State of the Net, a Udine è buona la prima

Il 2007 in Italia, almeno per chi vive e lavora in rete, è stato l’anno dei BarCamp. Un meeting dopo l’altro, una città dopo l’altra, chi vi ha partecipato ha assorbito regole e valori insiti in queste cosiddette “un-conference”, non conferenze dove si incontrano e parlano persone accomunate dal desiderio di “condividere e apprendere in un ambiente aperto e libero”.

Ora si dà il caso che i tre organizzatori di State of The Net, ovvero Beniamino Pagliaro, Paolo Valdemarin e Sergio Maistrello, di BarCamp alle spalle ne abbiano parecchi: il risultato è che la loro esperienza è stata trasferita nell’organizzazione di un evento che, fatte salve alcune imperfezioni tipiche della prima volta, mi sento di definire ben riuscito.

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Facebook dice basta agli “inviti obbligatori”

Proprio nei giorni scorsi, mentre mi trovavo ad Udine per State of The Net, parlavo con qualcuno dei limiti di Facebook e dei social network in generale. Fra questi trovo decisamente insopportabile l’obbligo di “spammare” con inviti almeno 10 contatti ogni volta che si vuole provare un servizio nuovo. Vuoi accedere a “vattelapesca 2.0”? Prima invita al servizio altri venti mal capitati la cui unica colpa è essere tra i tuoi contatti. In caso contrario, vattela a prendere in tasca. Niente servizio. Neanche una sbirciatina.

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BootB, il crowdsourcing della creatività pubblicitaria premia un russo

La premessa: Negli ultimi tempi ho iniziato a studiare con maggiore attenzione il “crowdsourcing“. Dati un’idea, un progetto o un problema, le rete consente al committente di turno di chiedere aiuto ad un ampio pubblico di esperti, tecnici e problem solver. Non ci sono confini territoriali: qualcuno da qualche parte, ha la soluzione al vostro problema. Tutto sta a trovarlo.

La notizia: nel caso specifico, il committente è la multinazionale Auchan che, a caccia di un’idea per la prossima campagna da realizzare in Italia, si è affidata all’online marketplace di creatività pubblicitaria BootB (Brands Out of the Box). Il risultato è notevole: in soli 8 giorni, il committente ha ricevuto 38 progetti firmati da autori provenienti da 18 paesi. Tra loro l’ha spuntata Alexey Smirnov, creativo russo che intascherà 19.800 dollari di “posta in palio”, il dieci per cento della quale andrà ai gestori dell’online marketplace come riconoscimento per il loro ruolo di intermediazione. Quello di Smirnov è anche il primo progetto mai assgenato tramite BootB. (via)

La segnalazione: domani su NOVA, inserto de ilSole24ore, ci sarà anche un mio articolo dove si citano altri tre casi di crowsourcing, uno dei quali relativo al settore delle costruzioni edili. Update: lo trovate a pagina 15, “Free lance globali”.

Il rifiuto di Yahoo!, le minacce di Microsoft

Dell’ultimo ed ennesimo assalto di Microsoft al motore di ricerca Yahoo! sapete già tutto. Di certo sapete anche che Google ha preso una posizione durissima contro tutta l’operazione, parlando apertamente di grave rischio per la libertà della rete, e che infine Yahoo!, dopo un breve periodo di riflessione, ha gentilmente declinato l’offerta dello zio Bill (pari a circa 44 miliardi di dollari), giudicandola inadeguata.

La notizia di oggi è che Microsoft, assai poco abituata a sentirsi rispondere picche, ha abbandonato i toni accomodanti della lettera inviata dal CEO Balmer al management di Yahoo! per tornare al linguaggio che gli è più congeniale: quello delle minacce.

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State of the net: i dati di David Sifry sulla blogosfera

Sifry apre il suo intervento dando un po’ di dati freschi sulla rete: Technorati, il motore di ricerca della blogosfera che ha fondato ma nel quale non è più direttamente coinvolto, al momento rileva 126 milioni di blog creati e attivi nella blogosfera. Ogni giorno ne nascono altri 120mila e meno di un terzo di essi è in lingua inglese, mentre accanto a lingue come giapponese e cinese, fanno la loro comparsa nella blogosfera lingue inattese come il Farsi.

UPDATE – Una simpatica nota di colore: Sifry mostra il suo iPhone, ricorda che esso ha più potenza di calcolo dell’intero programma spaziale Apollo (computer di terra somati a quelli di bordo), eppure viene usato solo, o soprattutto, per inviare semplici sms. Non può essere tutto qui – è il punto del suo intervento – ci sono ancora enormi opportunità da cogliere sviluppando servizi che sfruttino appieno questa potenza di calcolo.
Aggiungo io: Sifry sta lavorando a una nuova e super segreta start-up e sono pronto a scommettere che è determinato a cogliere le opportunità di cui parla.

USA, Il blog della Transportation Security Administration

Dopo l’11 settembre la sicurezza a bordo degli aerei è diventata, come è noto, priorità assoluta negli Stati Uniti. In aeroporto, i complessi controlli antiterrorismo costano ai viaggiatori lunghe attese e malumori che sempre più spesso sfociano in sonanti proteste.

In Italia quest’ultime difficilmente avrebbero avuto (e di fatto hanno) seguito. In America è la stessa Transportation Security Administration (TSA) che corre ai ripari aprendo un filo di comunicazione diretta, e bidirezionale, con i viaggiatori.

Fate attenzione. Non si tratta di un numero verde, ma di un blog dall’eloquente titolo “Evolution of security” il cui claim lascia spazio a pochi dubbi: “Terrorists Evolve. Threats Evolve. Security Must Stay Ahead. You Play A Part.”

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Il blog di Carl Icahn

Carl Icahn è, secondo Wikipedia, un “american billionaire financier, corporate raider, and private equity investor”. Tradotto in parole povere, nella classifica degli uomini più ricchi d’America occupa allegramente il diciottesimo posto.

Oggi il ricco finanziere sale agli onori delle nostre cronache perché ha deciso di aprire un blog, The Icahn Report. Lo scopo, come ha dichiarato lui stesso, è quello di arringare la folla su delicati temi di corporate governance. “Questa nazione sta perdendo la sua egemonia – ha detto infatti Icahn – e io voglio scoprire se qualcuno ha a cuore la questione”.

Riassumendo: Carl Icahn è un miliardario americano di 71 anni che, per sensibilizzare e coinvolgere l’opinione pubblica rispetto allo stato (pessimo) e al futuro (incerto) dell’economia statunitense, ha deciso di aprire un blog.

La cosa non vi dice nulla? Eppure dovrebbe.

Peccato solo che il blog sia già accessibile senza che alcun contenuto sia stato pubblicato. Una piccola gaffe che poteva essere facilmente evitata.

(Via)

Mclips, il corporate blog di Microsoft Italia

Microsoft ha appena presentato il suo corporate blog ufficiale. Nasce in Italia, si chiama Mclips ed è un “company blog” multiautore dove, almeno sulla carta, tutti gli 880 dipedenti della filiale italiana avranno la possibilità di “postare” idee, opinioni, visioni. Un’iniziativa inedita per l’azienda di Redmond, che pone la sua filiale italiana all’avanguardia nella sperimentazione e nelle prove di dialogo con la blogosfera. Vediamola nel dettaglio:

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Microsoft Italia apre al corporate blogging, nasce Mclips

L’incontro con i blogger organizzato da Microsoft ha riservato un’interessante sorpresa agli invitati: la presentazione di Mclips, prima piattaforma di corporate blogging ufficialmente inaugurata dall’azienda di Redmond.

Grafica semplice ma gradevole, la nuova piattaforma consentirà a chiunque tra i dipendenti lo voglia di “bloggare in azienda”.

Questa la notizia, Rimando a domani un post con maggiori dettagli.

L’accordo Microsoft – Yahoo! tra preoccupazione (di Google) e scetticismo

Il momento è, per così dire, catartico: c’è Microsoft che ritenta l’acquisizione di Yahoo! con un’OPA ostile da 44.6 miliardi di dollari, c’è l’azienda di Sunnivale che prende tempo per valutare l’offerta, ma c’è anche Google che grida allo scandalo e avverte: se Redmond ci riesce, l’apertura e l’innovazione della rete sono a rischio. Oggi, poi, tiene banco la replica piccata di Microsoft che ribatte chiedendo: da che pulpito Google parla di rischio monopolio?

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