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Zopa.it, il social lending sbarca in Italia

Il tempo passa e “web2.0” diventa sempre più sinonimo di disintermediazione. La crescente diffusione del broadband e delle connessioni always on si somma all’esperienza dell’ecommerce e alla nuova interazione sociale basata sui social network: insieme questi fattori forniscono le basi per nuovi e rivoluzionari esperimenti commerciali come quello messo in piedi dai Radiohead, dove l’incertezza dei risultati non scalfisce la genialità dell’iniziativa, o come Zopa.it.

E mentre nel primo caso la disintermediazione investe direttamente gli interessi delle major discografiche, nel secondo abbiamo un servizio di social lending che ambiziosamente si propone come alternativa alle banche e gli istituti di credito.

Una sfida che Zopa (Zone of Possible Agreement) sembra aver già vinto in Gran Bretagna (170mila iscritti) e che ora lancia in Italia con la stessa mission: mettere le persone in contatto affinché possano “prestarsi denaro tra loro, direttamente. Senza nessun intermediario e con interessi più convenienti per tutti.

L’iniziativa ruota intorno a un sito, una community e – udite udite – un corporate blog.

Sarà ora interessante vedere che genere di accoglienza riserva il nostro Paese a iniziative come questa nonché valutare sul campo la loro effettiva profittabilità.

Facebook? Roba da donne

Il blogger Paul Francis si è preso la briga di raccogliere e organizzare i dati della “Facebook ad platform” facendo alcune interessanti scoperte sul popolare Social Network:

1) La prima riguarda la distribuzione sul pianeta dei suoi membri: su 42.966.780 utenti provenienti da 31 nazioni, gli Stati Uniti figurano come nazione leader con oltre 18 milioni di iscritti. Seguono Gran Bretagna con 6,8 milioni, Australia (1,9 milioni) e, inaspettatamente, Turchia (1,6 milioni).

2) La seconda scoperta, molto più interessante, è che i dati in possesso di Francis documentano una popolazione in larga maggioranza femminile. Su scala planetaria, il gentil sesso è ottimamente rappresentato da 27.445.220 milioni di iscritti, contro i 15.521.660 del sesso opposto.

3)Anche l’Italia risulta prefettamente allineata con questa tendenza: su 161.800 iscritti in totale (un po’ pochi per la verità) ben il 70,57 per cento, pari a 114.180 unità, sono donne.

4) Su 31 nazioni censite, il tutto sommato esiguo numero di iscritti al social network statunitense relega il Belpaese a una misera 23esima posizione.

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Germania, l’iPhone è anche “unlocked”

Dallo scorso 8 novembre anche i tedeschi hanno il loro iPhone. In Germania l’oggetto del desiderio è sotto il diretto controllo di T-Mobile, che lo vende alle seguenti condizioni:

“Germans will pay €399 ($575) for the 8GB iPhone, along with a €25 ($36) activation fee, and these prices are in effect with a two-year contract. Calling plans will start at €49 ($71) per month, and except for that higher pricing, are similar to those in the U.S”.

Il solito salasso insomma. Di nuovo c’è che Vodafone, in questo Paese diversamente che altrove, ha inaspettatamente deciso di contestare l’esclusiva sul telefono-iPod ottenuta da T-Mobile e si è appellata alla corte di giustizia. Cosa ancora più strana, quest’ultima le ha anche dato ragione ed ha imposto a T-Mobile di vendere anche una versione nuda e cruda dell’iPhone, “without a contract and unlocked”.

Una vittoria per i consumatori? Ditemelo voi: il prezzo al pubblico è 999 euro.

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Dopo l’incontro con Chris Anderson

Ieri Chris Anderson, direttore di Wired Magazine e autore del libro “The Long Tail”, era a Milano. L’evento, organizzato dalla Ruling Company Association, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle aziende, della stampa, delle istituzioni (compreso un ministro Gentiloni apparso poco a suo agio con i concetti espressi da Anderson) e, grazie ai saggi suggerimenti di Cisco, bloggers. Molti bloggers.

L’editor in chief di Wired ha riproposto, durante una presentazione ben documentata dal live blogging di Matteo Balzani, i concetti chiave espressi nel libro The Long Tail (2006), dove Anderson si spinge oltre rispetto all’omonimo articolo del 2003 e afferma che il modello economico della Lunga Coda è applicabile non solo nel media and entertainment market, ma praticamente in ogni contesto economico. Il cuore della “Lectio”, a parte una breve introduzione, è quindi consistito nel fornire esempi a sostegno di questa rivisitazione/ampliamento della Long Tail theory.

Niente di nuovo sotto il sole insomma, almeno per chi come me e gli altri blogger in sala segue il personaggio ormai da tempo, ma di certo un’interessante occasione per il jet set aziendale milanese, intervenuto numeroso alla conferenza.

Per quanto mi riguarda, ho chiesto ed ottenuto dai cortesi e disponibili organizzatori uno slot di mezz’ora nel quale videointervistare Mr Anderson, forte della preziosa collaborazione di Intruders TV Italia. Ne è risultata una lunga chiacchierate che presto, post-produzione di Sartoni premettendo, saremo lieti di sottoporre al vostro impietoso giudizio.

Radiohead music business, un fallimento di successo

La “questione Radiohead” ha destato molto interesse e commenti appassionati in tutta la blogosfera, Blogs4biz compreso. Nell’ultimo post sull’argomento, pur se in parte sviato dai dati inesatti riportati sul Corriere.it (non un piazzaefichi.com qualunque), ho definito l’iniziativa un fallimento. La tesi ha stimolato diversi commenti, tutti di qualità e quasi tutti unanimi nel darmi torto.

I Radiohead, sostengono i lettori, hanno vinto la scommessa perché:

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In Rainbows è andato a ruba. Letteralmente.

Io l’avevo detto:apprezzo l’iniziativa senza precedenti con cui i Radiohead fanno pagare “a sottoscrizione” il nuovo album In Raimbows, ma la disintermediazione funziona solo se i fan non sono degli spilorci.

Ora si scopre che “il 62% degli 12 milioni 1,2 milioni” di acquirenti del disco non ha “donato” nulla. Gli altri hanno elargito da 3,20 euro (gli inglesi, più taccagni) fino a un massimo, peraltro raramente, di 8,30 euro. Ritengo che questa gente meriti di pagare un cd 40 euro.

Tre download “gratuiti” su cinque mi sembrano insomma decretare, almeno per il momento, il fallimento dell’iniziativa.

Chi è d’accordo?

Per saperne di più:

– Comscore press release

Destinazione: Berlin web2.0 expo 2007

Da lunedì 5 (ore 14 circa) a mercoledì 7 novembre sarò a Berlino per seguire tre delle quattro giornate previste per la Berlin Web2.0 Expo 2007. Studiando il nutrito programma, che potete consultare anche voi organizzato per temi o per giornate, ho focalizzato la mia attenzione su alcuni interventi raggruppati nelle categorie Marketing and Community e Strategy and Business Models.

Si tratta tuttavia solo di un “canovaccio” che varierà facilmente in funzione dell’atmosfera che respirerò sul posto e, se volete, della vostra collaborazione: vi propongo infatti di studiare il programma dell’expò e, se vi sorgono domande, di postarle nei commenti qui sotto indicando anche il talk che ve le ha suggerite.

In caso, farò del mio meglio per “stare sul pezzo” come “vostro inviato”.