I DRM danneggiano il digital music market?

Sembrerebbe di sì stando alle proteste sollevate da Musicload, negozio musicale digitale tedesco di proprietà di Deutsche Telekom. Come riporta Ars Technica:

“La scorsa settimana MusicLoad ha diffuso un comunicato dove spiega come molti suoi clienti stiano avendo ‘problemi consistenti’ con le tecnologie di Digital Rights Mangement. In pratica tre telefonate su quattro al loro customer care service originano dalla frustrazione dei clienti nell’avere a che fare con i DRM. Il tutto in un mercato dove le Major si aspettano di essere pagate per lo sfruttamento commerciale dei loro titoli mentre tutti i costi di sviluppo dei DRM gravano sulle spalle dei music retailers. Se la storia d’amore tra compagnie discografiche e DRM – conclude Ars Technica – nuoce direttamente proprio a quelle aziende che cercano di trarre profitto dal mercato online della musica digitale, allora c’è davvero qualcosa che non va”.

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Come sopra

Nel post prima di questo e in vari tra quelli che lo hanno preceduto ho parlato di Second Life e, soprattutto, della smania presenzialista che il mondo di Linden Lab instilla in un numero crescente di persone. Non è colpa loro: come in molti fanno notare, ormai basta inciampare in un computer anche solo loggato in Second Life per finire dritti sui giornali, che a quanto pare non parlano d’altro. Se si considera il rapporto costi-benefici, il presenzialismo per ora sembra essere un affare conveniente. Così non debbo stupirmi se, aprendo la posta elettronica, scopro un invito di Sony alla presentazione italiana della nuova Playstation 3 su – indovinate un po’? – Second Life. L’isola è quella dei Parioli, dove già era stato presentato Windows Vista. Perchè ho l’impressione che questo sia solo l’inizio?

Presenzialismi targati Second Life

Diciamo che non sono entusiasta di questa corsa a Second Life che coinvolge personaggi ed entità di ogni genere, recentemente anche e sopratutto istituzionali, persino italiane. Volevo spiegare perchè, ma Suzukimaruti lo ha fatto prima di me e così bene da meritare una citazione e un link:

“Giuro che fatico a capire cosa serva una sede della Regione Toscana in Second Life. Il timore è che non serva ad una sana mazza: si fa vetrina, ci si va sopra, si comunica al mondo che si è “moderni” e ci si gode lo spettacolo. L’impressione che ci cavo è che attualmente “esserci su Second Life” di fatto è un fine e non un mezzo per fare qualcosa di più”.

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Identikit dell’escluso digitale

Il “ritardo digitale” che affligge ancora il 40% della popolazione italiana (dati Niche) è ascrivibile principalmente a tre fattori:

Età: passati i 60 anni, l’utilizzo delle nuove tecnologie, siano esse cellulari, pay-tv o, peggio ancora, computer, crolla drasticamente.
Sesso: sebbene buona parte del divario sia stato recentemente colmato, ancora oggi le donne fanno in casa un uso delle tecnologie digitali (computer, pay-tv, fotografia digitale, etc.) nettamente inferiore rispetto agli uomini. La situazione peggiora se si prendono in considerazione tecnologie ancora più recenti come voip, blogs, chat, etc. L’unico caso in cui tale ritardo è stato colmato riguarda l’uso della telefonia cellulare. Nell’ambito della sola utenza femminile, si registra un forte divario tra donne in carriera e “casalinghe”, dove quest’ultime appaiono praticamente all’oscuro delle tecnologie digitali.
Conoscenza dell’inglese: due terzi degli italiani dichiara nei sondaggi di non conoscere affatto la lingua di Shakespeare, denunciando di fatto un’ostacolo assai rilevante “alla diffusione delle conoscenze e della cultura ICT nel nostro paese”.

Data questa analisi, (i cui dettagli potete in parte consultare sul sito di Confindustria), ne consegue l’identikit del perfetto escluso digitale italiano: una donna ultrasessantenne completamente digiuna dell’inglese. Dopo la casalinga di Voghera, ora i giornalisti dovranno dunque fare riferimento alla pensionata di Lotzorai.

Communicagroup lancia il blog di Antonio Lubrano

Una moltitudine di domande senza risposta tormentano i cittadini italiani schiacciati dalla burocrazia, dalle truffe, dai diritti negati, dalle piccole e grandi ingiustizie. Da anni il giornalista Antonio Lubrano combatte questa realtà disperante a colpi di informazione corretta, documentata e puntuale, fornendo un servizio “pubblico” nel senso più ampio del termine. Oggi quel servizio sbarca in rete e prende la forma del 14esimo blog di Communicagroup.it, intitolato (ovviamente) Lubrano Risponde.

Nell’intestazione si legge:

“Per essere cittadini consapevoli, oggi, bisogna tenere gli occhi ben aperti, essere costantemente informati, fare tesoro delle esperienze degli altri. In questo blog trovate le risposte alle centinaia di quesiti che mi vengono rivolti ogni settimana da persone che sentono il bisogno di essere aiutate. Da oggi, anche voi, potrete scrivermi a questo indirizzo: redazione@communicagroup.it”.

Cosa state aspettando?

Per una definition davvero high

rai nhk collaborazione super high def

Durante la presentazione del rapporto e-Family 2007 Luigi Rocchi, direttore “Strategie Tecnologiche Rai”, ha candidamente rivelato che la nostra emittennte nazionale sta sperimentando insieme alla Giapponese NHK una tv capace di una definizione 16 volte superiore allo standard Full HD, ovvero il massimo attualmente sul mercato. Con buona pace di chi, come me, ha speso bei soldoni per comprare un tv lcd hd-ready in formato 16/9 e, ad oggi, vede i canali tv terrestri e satellitari in forma di ingnobili quadrati al centro di uno schermo costoso, enorme e in gran parte inutilizzato.

Youtube chiama Google, abbiamo un (costoso) problema

Viacom non ci sta, o meglio: sono i 160mila video di proprietà di Viacom che non devono assolutamente stare su YouTube. Pare siano stati visti in totale un miliardo e mezzo di volte, ma l’azienda americana è in vena di sconti: ieri ha infatti denunciato Google chiedendo “solo” un miliardo di dollari di risarcimento. In fondo sono solo 0,67 centesimi per ogni “visione abusiva”.

(Via Cnet News)

La dinamica della banda larga

Cresce in Italia il numero di collegamenti a banda larga. Il dato viene strombazzato a destra e a manca dai media, eppure nessuno sembra preoccuparsi di chiarire un dettaglio tutt’altro che insignificante: nel nostro paese, le connessioni a banda larga sono in maggioranza flat o a consumo? Nuovi dati freschi di stampa mi danno finalmente il destro di rispondere a questa pressante domanda, nonché di riflettere sulle implicazioni che tale risposta comporta:

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Anche la Toscana entra in Second Life

Leggo dal portale intoscana.it che la Regione Toscana ha quasi ultimato la costruzione di un’isola a propria immagine e somiglianza nel sempre più inflazionato universo virtuale creato da Linden Lab. Lo scopo dichiarato è offrire agli oltre 4 milioni e mezzo di “residenti” in SL un “nuovo modo di ‘vivere’ la Toscana, conoscere il suo territorio e le sue meraviglie”. Secondo quanto si legge sul blog ufficiale dedicato all’iniziativa – sì, avete capito bene, c’è anche un blog – i visitatori troveranno riproduzioni dei principali monumenti presenti nella regione, gli avatar dei redattori in forze alla redazione di intoscana.it e, cosa anche più interessante, un supermarket virtuale che “darà accesso ai prodotti dello shop del portale intoscana (www.intoscana.it/shop)”. I residenti potranno infatti “acquistare le eccellenze Toscane in Second Life, scegliendole da scaffali virtuali, proprio come in un vero negozio con tanto di commessa, per poi vederseli recapitare materialmente a casa in Real Life”. Un’operazione astuta, non c’è che dire. Ora non resta che vedere se avrà successo e, nel caso, chi altro nel nostro paese si deciderà a seguire l’esempio toscano salendo sul carrozzone di SL. Qualche ipotesi?

E-Family 2007, un breve sunto

Torno adesso dalla presentazione del rapporto E-Family 2007, presentato a Roma da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici e da ANIE, Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche. In breve, secondo la ricerca realizzata da Niche Consulting, le famiglie digitali italiane costituiscono ormai il 60 per cento della popolazione e “nelle case degli italiani raddoppiano gli accessi a banda larga, i cellulari Umts, le stampanti multifunzioni e gli apparati audio e tv hi-tech. Siamo primi al mondo per la telefonia mobile, ma il digital divide continua a lasciare fuori anziani, casalinghe e chi ha scarsa dimestichezza con l’inglese”. Questo detto in estrema sintesi: personalmente mi riservo di tornare sull’argomento oggi e nei prossimi giorni con vari post, provando a riepilogare le varie ed interessanti questioni emerse durante il convegno e restate fuori dal comunicato stampa degli organizzatori.

Ecco una breve (e incompleta) anticipazione di cosa parleremo nei prossimi post:

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