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Microsoft Italia apre al corporate blogging, nasce Mclips

L’incontro con i blogger organizzato da Microsoft ha riservato un’interessante sorpresa agli invitati: la presentazione di Mclips, prima piattaforma di corporate blogging ufficialmente inaugurata dall’azienda di Redmond.

Grafica semplice ma gradevole, la nuova piattaforma consentirà a chiunque tra i dipendenti lo voglia di “bloggare in azienda”.

Questa la notizia, Rimando a domani un post con maggiori dettagli.

L’accordo Microsoft – Yahoo! tra preoccupazione (di Google) e scetticismo

Il momento è, per così dire, catartico: c’è Microsoft che ritenta l’acquisizione di Yahoo! con un’OPA ostile da 44.6 miliardi di dollari, c’è l’azienda di Sunnivale che prende tempo per valutare l’offerta, ma c’è anche Google che grida allo scandalo e avverte: se Redmond ci riesce, l’apertura e l’innovazione della rete sono a rischio. Oggi, poi, tiene banco la replica piccata di Microsoft che ribatte chiedendo: da che pulpito Google parla di rischio monopolio?

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Case study: il corporate blog mancato de “La Sterpaia”

Lo ripeto da anni, lo ripeterò fino alla nausea: il blog è solo uno strumento ed è l’autore a fare la differenza. Quando un’azienda mi chiede se deve aprire un blog, rispondo sempre con una serie di domande: chi siete, cosa avete da raccontare, chi sarà a farlo?

Il blog è uno strumento di publishing on line: come avviene per una semplice penna, se lo si maneggia maldestramente (come nel caso del corporate blog La Sterpaia), esso si trasforma un pugnale piantato nella schiena dell’azienda (e dell’editor).

Ma andiamo con ordine:

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Ladri di contenuti infestano la blogosfera

Premessa: questo blog, così come gli altri “cugini” del network Communicagroup, mette a disposizione della rete i propri contenuti secondo i dettami della licenza Creative Commons. A beneficio di chi ne ignora la sostanza, ricordo che essa consente agli utenti di “riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare ” i contenuti da me prodotti, nonché di modificarli a loro piacimento. Il tutto avviene a precise condizioni. Cito:

Attribuzione. Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ti ha dato l’opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l’opera.
Non commerciale. Non puoi usare quest’opera per fini commerciali.

Condividi allo stesso modo.
Se alteri o trasformi quest’opera, o se la usi per crearne un’altra, puoi distribuire l’opera risultante solo con una licenza identica o equivalente a questa.

Sono parole inequivocabili, scritte in una pagina appositamente linkata in fondo a questo blog. Regole chiare che l’amministratore del sedicente blog “Come Guadagnare Con Adsense e Le Affiliazioni” ha scelto di calpestare senza tanti complimenti.

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Un (finto) blog per salvare il telescopio Hubble

Stava per essere abbandonato al proprio destino e presto si sarebbe spento, sconfitto dalla mancanza di energia e della necessaria manutenzione. Ora però il telescopio orbitale Hubble, strumento di ricerca che negli anni ci ha regalato scoperte scientifiche e straordinarie immagini dallo spazio, verrà salvato: la NASA ha infatti radunato un team di astronauti e sta pianificando una missione di recupero in programma per la metà di quest’anno.

La notizia ci interessa perché l’ente spaziale americano, forte di un accordo con l’ABC News, realizzerà una serie di blog per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla missione in programma ad agosto. Il primo, edito dall’astronauta Mike Massimino, è già online con un primo post pubblicato.

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Il presidente (della Contea) blogger

Michael Knapp è un politico; Michael Knapp è americano. Le due cose, sommate, lo hanno reso abbastanza sveglio da riconoscere l’utilità dei blog ed aprirne uno, intitolato Starting With The Socks, che da pochissimi giorni edita in qualità di presidente del County Council nella Contea di Montgomery, Mariland (USA).

La buona notizia è che Knapp non è il primo né l’unico in tale amministrazione a bloggare: insieme a lui possiamo infatti contare gli addetti delle locali “Public Libraries”, il cui blog si chiama Weekly Shhhout-Out, e i responsabili della “Division of Solid Waste Services”, a loro volta editor di Talking Trash.

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Il governo britannico alle scuole: “Non passate a Vista”

E’ la pura verità: la British Educational Communications and Technology Agency (BECTA) ha appena rilasciato un rapporto nel quale invita le scuole del Regno Unito a non passare a Office 2007 Windows Vista, l’ultimo e controverso sistema operativo rilasciato dalla Microsoft.

Il perché è presto detto: l’aggiornamento costerebbe troppo. Se infatti tutte le scuole britanniche decidessero ora di “migrare” sul nuovo sistema operativo di Redmond, il costo dell’operazione si attesterebbe intorno ai 175 milioni di sterline, ovvero oltre 230 milioni di euro.

Di questa notevole somma di denaro, un terzo finirebbe direttamente nelle tasche dello zio Bill Gates, mentre due terzi verrebbero bruciati in assistenza tecnica e, soprattutto, aggiornamento del vecchio hardware, notoriamente inadatto “reggere” un sistema operativo ingordo di risorse come Vista.

Il nostro ministero della Pubblica Istruzione è avvertito.

Per saperne di più:

– Washington Post: “Don’t upgrade to Vista, UK gov’t agency tells schools

Sei ottimi motivi per fare corporate blogging e qualche esempio

Stanchi di sentir parlare di corporate blog senza che nessuno vi spieghi veramente nè cosa sia, né tantomeno perché dovreste aprirne uno o più nella vostra azienda?

Per quel che mi riguarda ho la coscienza a posto: è dal dicembre del 2003 che quotidianamente vi aggiorno sul tema, affrontandolo da ogni prospettiva possibile.

Tuttavia voglio venirvi incontro e riassumere velocemente i perché del blog in azienda, aggiungendo poi un breve, e certo non esaustivo, elenco di esempi. Se poi avete bisogno di approfondimenti, allora sapete dove trovarmi.

Ma andiamo con ordine:

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Anche Sony rinuncia ai DRM. A modo suo

Solo pochi giorni fa segnalavo come anche la Warner Music avesse infine deciso di vendere musica online “DRM free”, ovvero priva di quei sistemi anti-copia sviluppati dalle major per contrastare la temuta pirateria online. Era l’ennesimo capitolo di una vera e propria rivoluzione avviata da Steve Jobs assieme alla EMI e che ora, con la “resa” finale di Sony BMG, sembrerebbe aver raggiunto il suo apice: tutti e quattro i colossi dell’industria musicale hanno infatto rinunciato all’uso dei DRM per proteggere la musica in vendita online.

Dico “sembrerebbe” ed in effetti il condizionale è d’obbligo, specie considerando che proprio il colosso nipponico, già tristemente noto per la sua smania di controllo sulle abitudini dei suoi clienti, ne ha escogitato un’altra delle sue: coloro che intendono acquistare online “Sony BMG DRM free music” dovranno infatti passare prima da un negozio “reale” e comprare una plastic card chiamata “Platinum Music Pass”. Il suo costo è di 12,99 dollari e dà diritto al download di un album scaricabile dal sito MusicPass.com.

A questo punto, una simile follia non può che avere un’unica spiegazione: Sony è sì disponibile a darti la sua musica senza protezione anti-pirateria, ma vuole prima guardarti in faccia e capire se può fidarsi di te.

Mi chiedo se non sarebbe stato meglio optare per una videochiamata su Skype.

Via

Il blog delle donne manager

Il blog del Gruppo Donne Manager di Manageritalia nasce per essere, giustamente, “uno spazio di conversazione aperto a tutti” dove “favorire uno scambio di opinioni e idee”. Il tutto in un Paese come l’Italia, dove “c’è ancora molto da fare per arrivare a garantire la partecipazione attiva delle donne alle decisioni per lo sviluppo economico”.

Il proposito è nobile. Il blog invece, lascia a desiderare e poco si presta allo “scambio di opinioni” di cui sopra. Vediamo perché:

1) Il primo post è datato 27 novembre, l’ultimo 21 dicembre. In totale sono tre. Le opzioni sono due: o iniziate a scrivere sul serio o lo chiudete più in fretta che potete. Così vi fate del male e basta.

2) Manca un qualsiasi profilo del/degli autore/i. Errore: per instaurare un dialogo con la community di riferimento serve mettere sul piatto della bilancia la propria identità e la propria faccia, esporsi, avere il coraggio di confrontarsi. Diversamente, è inutile aprire un blog. Fatevene una ragione.

3) Nella pagina “Chi siamo” è presente una generica presentazione del Gruppo Donne Manager di Manageritalia mentre manca invece qualsiasi accenno al progetto di comunicazione on line basato sul blog, a chi lo ha pensato, voluto e realizzato e a chi lo porta avanti. Due parole sulla questione, sempre molto generiche, sono presenti solo nel primo post e quindi destinate ad “affondare” col tempo nell’archivio del blog. Sempre ammesso che qualcuno si decide a scrivere.

4) Manca del tutto una pagina dei “Contatti” con i necessari riferimenti.