Archivio mensile:giugno 2013

Il Personal Cloud spiegato da Doc Searls (video intervista)

In principio era il Cluetrain Manifesto. Testo rivoluzionario pubblicato nel 1999 in forma di 95 tesi (a riecheggiare la dirompente opera di Martin Lutero), il documento fotografava con straordinaria lucidità i profondi

Doc_Searlscambiamenti che l’avvento di Internet e dell’e-commerce stavano generando (e avrebbero generato) nei mercati planetari. Portava la firma di David Weinberger, Christopher Locke, Rick Levine e Doc Searls, ed è proprio a quest’ultimo che si attribuisce la prima e forse la più citata delle tesi:

“I mercati sono conversazioni”

Nove anni dopo, nel 2008, lo intervistai per Nova24 e mi spiegò che la crescita esponenziale delle presenze e delle conversazioni in rete, agevolate dall’avvento delle piattaforme di social networking, aveva cambiato le carte in tavola trasformando in mercati in “relazioni”.

Riepilogando, il nuovo teorema è che «i mercati sono relazioni». E se le aziende non sanno come muoversi, Searls sembra invece avere le idee molto chiare sul da farsi: «Insieme al Berkman Center for Internet and Society sto lavorando a un progetto di Vendor Relationship Management (VRM), ovvero l’opposto del Customer Relationship Management (CRM): il nostro scopo è creare strumenti che rendano le persone capaci di dialogare ad armi pari con le aziende ma anche con le istituzioni, con i governi e con qualsiasi organizzazione. In questo modo diventeranno cittadini migliori, interlocutori con cui vale la pena confrontarsi piuttosto che semplici clienti ai quali prendere i soldi e basta».

Poco tempo fa ho incontrato di nuovo Searls nel meraviglioso e fertile contesto di State of the Net e, durante una breve intervista (nel video di seguito), mi ha spiegato quale impatto sul contesto che studia da anni stia avendo l’avvento e la diffusione dei servizi di Cloud computing. Stiamo entrando nell’era del Personal Cloud – sostiene Doc Searls – dove servizi inizialmente pensati per il b2b si rivelano ora come la preziosa infrastruttura su cui costruire vere e proprie Life Management Platforms.

Intervista realizzata insieme con Antonio Giacomin.

Studiare gli italiani 70 milioni di tweet alla volta (videointervista)

Incontrato a State of the Net, Vincenzo Cosenza – alias “il mago dei numeri” in forze a Blogmeter  – racconta cosa ha scoperto delle abitudini degli italiani analizzando 70 milioni di tweet pubblicati tra gennaio e aprile 2013.

Intervista realizzata insieme con Antonio Giacomin.

I dipendenti “aumentati” che cambiano l’azienda

Qualcosa è cambiato: è un “uomo nuovo” e inevitabilmente diverso da ciò che era solo 5 anni fa quello che oggi entra in azienda, siede al suo posto di lavoro, svolge i suo compiti. Quando varca la porta dell’ufficio, lo fa portando in dote quella abitudine alla condivisione della conoscenza che ha fatto propria frequentando la “parte abitata della rete” – come l’ha chiamata a ragione Sergio Maistrello – vivendo ogni giorno la propria esistenza digitale su social network come Facebook o Twitter, dove raccoglie, consuma, rilancia e, sempre più spesso, produce un’infinità di idee, spunti contenuti.

E dove, nel privato, impara nuovi linguaggi e nuove regole di interazione aperti e trasparenti, che nascono per essere pubblici e condivisi. Nuovi codici di comunicazione e interazione che, come suggerisce il Venture Capitalist americano Greg Horowitt, nel momento in cui entrano in azienda creano le condizioni per la nascita di «un nuovo modello business basato su un nuovo contratto sociale». Un modo diverso di fare impresa in virtù del quale, oltre che riconoscere il talento e cercare in tutti i modi di farlo emergere e sostenerlo, «è altrettanto  fondamentale che tutti partecipino alla costruzione di un ecosistema in cui esso possa prosperare», lasciandosi alla spalle la competizione ad ogni costo.

Quindi ben venga in azienda il “dipendente aumentato”, che più o meno volontariamente si fa ambasciatore e protagonista dell’apertura e della libera circolazione delle informazioni come valori chiave nello sviluppo del business; quello che come rivela Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture and Technology, è «un information broker, un soggetto naturalmente predisposto allo scambio di informazioni utili agli altri». In altre parole, un «uomo diverso, abilissimo nel creare connessioni e che presto assumerà un ruolo sempre più importante nella comunicazione corporate, interna ed esterna».

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Porn industry, the Internet innovation engine we (prefer to) ignore

Sometimes ago I wrote a long article for L’Espresso (in Italian) on the amazing and mostly underestimated role of Porn Industry in the development of Internet and its technologies. The same technologies and services we use everyday when we start a videochat , watch a video via streaming or check-in on services like Foursquare.

patchenbarss300That piece wouldn’t be possible without an enlightening chat with Patchen Barss, a canadian journalist who has written about science, technology and culture for almost 20 years. In the following interview, the author of “The Erotic Engine“, describes “the powerful influence of pornography on advances in mass communication”.

enjoy.

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Mr. Barss, let’s start explaining why and how the Porn industry can be defined as the “erotic engine” powering (among others things) the development of internet technologies.

It’s easy to forget how terrible Internet technology was in the late 1980s and early 1990s. Expensive, unreliable connections, complicated command-line interfaces and weird connection protocols. A million things could go wrong, and even when it all worked, it was painfully slow and glitchy. Looking back, it’s difficult to believe anyone stuck with the technology long enough for it to improve.

The people who put in the work to make the Internet go in those early days often did so because the reward was pornography – first text, then images, then video. Pornography created the demand for Internet access, and also created demand for higher speeds, more reliable connections, and better interfaces. Many estimates suggest that sexual content represented as much as 80 percent of traffic on the pre-World-Wide-Web Internet.

Does this apply everywhere or is it just a US phenomenon?

Online pornography usage statistics vary from country to country, but there is no doubt that pornography had a global influence on technological development.

Is this influence still working today, when porn actors are adopting web2.0 technologies to disintermediate porn companies and sell their “products” by themselves?

Pornography has its greatest influence on new technologies – it was more influential over the early internet than today’s online sphere. Once a technology becomes fast, familiar and easy to use, the mainstream tends to take over and push pornography to the margins. This, to some degree has happened to the Internet – obviously there is still a huge pornographic presence online, but there’s now much more of everything else.

You touch on a good point, though – today’s Internet doesn’t represent the end of technological evolution. As new communications channels evolve – Web 2.0, haptics, virtual worlds – pornography and sexual content continue to exert their influence. There will always be new forms of communication that are as unfamiliar and weird as the Internet once was, and the early adopters of such technologies will almost certainly use them for sexual purposes.

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(Good) State of the Net 2013

C’è bisogno di qualità. C’è bisogno di sostanza. C’è (grande) bisogno di contenuti, idee, prospettive. Perché la conoscenza è potere, il potere di cambiare le cose. Anche in questo povero, vecchio, stanco Paese in ginocchio.

state of the netC’è bisogno di confronto, di testimonianze fresche, raccolte dentro e soprattutto fuori dai nostri confini.

C’è bisogno di Internet, degli strumenti e tecnologie abilitanti che essa porta in dote, tanto quanto di saperli comprendere a fondo, osservare dall’alto, da lontano. Di inquadrarli in un sistema, disporli lungo il filo di uno storytelling sapiente e capace di raccontarne passato, presente e soprattutto futuro.

C’è bisogno di sano networking consumato bevendo dell’ottimo vino a due passi dal mare.

C’è bisogno di gente capace, che sappia rendere tutto questo possibile.

C’è bisogno di  State of the Net. E se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

 

 Scatti da State of the Net 2013

 

Il servizio di Celia Guimaraes per Rainews24

 

State of the Net è Rock (playlist dell’evento)

Lost in Tel Aviv

A fine ottobre 2012 ero a Tel Aviv con Luca per seguire il DLD. Era un momento “complicato” e avevo voglia di scrivere. Così ho cominciato a raccontare su Facebook qualcosa di quello che vedevo. Cose brevi, che ho amato scrivere, dove mi diverto a raccontare le peripezie alla dogana, una corsa unica, la visita a Gerusalemme o l’incontro con il Presidente Shimon Peres e altro ancora.

Facebook aveva inghiottito e nascosto questi racconti. Li riporto alla luce qui, nella mia casa digitale che per troppo tempo ho trascurato.

“Benvenuto”

Esco dall’aereo con tutti gli altri. Il poliziotto è alla fine di un lungo corridoio, oltre il finger.

621259_10151080046547466_1067512759_oMi vede. Mi punta. Mi aspetta. Mi ferma. Vuole il passaporto. Lo guarda: “Via gli occhiali”. “Ero ancora giovane”, dico io scherzando. Lui, un’espressione impenetrabile. “Ha un altro documento?”. Favorisco la carta d’identità. “Sarebbe un giornalista?”. Favorisco il tesserino. Non è convinto. Mi scruta. Mi riscruta. “Mi segua”, dice.

Stanza spoglia e angusta. “Apra la borsa”. Tiro fuori tutto. Macchina fotografica, obiettivi, iPad, macbook, stampate prenotazioni, sigarette, accendini, cellulare di riserva. Non li guarda né tocca. Mi scruta. 5 interminabili minuti. “Può andare”, dice.

Non gli stavo simpatico. Lo vedi che la cosa è reciproca?

Dall’alto

415625_10151080039832466_460088600_oUna luna pigra e riversa mi guarda dal cielo. O forse mi ignora, ma con classe. Ci sta. Da una terrazza splendida vedo lo skyline di Tel aviv. Qui fa buio presto la notte è scesa in fretta. Annoiata. Sbrigativa.

Aspetto. Un’ambulanza si ferma lungo la strada. Qualcuno forse ha bisogno di aiuto. Poi va via a luci spente, e raramente è un buon segno.
Soffia il vento e sa di mare, di storia. Di vite vissute che non so comprendere. La sirena di un’altra ambulanza urla lontano, ma non troppo. Riesco anche a vederla passare. Sembra di essere a Roma, Londra, Parigi, Berlino, New York.
Quando parti il mondo sembra enorme. Quando arrivi le distanze si annullano, ti accorgi che è fin troppo piccolo, allo stesso modo ferito e indifeso, in continua evoluzione.

Poi capisci: il mondo è negli occhi di chi lo guarda.

L’incrocio

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