Yahoo! Space sbarca in Cina

Ieri Google ha ufficialmente lanciato un nuovo “blogging and networking service” localizzato in Cina.

“The Yahoo Space (i.yahoo.com.cn and club.yahoo.com.cn) service includes blogging, photo gallery, online networking and other interactive functions for Yahoo users, Yahoo China said in a statement in response to a Reuters enquiry”.

Ora, visti i trascorsi, viene inevitabilmente da chiedersi a quali ulteriori patti gli americani siano dovuti scendere pur di ottenere dal Governo di Pechino le necessarie autorizzazioni. C’è poi dell’altro: blog, social networking e interattività sono in Occidente sempre più sinonimo di libera circolazione del pensiero e, in ultima analisi, di democrazia. Dunque mi domando al prezzo di quale “riadattamento” di tali servizi sia stata possibile la loro esportazione oltre la Grande Muraglia.

Corporate blogging accademico

Il progetto BlogLab, sebbene appena agli inizi, mi ha gia dato l’impagabile occasione di confrontarmi con un’aula gremita di giovani e promettenti studenti di Scienze della Comunicazione (Università la Sapienza). In un quarto d’ora di intervento ho brevemente illustrato la mia esperienza professionale per poi focalizzare – ovviamente – sul tema del corporate e business blogging. Se vi fa piacere, potete ascoltare la mia viva voce grazie al breve filmato provvidenzialmente pubblicato dall’ottimo professor Stefano Epifani, instancabile fondatore e promotore del progetto. Un solo consiglio: munitevi di cuffie; l’audio in presa diretta purtroppo non è un granchè.

A proposito di blogging e di regole

Si è parlato e si parla in queste ore di un codice deontologico per i blogger. Condivido quanto detto da De Biase, Mantellini e Conti, solo per citare alcuni validi interventi sull’argomento. Per quel che mi riguarda mi limito a citare la mia personale esperienza: yoriah, ovvero il mio “alter-blogger”, si procura e verifica le notizie usando metodi e criteri propri del giornalismo, ma le restituisce ai suoi “25 lettori” seguendo le regole di una civile ed informale conversazione, basata su rispetto reciproco ed onestà intellettuale. Nulla di imposto o che, tanto meno, ritengo si possa imporre con un codice. Semplicemente, la summa di un’esperienza filtrata in rete attraverso il blog. Personalmente ritengo si possa fare del buon blogging anche rifacendosi ad uno solo di questi due sistemi di regole, mentre sono certo non si possa fare a meno di entrambi.
Se invece parliamo di corporate e business blogging, allora le cose cambiano, e di molto:

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A week of blogging

I temi caldi della settimana:

Google lancia MyMaps

Il nuovo servizio targato Google si chiama MyMaps (o “Le mie mappe” in italiano) e, come suggerisce il nome stesso, consente agli utenti di condividere mappe personalizzate e arricchite dei loro commenti. In particolare è possibile:

– segnalare i propri luoghi preferiti nella mappa;
– tracciare righe e forme per evidenziare percorsi e zone;
– aggiungere descrizioni, foto e video (per gestire quest’ultimi è prevista l’integrazione con i servizi YouTube e GoogleVideo);
– pubblicare le proprie mappe sul web;
– condividere le proprie mappe con amici e familiari.

Ulteriori informazioni sono disponibili sia su Google Earth Blog (in inglese) , sia sul Blog ufficiale di Google Italia. Interessante anche la riflessione proposta da Mashable, secondo cui il nuovo servizio farà la felicità di molti utenti ma, di fatto, mette in ginocchio quelle decine di siti piccoli e grandi che, in giro per il mondo, offrivano già servizi simili proprio sfruttando le mappe di Google. Gli esempi citati sono Platial e Frappr.

Via

The State of the Live Web ’07

Puntuale come un esattore delle tasse, Dave Sifry pubblica il suo nuovo State of The Blogosphere che, per l’occasione, espande raggio d’azione diventando The State of the Live Web ’07. Altrettanto puntualmente, l’ottima Debbie Weil ne elabora un’esauriente riepilogo per punti che vi consiglio di leggere con attenzione. Per quanto mi riguarda, mi limito a riportare gli interessanti dati relativi alle lingue usate nella blogosfera:

– la prima lingua del blogging è il giapponese (37%);
– la seconda è l’inglese (33%);
– la terza è il cinese (8%), ma è bene ricordare che in molti ritengono questo dato sottostimato a causa di software che impedirebbero a technorati di indicizzare numerosi blog cinesi;
– la quarta, inaspettatamente, è l’italiano.

Per il resto è la solita solfa: la blogosfera si espande a un ritmo tanto impressionante (più 120mila al giorno), quanto lo è la pervicacia con cui la maggior parte delle aziende si ostina a ignorarla.

Il corporate blog di Effelle

Dall’inizio di febbraio sono iscritto a Neurona.it. Essendo incapace di restare con le mani in mano, ho chiesto ed ottenuto di aprire una comunità professionale dedicata – manco a dirlo – al corporate e business blogging. Tra i 57 professionisti che hanno finora aderito figura anche Nicola Ferrari, web content manager Effelle che, per conto della sua azienda, cura anche il corporate blog WebPassion. L’occasione era buona per porgli tre domande:

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Non avrai altro GodTube all’infuori di me…

Il vero limite dei social network è che chiunque, davvero chiunque può utilizzare tecnologie o idee presistenti per riversarci dentro qualsiasi contenuto: così non deve stupire l’esistenza, molto due-punto-zero, dell’ennesimo clone di YouTube, questa volta dedicato alla (sola) religione cristiana. Il nuovo sito di video-sharing si chiama, pomposamente, GodTube e, fin dal claim “Broadcasting Him”, sottolinea accuratamente come quell'”HIM” non possa essere altri che Gesù Cristo. Insomma, non siamo proprio di fronte ad un inno al dialogo tra le religioni, tanto che un gruppo di responsabili vigila affinché vengano caricati solo contenuti di tema cristiano. Concordo con TecChrunch quando suggerisce che meglio sarebbe stato se questa gente avesse intitolato il servizio JesusTube: posso accetare che qualcuno voglia filmare e digitalizzare il Vangelo e i suoi insegnamenti, ma inventarsi un “brand” che faccia di Gesù l’unico vero Dio mi sembra un tantino forzato.

I casinò di Second Life nel mirino dell’FBI

Nel mondo virtuale di Linden Lab c’è di tutto, dunque non poteva mancare neanche la versione digitale dei casinò e del gioco d’azzardo in generale. E anche se il settore muove ancora cifre relativamente piccole (almeno in dollari veri), pare che il fenomeno abbia destato la preoccupata attenzione dell’FBI, decisa a indagare ed eventualmente impedire possibili attività illecite. Un atteggiamento repressivo in linea con la legge contro le scommesse on-line votata la scorsa estate dal senato americano. Dal canto loro, i responsabili di Linden Lab al momento si difendono adducendo due motivazioni: la prima è che avrebbero più volte invitato l’FBI a vistare Second Life per valutare eventuali violazioni della legge e, nel caso, per elaborare una strategia comune contro i trasgressori. La seconda, più interessante, è che Linden Lab, pur volendo, non avrebbe gli strumenti “to monitor or prevent gambling in Second Life”. Un argomento che, se fossi in loro, non sbandiererei tanto davanti alle autorità americane, non proprio note per la loro tolleranza verso le violazioni della legge. A occhio e croce, potrebbe essercene abbastanza perchè le autorità gli facciano chiudere baracca e burattini.

Il corporate blog ideale

Andrea Beggi parla di corporate blogging e lo fa da par suo, inchiodando in un bel post l’identikit dell’unico vero blog aziendale possibile. Quest’oggetto “rivoluzionario” è scritto da persone “vere”, con “nomi e cognomi”; è scritto con passione e comunica con un linguaggio necessariamente fresco e informale; genera una conversazione schietta e diretta nella quale bisogna saper accetare le critiche e avere il coraggio di dire la verità (“Su internet le bugie non le hanno neppure, le gambe. Tanto vale non farsi cogliere impreparati”); quest’oggeto chiamato blog viene aggiornato con “frequenza accettabile” e gestito usando “con disinvoltura” tutti gli strumenti che esso mette a disposizione; presuppone che ci si “sporchino le mani” e che non si tenti di barare (es: fake blog), altrimenti tutto è perduto.

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