
BrandWeek mi delizia con un articolo dal titolo palese: “Are Marketers Dying on Second Life?”. In esso si sottolinea non senza ironia come, attirati dal clamore dei media, gli operatori del marketing continuino a fiondarsi nell’universo creato da Linden Lab senza peraltro avere idea di cosa fare una volta all’interno. Il tutto avviene poi nel generale disinteresse, quando non siamo di fronte alla pura avversione, dei frequentatori di Second Life, che mal tollerano vuote operazioni di marketing una tantum: molte aziende si limitano infatti ad aprire in pompa magna succursali virtuali che presto restano deserte. Il perchè è comprensibile: La semplice notizia che un brand importante apra un negozio in Second Life viene ripresa dai media di tutto il mondo, generando una “copertura mediatica” gratuita che altrimenti costerebbe milioni di dollari. Un simile rientro vale poche migliaia di dollari buttate in inutili “isole virtuali” e il dissenso di qualche avatar ostile. O no? Peccato tutto questo debba finire non appena il morboso interesse della stampa finirà inevitabilmente con l’esaurirsi.






