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Altri 15 milioni di dollari per Twitter

Il successo di pubblico riscosso da Twitter nel mondo è sotto gli occhi di tutti, anche degli investitori che continuano a foraggiare l’azienda con moneta sonante.

Secondo quanto riferisce Cnet, nel terzo round di fund raising il “cinguettante” servizio di micro-blogging avrebbe raggranellato ben 15 milioni di dollari, mentre non è ancora chiaro chi esattamente abbia sciolto i cordoni della borsa.

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Radio3 Mondo: Internet, la Waterloo della privacy

Come anticipato ieri, stamani ho partecipato alla puntata di Radio3 Mondo dedicata a Internet e privacy. La conduzione era nelle capaci mani di Patrizia Ravaioli, che ha inaugurato al meglio le due settimane in cui guiderà il programma mattutino di Radio tre.

In studio con me era ospite anche l’editore Alberto Castelvecchi (quello per intenderci che ha fatto della blogger Pulsatilla una scrittrice di successo), il quale si è rivelato un profondo e raffinato conoscitore della nuova Rete, delle sue dinamiche, dei suoi pregi e difetti. L’unico ospite in collegamento esterno era Mauro Paissan, componente dell’Autorita’ Garante per la protezione dei dati personali e giornalista, che ci ha aiutato a comprendere il significato ed il ruolo della legislazione sulla privacy nell’era di internet.

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Web2.0 expo, Schwartz “consacra” il corporate blogging

jonathan schwartz parla di corporate blogging con tim o'reilly al web2.0 expo di san francisco

Scorrendo la stampa online straniera ho scovato un articolo pubblicato sul News Blog di Cnet in cui si cita Jonathan Schwartz, CEO di Sun Microsystems e celebre blogger, attribuendogli la seguente affermazione: “Presto la stessa parola ‘blogging’ diventerà anacronistica”.

La frase esce durante una chiacchiera con Tim O’Reilly fatta durante il web 2.0 expo di San Francisco, ed induce l’incauto autore del post, Stephen Shankland, a titolare: “Un blogger d’eccezione preconizza la fine del blogging”.

Sono solo balle.

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Hatch-chan, la blogstar felina più amata dai giapponesi

Paese che vai, usanze e follie che trovi. Pensate ad esempio che nel lontano Giappone un blogger può raggiungere fama e successo senza neanche aver bisogno di essere umano. Mi spiego meglio: il giapponese Hatch-chan “firma” un blog visitato ogni giorno da 50mila persone e, tra un post e l’altro, si liscia il pelo, fa le fusa o dà la caccia ai topi. Insomma, è un gatto.

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Microsoft a Yahoo!: “Non rialzeremo la nostra offerta”

Da queste parti abbiamo seguito e seguiamo con passione la vicenda che unisce i destini di Microsoft (intenzionata a comprare) e Yahoo! (non intenzionata a vendere).

Il primo passo è stato fatto dell’azienda di Redmond, tornata con una consistente offerta a “chiedere la mano” del motore di ricerca di Sunnyvale.

Yahoo! ha prima nicchiato, dando peraltro il tempo a Google di gridare allo scandalo, poi ha rifiutato in due tempi: prima con un semplice “no”, poi motivando tale diniego con corposa documentazione sullo stato e sulla floridità dei propri affari. Il messaggio era chiaro: se ci volete dovete pagare di più.

Bene. Ora la novità è che Microsoft ci ha pensato è la risposta è “no”: 44,6 miliardi di dollari è cifrà più che sufficiente.

Per saperne di più:
– Yahoo!: “Microsoft sees no reason to raise Yahoo bid: sources

Corporate blogging e policy, la lezione di Cisco

cisco patent troll tracker

La storia del Patent Troll Tracker, blog specializzato nello smascherare le aziende che usano il brevetto come vero e proprio strumento di estorsione, non deve passare inosservata.

Particolarmente abile ed agguerrito, il suo editor ha lavorato con successo e nell’anonimato per diverso tempo, finché la sua identità non è stata infine smascherata: il suo nome è Rick Frenkel ed è IP executive di Cisco Systems.

Inutile dire che, a valle della rivelazione, una pioggia di polemiche e qualche causa legale per diffamazione si sono abbattute sia su Frenkel sia su Cisco. E proprio a quest’ultima va riconsociuto il merito di aver agito con saggezza per contenere la crisi:

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L’importanza di un piano editoriale – Le reazioni

Nel mio post di ieri evidenziavo la scarsità di contenuti presenti sul blog Family Business Smart, realizzato da Monkey Business per Cerif/Università Cattolica del Sacro Cuore, e ascrivevo il problema alla mancanza di un piano editoriale. I diretti interessati hanno raccolto le mie critiche e, civilmente, hanno risposto esponendo le loro ragioni:

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L’importanza di un piano editoriale

Il blog Family Business Smart, realizzato da Monkey Business per Cerif/Università Cattolica del Sacro Cuore, nasce con la missione di “individuare, raggiungere e coinvolgere le numerose aziende familiari italiane in una conversazione sui temi del family business […] attraverso l’ascolto e la partecipazione in rete”.

Se l’intenzione è buona, altrettanto non si può dire dei risultati: in ben due mesi di vita il blog ha prodotto due soli post, uno dei quali di presentazione dell’iniziativa, venendo meno all’intenzione dichiarata di “seguire la conversazione con sollecitudine e accuratezza” fornendo “di continuo nuovi articoli”.

Sono cose che accadono fin troppo spesso e che confermano la mia teoria:

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Apple, Mozilla e il caso Safari

“Quello che ha fatto Apple è sbagliato”. John Lilly, CEO di Mozilla, non usa mezze parole nel giudicare il recente operato dell’azienda di Cupertino. Oggetto delle critiche, la scelta di includere, se non addirittura nascondere, l’installazione di Safari nell’aggiornamento rilasciato per iTunes per Mac e Windows.

Un “comportamento sbagliato”, secondo Lilly, perché mina il rapporto di fiducia tra le aziende e l’utente, che si ritrova ad installare software che non ha richiesto, distribuito con un meccanismo che ricorda da vicino quello del malware.

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LinkedIn ora unisce anche le aziende

LinkedIn, il social network professionale nato per “connettere” tra loro professionisti provenienti da ogni parte del mondo, ora apre anche alle aziende. Da oggi saranno infatti disponibili, per i soli utenti registrati, 160mila “company profiles” che riportano i dati principali relativi alle compagnie profilate (compresa una rassegna stampa in stile “dicono di noi”), indicando anche quali dei membri di LinkedIn lavorano per loro e consentendo di ricostruire assunzioni, licenziamenti, collaborazioni, partnership.

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