Archivio mensile:ottobre 2009

Alessandro Gilioli: il futuro del giornalismo è nella comunicazione plurale, concorrenziale e meritocratica

Alessandro Gilioli è giornalista de L’Espresso e blogger editor di “Piovono Rane“. Vincitore del Macchianera Blog Awards ’09 per la categoria “Miglior Blog giornalistico”, Alessandro ben incarna la figura del professionista dell’informazione che vive dall’interno la rivoluzione in corso nel giornalismo, mostrando come sia possibile cavalcare l’onda lunga dell’innovazione mantenendo ben saldi i vecchi e sani principi alla base del suo mestiere. La persona giusta, insomma, con la quale iniziare la conversazione online sul futuro dell’informazione da qui a dieci anni, tema centrale della prossima Venice Session:

Giornalisti versus blogger/citizen journalists: a chi appartiene il futuro dell’informazione?
“Direi che appartiene a tutti i comunicatori, professionali e non, se sapranno mettere da parte ideologismi di “corporazione” e lavorare insieme per un’informazione plurale.

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Dave Sifry: “Tutto resterà per sempre documentato in Rete”

Dave Sifry, imprenditore, blogger e fondatore del motore di ricerca per blog Technorati, racconta la sua originale ricetta per gestire l’approccio dei suoi giovanissimi figli alla Rete:

«Ho due figli piccoli di cinque e nove anni. Per ora lascio che la più grande usi internet come strumento di ricerca per la scuola e come mezzo di comunicazione (via mail) con le amiche. Da fotografo, mi preoccupa soprattutto che i miei figli possano condividere on line immagini senza la necessaria consapevolezza.

Credo, infatti, che le persone non riflettano abbastanza sulle reali implicazioni dell’avere foto dei loro giovani figli pubblicate on line. Allo stesso modo penso a quante cose imbarazzanti i bambini siano capaci di pubblicare on line senza comprendere che tutto resterà per sempre documentato in rete, facilmente ricercabile attraverso un motore di ricerca anche fra 20, 30 o 40 anni.

Per questo mi assicuro che i miei non spargano in rete dati sensibili. L’altra faccia della medaglia – conclude – è che sto costruendo un archivio digitale multimediale per documentare puntualmente la storia della mia famiglia e, un domani, dare la possibilità ai miei ragazzi di condividere consapevolmente on line le foto e le informazioni sulla loro prima gioventù che riterranno più opportune».

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Questa breve intervista è parte dello speciale “Bambini a più dimensioni” pubblicato su Nova24 del 14 maggio. Per consultare il resto dell’inchiesta, segui i link di seguito

Vedi anche:
– Il pezzo d’apertura dello speciale “Bambini a più dimensioni”
– David Weinberger: “Educare i figli a discernere il vero dal falso”
– Yossi Vardi: Dare ai giovani accesso alla rete e un codice etico per gestirla
– Doc Searls – Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile
– Joi Ito – Non dobbiamo creare analfabeti digitali
– Maryssa Mayer – Internet porta in dote più benefici che rischi
– Stefano Quintarelli – Stare vicini ai figli e navigare con loro
– Chris Anderson – Navigazione protetta e accesso alle fonti di informazione come Wikipedia
– Marten Mikos – Lasciare che i figli imparino ad affrontare i problemi da soli

David Weinberger: “Educare i figli a discernere il vero dal falso”

«E’ importante essere consapevoli che, navigando in rete, i nostri figli incontreranno cose che possono turbarli e leggeranno pagine piene di menzogne. I genitori devono educarli a discernere il vero dal falso secondo gli stessi principi con cui insegnano loro a leggere i giornali o a guardare la TV». Per David Weinberger, tecnologo di fama internazionale, l’isteria con cui i genitori guardano a Internet è eccessiva.

Al contrario, il fatto che essi possano «liberamente perseguire degli scopi in un ambiente aperto, è molto positivo. Per questo non mi sento di dire – continua – che Internet sia pericolosa per i ragazzi a prescindere. Quello che mi preoccupa semmai è la loro curiosità », perché potrebbe portarli troppo lontano. «I genitori dovrebbero badare a cosa interessa ai loro figli» piuttosto che censurare il loro accesso alla rete, così come dovrebbero «imparare con loro a usare il computer e a navigare, riversando nell’esperienza vissuta assieme ai propri ragazzi il loro buon senso di adulti.

Solo così si può colmare il vuoto lasciato da una scuola ancora incapace (anche in America) di riconoscere il ruolo di Internet nella diffusione del sapere e l’importanza di educare i giovani a farne uso».

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Questa breve intervista è parte dello speciale “Bambini a più dimensioni” pubblicato su Nova24 del 14 maggio. Per consultare il resto dell’inchiesta segui i link di seguito

Vedi anche:
– Il pezzo d’apertura dello speciale “Bambini a più dimensioni”
– Dave Sifry: “Tutto resterà per sempre documentato in Rete”
– Yossi Vardi: Dare ai giovani accesso alla rete e un codice etico per gestirla
– Doc Searls – Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile
– Joi Ito – Non dobbiamo creare analfabeti digitali
– Maryssa Mayer – Internet porta in dote più benefici che rischi
– Stefano Quintarelli – Stare vicini ai figli e navigare con loro
– Chris Anderson – Navigazione protetta e accesso alle fonti di informazione come Wikipedia
– Marten Mikos – Lasciare che i figli imparino ad affrontare i problemi da soli

Il rapporto tra bambini e Rete visto dagli internet guru

Con questo pezzo d’apertura, inizio la pubblicazione a puntate dello speciale dal titolo “Bambini a più dimensioni” uscito con Nòva24 numero 173 del 14 maggio. Una piccola inchiesta realizzata per raccontare ai genitori italiani, specie a quelli “non digitali”, come i guru della Rete gestiscono o gestirebbero rischi e opportunità derivanti dall’incontro tra i loro giovani figli e Internet. Non una guida, ma una serie di pareri autorevoli (parlano Dave Sifry, Yossi Vardi, Doc Searls, Don Tapscott, Cory Doctorow, Marissa Mayer, David Weimberger e il nostro Stefano Quintarelli, solo per citarne alcuni) sui quali riflettere insieme.

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Bambini a più dimensioni

«Internet è il più potente strumento di comunicazione mai posseduto dall’uomo e, nel prossimo futuro, la sua comparsa sarà indicata come un altro dei punti di svolta nell’evoluzione della razza umana, alla stregua dell’invenzione della stampa o della scrittura stessa». A parlare è Yossi Vardi, storico imprenditore della rete, secondo cui la cosa più importante nel rapporto tra genitori e figli “digitali” è «dare loro un solido sistema di valori con cui poter misurare le proprie azioni quando sono in rete».

L’Internet guru ci propone insomma una visione del rapporto tra giovani e rete antitetica rispetto a quella di molti genitori “non digitali”, nel cui tormentato immaginario i figli appaiono come automi imbambolati davanti a un computer ed esposti a ogni genere di predatore sessuale. Terrorizzati, padri e madri “analogici” reagiscono nel modo più semplice: proibendo l’uso di ciò che non comprendono.

Eppure vietare è generalmente inutile:

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Muck Rack, il mondo del giornalismo visto attraverso Twitter

Creare un portale dove raccogliere, organizzare e rendere facilmente fruibili al pubblico della rete gli account Twitter di centinaia di giornalisti. E’ questa l’idea alla base di Muck Rack, sito internet creato da Sawhorsemedia che, di fatto, si configura come una finestra dalla quale osservare “what’s happening right now in the world of journalism“, per dirla con il claim ideato dai suoi curatori.

È possibile seguire i “cinguettii” dei vari giornalisti navigando la directory degli account per argomenti (Politics, Business, Technology) oppure per testata giornalistica, nel senso che si possono isolare e consultare i soli tweets dei giornalisti appartenenti alla Associated Press piuttosto che alla BBC. Se dispone di un proprio account sul sito di micro-blogging, l’utente può scegliere in qualsiasi momento se diventare “follower” di un profilo di interesse tra quelli consultati su Muck Rack. Allo stesso modo è possibile segnalare l’account di un giornalista che, ad avviso del lettore, meriterebbe di essere incluso nel directory.

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Fare informazione. Un riferimento dall’Unesco

Obiettività, verifica delle fonti, indipendenza e accuratezza sono solo alcuni dei capisaldi che da sempre definiscono la professione del giornalista e che devono necessariamente essere background condiviso da chiunque voglia fare informazione.

Nell’era del Web 2.0 e del citizen journalism, la diffusione e condivisione di questi principi diventa ancora più importante, perché se il singolo acquisisce una straordinaria libertà d’espressione e mezzi potentissimi per fare informazione, allo stesso tempo deve disporre delle competenze necessarie a sostenere la pesante responsabilità che informare un pubblico comporta.

Story-based inquiry: a manual for investigative journalists” è il titolo del manuale di giornalismo investigativo che l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, ha da poco reso disponibile online.

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