scientifico: “The usability of an interface is inversely geometrically proportional to its cognitive load”. Avete presente la home di Google?
Una domanda dalla platea: mentre Le Meur, creatore di Seesmic, e Williams, creatore di Twitter, erano in piedi uno accanto all’altro, gli è stato chiesto se i loro due servizi sono in competizione e se collaboreranno. Risposte evasive e un po’ imbarazzate, più qualche mezza ipotesi di interazione nel prossimo futuro.
Mike Butcher, Techcrunch UK, chiede come Twitter fronteggia la spesa SMS in Europa, assente negli States dove paga chi riceve i messaggini, non chi li spedisce. La risposta, un po’ fiaccca, è che Twitter ha introdotto da poco fatto un primo passo introducendo un limite per gli SMS da inciare. Sono inoltre in corso trattative con i mobile carrier europei per avere condizioni più vantaggiose. Ma qual è alla fine il modello di business di Twitter, specie sul mercato mobile? Ci stanno ancora pensando: si parla di inserire pubblicità negli SMS, oppure di far pagare piccole cifre agli utenti.

Insomma, ancora non ne hanno idea.

Sketchin, azienda svizzera 2.0

Chi dice che gli svizzeri sono troppo seri dovrà ricredersi. Luca Mascaro, CEO di Sketchin, ha appena pubblicato un delizioso video che documenta la “dura vita lavorativa” all’interno della sua azienda. Guardandolo si sorride, si scopre che è realizzato tutto con un solo “piano sequenza” (neanche avessero chiamato Alfred Hitchcock a girarlo) e che l’età media dei dipendenti si aggira ben al di sotto dei trent’anni.

Un virale in piena regola e, dunque, pane per i denti di Spotanatomy più che per i miei. Ne parlo qui perché mi dà il destro di ricordare che questa piccola azienda di Lugano, specializzata nel delicato compito di analizzare e implementare la “user experience” di siti, servizi on line e software, è a mio avviso molto “duepuntozero”. Lo è per il suo stesso core business, ma anche perché ha un corporate blog fresco d’inaugurazione e ben fatto, perché crede nella pubblicità virale, perché è costituita da uno staff giovanissimo e dinamico.

Peccato solo non sia italiana.

Da oggi a Roma, PiùBlog per tutti

Ora si chiama “Spazio blog di Splinder”, ma è pur sempre PiùBlog, un’intensa tre giorni di panel e discussioni (più un barcamp) sulla blogosfera vista in tutte le sue numerose declinazioni, compresa quella business e corporate. Ed è proprio per parlare di quest’ultima che domani venerdì 7 dicembre, a partire dalle 17.30, avrò il piacere di partecipare a un panel intitolato “Blog e aziende” e coordinato dall’ottimo collega Alberto D’Ottavi.

Sarò in buona compagnia: con me ci saranno anche Leonardo Bellini, autore di Fare Business con il Web – web marketing; il corporate blogger Filippo Berto, Fratelli Berto; Mafe De Baggis, digital marketing consultant; Howard Liptzin, Product Marketing, Manager Dada.net; Marco Magnocavallo, founder Blogo.it; l’altro corporate blogger Antonio Tombolini, Simplicissimus.

Se la cosa vi interessa, sappiate che tutto si svolge nel cuore della fiera della Piccola e media editoria “Più libri Più liberi”, in corso a Roma da oggi, 6 dicembre, a domenica 9, presso il Palazzo dei Congressi.

Nel caso ci vediamo lì.

Per saperne di più:

– Consulta programma completo di PiùBlog

Facebook e la crisi di Beacon

Mark Zuckerberg si pente, chiede scusa al vasto popolo di Facebook direttamente dalle pagine suo blog (e qui prendete nota), ammette insomma che la nuova advertising platform “Beacon” è stata mal realizzata e ha generato una crisi a sua volta mal gestita.

Il problema di Beacon risiede nella sua invadenza, in quanto il sistema nasce da una collaborazione con siti diversi da Facebook, tiene traccia dei tuoi acquisti su quegli stessi siti e poi li segnala ai tuoi amici. Un’idea tutto sommato interessante, ma che certo richiedeva un delicato “bilanciamento” della feature volto ad evitarne la trasformazione, prevedibile, in un bel calcio in bocca alla privacy degli utenti.

Bilanciamento che, per stessa ammissione di Zuckerberg, è venuto a mancare: “We simply did a bad job with this realese and I apologize for it”, scrive il creatore di Facebook con semplicità ed onestà sul proprio blog, mostrando come sia possibile sbagliare, imparare dai propri errori, cambiare rotta e andare alla ricerca di nuove soluzioni, tutto senza mai interrompere il dialogo onesto con il proprio pubblico di riferimento.

Nota per le aziende: quando si parla di comunicazione e web 2.0, si parla niente altro che di questo.

l’Estonia apre un’ambasciata su Second Life

Second Life è una moda? Una mania del momento? Un fenomeno già in estinzione? Il futuro? Difficile rispondere. Di certo c’è che molte istituzioni, alcune persino italiane, hanno subodorato le opportunità offerte dalla realtà virtuale di Linden Lab e si sono risolte ad aprire un proprio presidio politico nella “seconda vita”.

Da oggi tra loro figura anche l’Estonia, ex repubblica sovietica affacciata sul Mar Baltico, che seguendo l’esempio della vicina Svezia ha inaugurato un’ambasciata virtuale in SL. Sulla carta lo scopo è nobile e ben pensato: promuovere l’Estonia tra piccoli gruppi di professionisti stranieri altrimenti impossibilitati a visitare il Paese, ma anche dare una rappresentanza diplomatica al Governo in quelle nazioni dove esso non è fisicamente presente con una delegazione.

Diciamolo: con queste motivazioni, l’iniziativa non puzza come al solito di manovra meramente pubblicitaria.

Social lending, c’è anche Boober Italia

Una rondine non fa primavera, ma due? Fino a ieri fa il social lending era un illustre sconosciuto in Italia. Oggi, invece, le iniziative sul nostro territorio sono addirittura due: oltre al già citato Zoopa.it, esiste anche Boober Italia, sito di “peer-to-peer lending” nato a metà novembre dalla join-venture tra l’omonima società olandese e l’italiana Centax.

Come funziona Boober: “Gli utenti agiscono in totale autonomia. Chi richiede un prestito decide tutte le condizioni del finanziamento: ammontare, tasso d’ interesse e durata. Chi invece desidera prestare denaro è libero di indirizzarlo solo alle richieste di prestito che ritiene vantaggiose. Il denaro, inoltre, viene trasferito in automatico tra i conti correnti degli utenti, solo quando le richieste di prestito risultano interamente finanziate. Ecco perché su Boober non è necessario depositare il proprio denaro su conti virtuali, né gestire alcuna operazione di trasferimento (bonifici, addebiti etc…). Il richiedente colloca la proposta e il finanziatore aderisce alle richieste che ritiene vantaggiose.”

Riflettendoci, veder nascere due iniziative come queste nello stesso mese e in “terra vergine” sembrerebbe suggerire che un nuovo mercato del prestito, fuori dal controllo delle banche tradizionali, stia emettendo i primi vagiti. Fondamentale per il successo dell’operazione è ovviamente che i lenders, ovvero chi presta denaro, abbiano sufficienti garanzie e traggano giusti vantaggi dal proprio investimento.

Serve insomma un po’ di “rodaggio” per registrare la risposta degli utenti italiani prima di poter parlare di idea geniale o fallimento.

Internet ADV, il futuro è roseo

Oggi ZenithOptimedia presenta ufficialmente le sue nuove e più aggiornate previsioni sull’andamento dell’online advertising market globale da qui al 2010.

Drizzate le orecchie:

Gli investimenti nell’online advertising cresceranno del 24 per cento, passando da 36 a 44,6 miliardi di dollari. Cosa ancora più interessante, la spesa per la pubblicità online nel 2008 sorpasserà quella della pubblicità radiofonica e, nel 2010, anche quella sui magazine, arrivando a rappresentare l’11,5 per cento della “total ad spend”.

Per saperne di più:

– Paidcontent.org: “Internet Ad Spend Set To Overtake Radio In ‘08, Magazines By 2010: Report