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L’Apple Store su Second Life

Chiariamo subito una cosa: l’iniziativa è “unofficial”, nel senso che non ha nulla a che fare con la Apple e, proprio per questo, probabilmente ha i minuti contati. Eppure la perfetta imitazione di Apple Store che un certo Neil Nielson, di professione Apple Certified Trainer, ha aperto su Second Life non è affato male. Ci sono appena stato, o meglio, c’è appena stato il mio avatar e “insieme” abbiamo trovato un sacco di persone intente a “parlare” di Mac e a condividere la propria passione per tutto ciò che è marcato con la Mela. C’è anche della merce in vendita: bastano infatti pochi Linden Dollar per portarsi nella propria casa virtuale le esatte repliche digitali di iMac, iPod e altro ben di Dio prodotto dalla casa di Cupertino. Fossi in Jobs e compagni lascerei fare o, al limite, investirei dei soldi nel progetto. Se non altro, servirebbe a mostrare un po’ di gratitudine per tanta pubblicità gratuita.

(Via Steve Rubel)

“Crescita fenomenale” per l’in-game advertising

“L’industria dell’in-game advertising evidenzia una rapida crescita. Abbiamo messo a confronto le previsioni dei più importanti analisti di settore – inclusi Citi, IDC, Yankee Group, Forrester e SIG – e possiamo dire con certezza che nel 2010 il giro d’affari del settore varrà almeno un miliardo e milioni di dollari. Il ritmo di crescita è semplicemente fenomenale”.

E’ quanto rivelava pochi giorni fa l’in-game advertising company IGA Worldwide in un’intervista con il sito Spong.

Caso Wikipedia, Florence Devourad getta acqua sul fuoco

Quale futuro attende l’enciclopedia libera Wikipedia? Giovedì scorso una frase attribuita a Florence Devourad (foto), chairwoman della Wikipedia Foundation, e riportata in rete da Robert Scoble suggeriva che l’enciclopedia libera avesse i mesi contati. Il giorno dopo, a mente fredda, siamo tornati sull’argomento sostenuti dalla testimonianza di Wikipedia Italia e proponendo la nostra interpretazione dell’accaduto:

“A conti fatti, ciò che è in discussione a breve termine non è dunque la mera sopravvivenza di Wikipedia, bensì la sua crescita ed il possente adeguamento strutturale che tale crescita esige”.

Oggi le nostre riflessioni si sono rivelate corrette: dopo quattro giorni Florence Devourad ha preso energicamente la parola e, più agguerrita che mai, ha spiegato:

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PayPerPost sempre più “sincero”

All’inizio Ted Murphy proprio non voleva saperne: per il CEO di PayPerPost era normale che i blogger suoi affiliati scrivessero post pagati da inserzionisti senza dire niente ai propri lettori. Anzi, se ricordate, il perchè lo spiegò lui stesso in un’intervista con Blogs4biz. Poi la svolta: Murphy cede alle pressioni della comunità on line e aggiunge sul suo sito la frase magica “disclosure required”. Insomma, PayPerPost si converte alla trasparenza. Ora c’è un’altra novità: all’interno dei redazionali pagati da PayPerPost dovrà comparire un “bottone” che include “a rollover ad that displays a company logo, and an invitation for other bloggers to get paid for writing about the product”. Una trovata che consente a Murphy di prendere ben tre piccioni con una fava: “The bloggers are happier because it provides them with a clear way to disclose, the readers are happy because it provides them transparency, and the advertiser gets some additional branding from the bubble ad”. Quando si dice fare di necessità virtù.

Per saperne di più:

– Online Media Daily: “PayPerPost Beefs Up Disclosure Policies

E dopo Vista sarà la volta di Vienna

Ancora non è chiaro se il nuovo sistema operativo Microsoft abbia o meno incontrato il favore del pubblico, che già la casa di Redmond rilancia la posta in palio e si sbilancia promettendo un nuovo, ennesimo sistema operativo. Il nome in codice è Vienna, mentre la sua uscita è prevista fra poco più di due anni, alla fine del 2009. E visti i precedenti, credo sia già possibile azzardare una previsione stimando almeno un anno di ritardo per l’effettivo debutto del nuovo “pargolo” di Bill Gates. Sbaglio?

Per saperne di più:

– PC World: “Microsoft: Vista Follow-up Likely in 2009

(Via Engadget)

Jobs chiama, Emi risponde

Forse non ci crederete, ma la casa discografica EMI si è detta disposta a vendere on line il proprio vasto catalogo digitale senza alcuna protezione anticopia. Solo tre giorni fa Steve Jobs lanciava la sua bomba sul mercato discografico planetario: Apple non ama i DRM, li adotta perchè solo così si possono convincere le Major a vendere musica su iTunes. Una mossa abile e – a mio avviso – frutto di una strategia mirata a:

1) far apparire la casa di Cupertino come l’azienda buona costretta a bloccare nei suoi iPod la musica acquistata attraverso iTunes;
2) scaricare tutta la responsabilità sulle spalle delle “crudeli” Major;
3) sondare l’umore delle case discografiche, nonché a ricattarle davanti all’opinione pubblica, per scuoterle e capire quali tra loro sarebbero disposte a togliere il “lucchetto” dalle canzoni mp3.

Perchè tutto questo? Ma per allargare ancora il marcato musicale digitale e creare nuovi spazi di manovra e crescita per Apple, ovviamente. E se Jobs chiama, Emi Group risponde: la major raccoglie la sfida e rilancia la posta sul piatto dichiarandosi pronta a tuffarsi in un mondo senza DRM. Ora non resta che attendere la reazione delle altre Major: la cosa si prospetta interessante.

Per saperne di più:

– USA Today: “EMI in talks to sell unprotected MP3s

Wikipedia, il punto della situazione

Ieri, il colpo di teatro: a Wikipedia restano pochi mesi di vita. Il giorno dopo è tempo di fare due conti e capire se e quanto “l’enciclopedia libera nella quale i lettori sono anche gli autori” sia davvero in pericolo. Ci dà una mano Frieda Brioschi di Wikipedia e Wikimedia Italia, che spiega: “La situazione è semplice: il sito cresce, crescono le visite e (sebbene molto più lentamente) crescono anche i dipendenti di Wikimedia Foundation. Conseguentemente aumentano anche le spese”. Nulla di nuovo sotto il sole dunque, ma un patrimonio culturale sempre più vasto la cui tutela richiede una coscienza collettiva maggiormente vigile. Ciò detto, è più facile contestualizzare e valutare il grido d’allarme lanciato ieri da Florence Devourad, chairwoman della Wikipedia Foundation:

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Wikipedia ha le ore contate?

E’ una vera bomba quella lanciata sul pubblico del LIFT 2007 da Florence Devourad, chairwoman della Wikipedia Foundation:

“Allo stato attuale, Wikipedia dispone di risorse finanziarie per mantenere i propri server altri 3 o 4 mesi. Se non troviamo altri fondi, non è impossibile che Wikipedia possa sparire”.

Questa la notizia. Ora, passato lo stupore, una riflessione: che l’allarme lanciato dalla Devourad sia reale o solo esagerato per svegliare donatori vecchi e nuovi, la sostanza non cambia. Se Wikipedia andasse a rotoli le conseguenze sarebbero sostanzialmente due: la morte del modello di business basato sulle donazioni; il nostro rapido ritorno all’età della pietra, quando il sapere condiviso non era che una languida utopia.

UPDATE: facciamo il punto assieme a Wikipedia italia.
UPDATE/2: Florence Devourad smentisce l’imminente chiusura di Wikipedia.

(Via Scoble)

Più Gmail per tutti

Gmail cambia e apre al grande pubblico. Da oggi chiunque può collegarsi al sito ufficiale del servizio e registrarsi per proprio conto, senza più bisogno di essere invitato da un altro utente. Contestualmente alla “liberalizzazione” del servizio, Google Italia annuncia anche la disponibilità di un software gratuito che consente la gestione e consultazione di Gmail dal cellulare. Una mossa azzeccata, dal momento che non vedo paese più adatto del nostro, dove ci sono più cellulari che abitanti, per mettere alla frusta un client localizzato per telefonia mobile.

Per saperne di più:

– Google Blog Italia: “Grandi novità per Gmail!

Il segno dei tempi

Impossibile non fermarsi a riflettere quando il più vecchio quotidiano del mondo (tra quelli ancora pubblicati) lascia la carta stampata per trasferirsi interamente sul web. Il newspaper in questione si chiama Post-och Inrikes Tidningar, è stato fondato nel 1645 dalla regina di Svezia e, dal primo gennaio, viene pubblicato esclusivamente on line. Se sia un bene o un male non spetta a me dirlo. Di certo è un segno dei tempi che non piace alla redazione dell’antico giornale. Secco infatti è il commento di Hans Holm, chief editor del giornale per oltre 20 anni: “We think it’s a cultural disaster”. Voi che ne pensate?

Per saperne di più:

– CNN: “World’s oldest newspaper now exists only online

(Via AD Blog Arabia)