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Oltre la Grande Muraglia, 50 milioni di blogger

Nel 2007 erano solo 47 milioni. Nell’anno appena trascorso hanno raggiunto quota 50 milioni.

Sono i blogger cinesi, divenuti così tanti da rappresentare ormai un problema di ordine pubblico per il Governo di Pechino, sempre assai indaffarato nel controllare e filtrare qualsiasi messaggio circoli attraverso ogni mezzo di comunicazione in uso sul suo territorio.

I blog invece sono circa cento milioni, dato che conferma la generale tendenza degli utenti residenti oltre la Grande Muraglia a gestire più di un blog alla volta.

La popolazione totale degli internauti cinesi, infine, è di 290 milioni di unità (dati aggiornati a dicembre 2008). Basta un rapido calcolo per scoprire che, in Cina, circa un navigatore su sei è anche un blogger.

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Quando un “blogger” vince il Nobel

Prima di tutto, i fatti:

– Paul Krugman è professore alla Princeton University ed editorialista del New York Times;

– Paul Krugman ha vinto oggi il Premio Nobel per l’Economia;

– Paul Krugman è un blogger.

Detto questo, non lasciatevi trarre in inganno: non sto citando questa notizia per suggerire che i blogger meritino il Nobel e, con esso, rispetto e considerazione. Al contrario, sono stanco di partecipare a meeting, convegni e seminari dove sento parlare dei blogger come di una categoria, di una specie di esercito composto da milioni di soldati senza volto (magari adolescenti) uniti da un unico scopo condiviso. Scopo che, a sentire i detrattori, varia dal sovvertire l’informazione tradizionale e mandare a casa i giornalisti al demolire i brand per il puro piacere di distruggere.

E’ l’apotesi del classico “fare di tutta l’erba un fascio”, del generalizzare in luogo del voler capire. Quello stesso processo mentale che, dato l’esempio fornito dalla notizia su Krugman, qui mi autorizzerebbe a dire che i blogger sono così affidabili, preparati e competenti che uno di loro ha persino meritato il Premio Nobel.

Siamo seri. Il blog non è altro che uno strumento che consente di veicolare idee, informazioni, pensieri ma anche errori, odio e persino inutilità. La differenza, qui come altrove, la fa chi lo usa quando vi riversa dentro se stesso e le proprie conoscenze.

A questo punto il messaggio per le aziende e i loro manager mi sembra chiaro: smettela di generalizzare. Poteva funzionare 15 anni fa ma oggi la generalizzazione è un lusso che non vi potete più permettere perché la fuori, nella rete, ci sono milioni di persone, di professionisti, pensionati, disoccupati, adolescenti, casalinghe di Voghera che oggi hanno enormemente potenziato la loro capacità di comunicare grazie un blog.

Alcuni di loro hanno idee e competenze abbastanza originali e forti da emergere dalla massa. Altri vi resteranno sommersi per sempre. Tutti stanno parlando di voi, del vostro brand ed hanno imparato a pretendere un confronto diretto, un dialogo uno ad uno.

Scrollatevi di dosso i pregiudizi e attrezzatevi.

Bloghology, il magazine 1.0 sul web2.0

Quattro uscite all’anno, una tiratura iniziale prevista di 40mila copie, il costo per l’abbonamento annuale pari a 40 dollari.

Queste le caratteristiche principali di Bloghology, nascente magazine cartaceo sulla blogosfera che promette di fornire “consigli, interviste ed utili “how-to” pensati per intrattenere e formare sia i principianti sia gli esperti” del blogging.

Quanto poi abbia senso mettere al mondo un costoso giornale cartaceo sul web2.0 mentre ovunque si parla di come quest’ultimo stia assassinando la stampa tradizionale, questo davvero non saprei dirlo.

Mike Butcher (Techcrunch) commenta la crisi tra Associated Press e bloggers

Come forse molti di voi già sanno, l’americana Associated Press ha recentemente dichiarato guerra alla Rete minacciando di denunciare (e in alcuni casi denunciando) chiunque citi più di quattro parole dai suoi contenuti senza pagare per i diritti.

Nel farlo, la potente AP ha anche fornito tanto di tabella con prezzi e costi variabili a seconda dell’ampiezza e del contesto in cui avviene la citazione.

La reazione della Rete, blogger in testa, è stata (ovviamente) di condanna immediata ed unanime. Una vera e propria rivolta guidata dall’autorevole e seguitissimo blog americano Techcrunch che, rendendo pan per focaccia alla AP, ha subito eliminato qualsiasi link a contenuti dell’agenzia di stampa internazionale dalle sue (trafficatissime) pagine invitando i blogger a fare altrettanto.

Durante l’evento Techgarage, ho incontrato a Roma l’editor di Techcrunch UK Mike Butcher al quale ho chiesto un riepilogo della situazione nonché il suo personale giudizio sull’intera faccenda. La sua risposta (in inglese) la trovate chiara e graffiante nel breve video visibile di seguito cliccando su “Continua”.

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