Hatch-chan, la blogstar felina più amata dai giapponesi

Paese che vai, usanze e follie che trovi. Pensate ad esempio che nel lontano Giappone un blogger può raggiungere fama e successo senza neanche aver bisogno di essere umano. Mi spiego meglio: il giapponese Hatch-chan “firma” un blog visitato ogni giorno da 50mila persone e, tra un post e l’altro, si liscia il pelo, fa le fusa o dà la caccia ai topi. Insomma, è un gatto.

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Microsoft -Yahoo!, il gioco si fa duro

Steve Ballmer è stanco di aspettare. Due mesi e mezzo dopo l’offerta d’acquisto fatta a Yahoo!, il CEO di Microsoft torna a sedersi davanti alla macchina per scrivere e batte una nuova lettera aperta indirizzata al management di Sunnyvale.

Del tono amichevole ed entusiasta sentito nella prima missiva, complice il grande rifiuto di Yahoo!, non è rimasta traccia.

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Google, anche lo chef passa a Facebook

Due giorni fa scrivevo del crescente “fenomeno migratorio” in virtù del quale sempre più “cervelli” di Google fuggono verso la nuova realtà “supercool” della Silicon Valley: Facebook.

Oggi scopro con un certo divertimento che il management del social network ha strappato alla casa di Mountain View forse il suo elemento più prezioso: lo chef Josef Desimone.

Secondo ValleyWag, il cuoco di Google lascia sia in virtù di un’offerta economica allettante, sia per seguire Sheryl Sandberg, già Google executive e oggi chief operating office di Facebook.

Quale che sia la ragione, la verità è che il fronte delle defezioni sembra allargarsi in modo preoccupante. Anzi, ora che i palati fini di Google si ritroveranno a pranzare con hotdog Coca Cola, le cose non possono che peggiorare.

Microsoft a Yahoo!: “Non rialzeremo la nostra offerta”

Da queste parti abbiamo seguito e seguiamo con passione la vicenda che unisce i destini di Microsoft (intenzionata a comprare) e Yahoo! (non intenzionata a vendere).

Il primo passo è stato fatto dell’azienda di Redmond, tornata con una consistente offerta a “chiedere la mano” del motore di ricerca di Sunnyvale.

Yahoo! ha prima nicchiato, dando peraltro il tempo a Google di gridare allo scandalo, poi ha rifiutato in due tempi: prima con un semplice “no”, poi motivando tale diniego con corposa documentazione sullo stato e sulla floridità dei propri affari. Il messaggio era chiaro: se ci volete dovete pagare di più.

Bene. Ora la novità è che Microsoft ci ha pensato è la risposta è “no”: 44,6 miliardi di dollari è cifrà più che sufficiente.

Per saperne di più:
– Yahoo!: “Microsoft sees no reason to raise Yahoo bid: sources

Corporate blogging e policy, la lezione di Cisco

cisco patent troll tracker

La storia del Patent Troll Tracker, blog specializzato nello smascherare le aziende che usano il brevetto come vero e proprio strumento di estorsione, non deve passare inosservata.

Particolarmente abile ed agguerrito, il suo editor ha lavorato con successo e nell’anonimato per diverso tempo, finché la sua identità non è stata infine smascherata: il suo nome è Rick Frenkel ed è IP executive di Cisco Systems.

Inutile dire che, a valle della rivelazione, una pioggia di polemiche e qualche causa legale per diffamazione si sono abbattute sia su Frenkel sia su Cisco. E proprio a quest’ultima va riconsociuto il merito di aver agito con saggezza per contenere la crisi:

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L’importanza di un piano editoriale – Le reazioni

Nel mio post di ieri evidenziavo la scarsità di contenuti presenti sul blog Family Business Smart, realizzato da Monkey Business per Cerif/Università Cattolica del Sacro Cuore, e ascrivevo il problema alla mancanza di un piano editoriale. I diretti interessati hanno raccolto le mie critiche e, civilmente, hanno risposto esponendo le loro ragioni:

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L’importanza di un piano editoriale

Il blog Family Business Smart, realizzato da Monkey Business per Cerif/Università Cattolica del Sacro Cuore, nasce con la missione di “individuare, raggiungere e coinvolgere le numerose aziende familiari italiane in una conversazione sui temi del family business […] attraverso l’ascolto e la partecipazione in rete”.

Se l’intenzione è buona, altrettanto non si può dire dei risultati: in ben due mesi di vita il blog ha prodotto due soli post, uno dei quali di presentazione dell’iniziativa, venendo meno all’intenzione dichiarata di “seguire la conversazione con sollecitudine e accuratezza” fornendo “di continuo nuovi articoli”.

Sono cose che accadono fin troppo spesso e che confermano la mia teoria:

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Apple, Mozilla e il caso Safari

“Quello che ha fatto Apple è sbagliato”. John Lilly, CEO di Mozilla, non usa mezze parole nel giudicare il recente operato dell’azienda di Cupertino. Oggetto delle critiche, la scelta di includere, se non addirittura nascondere, l’installazione di Safari nell’aggiornamento rilasciato per iTunes per Mac e Windows.

Un “comportamento sbagliato”, secondo Lilly, perché mina il rapporto di fiducia tra le aziende e l’utente, che si ritrova ad installare software che non ha richiesto, distribuito con un meccanismo che ricorda da vicino quello del malware.

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