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Il futuro dei siti aziendali – Un’ipotesi

Qualche giorno fa ho fatto un salto all’Antù per seguire il secondo evento organizzato da Ignite Italia e partecipare con una mia presentazione (preparata in fretta e furia). Il tema è il futuro del corporate web, mentre l’ipotesi con cui si chiude la presentazione vuole essere più uno spunto di discussione che non una previsione vera e propria.

Pareri e contributi sono quindi come sempre i benvenuti.

Schwartz si dimette. Con un tweet

Jonathan Schwartz si dimette dal ruolo di CEO di Sun Microsystem e lo fa da par suo.

Dopo essere stato a mio avviso il miglior esempio di CEO blogger in assoluto, Schwartz ha infatti detto addio alla sua azienda semplicemente postando le sue dimissioni su Twitter.

Alla faccia di chi sostiene che non si può dire nulla di significativo in soli centoquaranta caratteri.

Ecco lo screenshot:

schwartz last tweet as Ceo

Bernard Cova e il Marketing Capovolto

Il 13 e 14 Giugno 2007 Milano ospitò Web2oltre, bell’evento organizzato da Emanuele Quintarelli per Reed Business Information. Scrivevo al tempo su Blogs4biz:

Questi i temi al centro delle discussioni:

– Significato ed impatti di Web 2.0 ed Enterprise 2.0
– Casi di successo, opportunità ed i modelli di business del Web 2.0
– Utilizzare i principi del Web 2.0 per creare nuovi prodotti e servizi
– Modelli di produzione e monetizzazione dei contenuti che funzionano
– I più interessanti servizi offerti dalle aziende italiane
– Il Web 2.0 nel marketing virale e nella creazione di conversazioni con i clienti
– Implicazioni sociali e culturali della partecipazione utente

Di quelle due giornate (alle quali partecipai in qualità di moderatore del panel “Il Web 2.0 come nuovo strumento di conversazione: casi italiani di corporate blogging e podcasting”), la presentazione che forse più mi ha colpito è stata quella del professor Bernard Cova intitolata “Il marketing Capovolto: società, consumi e brand management nell’era del web2.0”.

Per questa ragione mi sembra utile riproporre qui il video dell’intervista che Cova realizzò a margine del convegno con Dolmedia (qui invece trovate le slide della sua presentazione, tutt’ora liberamente fruibili su Slideshare).

Repetita iuvant.

Come fare di Facebook la vostra sala stampa online

facebook-logoDalle pagine di Mashable, il social media consultant Josh Peter condivide (in inglese) una breve ma utile guida su come trasformare la Fan Page di Facebook in un’efficiente sala stampa online.

Facebook Fan Pages are perfectly suited for use as company newsrooms because they have a low barrier of entry, high visibility, numerous customization and automation options, and can be put together in an afternoon. A Fan Page can be more engaging and informative than most newsrooms out there, or it can act as an information portal that redirects customers to other, more engaging product Fan Pages.

Continua a leggere su Mashable …

Quale futuro per i siti aziendali?

Recentemente sono stato coinvolto in un’interessante discussione riguardo al futuro dei siti aziendali. In pratica mi è stato chiesto se, data la crescente importanza dei social network, chi gestisce la comunicazione corporate debba o meno prendere in considerazione l’opportunità di essere presente solo su Facebook&co, rinunciando al classico sito corporate.

Di seguito l’opinione che ho espresso a riguardo. Mi farebbe piacere conoscere la vostra.

Credo che il punto non sia se un’azienda debba o meno avere un proprio sito, ma piuttosto come questo debba evolversi oggi, quale posto debba occupare in quello stesso universo on line del quale non può più pretendere (o far finta) di essere il centro.

Gli utenti entrano in rete per costruire la propria identità online e sviluppare un sistema di relazioni del quale vogliono essere il centro gravitazionale. Tanti piccoli nodi distribuiti nella rete che è sempre più difficile attrarre verso siti/portali pensati come uno spazio accogliente ma chiuso.

Diversamente dal passato, oggi la chiave dell’interazione azienda/utente è che la prima deve raggiungere il secondo ovunque esso si trovi: gli utenti sono su Youtube, Facebook, Myspace, e perciò ha senso che l’azienda (o meglio, le persone dentro l’azienda) li raggiungano articolando la loro presenza online ovunque sia necessario, anche e soprattutto imparando in fretta le “regole di convivenza” che governano la “parte abitata della rete”.

In questo processo di avvicinamento, che poi è un colossale cambiamento di paradigma della comunicazione e del marketing, il presidio che l’azienda mantiene online non viene meno ma – a mio avviso – si ridimensiona, semplifica, diventa a sua volta un centro di gravità fra tanti dal quale condurre la conversazione in atto su vari presidi. Non più un portale, insomma, ma il luogo da cui tenere le fila di una presenza online che tenderà a frammentarsi sempre di più con l’aumentare del numero di social network (o forse sarebbe meglio dire delle community) esistenti.

Licenziare l’agenzia PR con un commento

Rafat Ali è noto ai più per essere “Founder, Publisher & Editor” del seguitissimo blog Paidcontent.org. Lo scorso 20 agosto il blogger è stato oggetto di una (peraltro leggera) presa in giro ad opera di Dan Frommer che, dalle pagine di Silicon Alley Insider (SAI), ha rilanciato un comunicato stampa emesso a nome del signor Ali dalla sua agenzia PR, la “Brainerd Communicators”. Nel testo incriminato, si attribuiscono al blogger affermazioni sul futuro della digital music industry giudicate da Frommer (secondo me a ragione) un po’ sciocche.

La risposta di Ali non si è fatta attendere. Furibondo, questi ha reagito commentando per primo il post in questione con poche ma letali parole:

“I hate our agency. They’re morons. There is a reason why we’re getting rid of them.”

Che non si tratti di una semplice battuta ma del reale intento di disfarsi dell’agenzia PR, sembrerebbe confermarlo un successivo post in cui ancora Frommer dà conto di un’accorata richiesta di “rettifica” delle proprie affermazioni inviatagli dalla stessa Brainerd:

Rafat was responding to a post we wrote about a PR pitch that Brainerd sent out that made Rafat look a bit silly, at least in our eyes.

We didn’t mention Brainerd in our post on that pitch–we stripped out the identifying info and simply included a screen shot of the pitch itself. But the sting of getting fired in a blog comment apparently sent the folks at Brainerd over the edge.

In an email, Brainerd Managing Director Michele Clarke asked us for a “correction” based on an apparent “mischaracterization” of the firm in our post. (Again, we never mentioned the firm, so Michele was presumably referring to Rafat’s characterization of his agency–which he never named–as “morons.”)

Un aneddoto gustoso che, in primo luogo, dice molto sulla brutalità con cui i giovani imprenditori americani del web 2.0 gestiscono pubblicamente le “crisi d’immagine”, condannando senza alcuna remora la propria agenzia Pr alla gogna mediatica quando lo ritengono necessario; in secondo luogo, l’episodio suggerisce una domanda: cosa sarebbe successo se la stessa cosa fosse accaduta oggi in Italia, con imprenditori e Pr manager nostrani come protagonisti?

Follie autopromozionali targate Facebook

Mi capita assai spesso di ricevere messaggi deliranti inviati attraverso il Social Network più amato dagli italiani. Tra i tanti che ricevo su Facebook e trovo fastidiosi, quello che forse riesco meno a tollerare è questo:

“Mario Rossi è ora fan di Mario Rossi su Facebook e ti consiglia di diventarlo anche tu”.

Ora mi piacerebbe capire se questa follia autopromozionale:

1) deriva dall’incompetenza dei troppi italiani che non hanno mai toccato un computer ma si affollano su Facebook con l’unico scopo di mettersi in mostra per le ragioni più varie;

2) è frutto di una qualche grave svista nella definizione dei processi con cui funzionano le fan page, imputabile agli sviluppatori americani;

3) è piuttosto figlia della malizia di Zuckerberg&co, che hanno capito quale sia la vera motivazione con cui milioni di utenti si avvicinano a Facebook

4) Nessuna delle tre precedenti (in tal caso, pregasi fornire gentilmente nei commenti la soluzione alternativa che ritenete corretta).

Chi sa parli.
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