Cross-media seconda edizione

Manca meno di un giorno al convegno Cross-media # 2, evento che avrà luogo a Roma presso l’Auditorium Link Campus di Via Bolzano 38 / Via Nomentana 335. Il tema mi incuriosisce (da Spiderman ai videogames, dai Pirati dei Caraibi alle communities del Web 2.0) e la promessa di chiudere i lavori entro le 14.30 mi è parsa tanto allettante da convincermi a “schiodare” dal lavoro e farci un salto. Se venite, ci vediamo lì.

Playstation 3, debutto all’italiana

Nel bene e nel male la Playstation3 è tra noi. Soprattutto nel male, visto che il lancio anticipato a sopresa da alcune catene di informatica ha mandato su tutte le furie la Sony, che ora potrà allegramente sbattersi sui denti gli eventi organizzati in occasione del debutto ufficiale, ma anche i piccoli venditori, stanchi di essere calspestati e scavalcati dalla grande distribuzione che tutto può, assassinando di fatto le loro attività commerciali. Se a questo sommiamo che, allo stato attuale, la nuova console non è retro-compatibile quasi con nulla, ne avremmo già abbastanza per gridare allo scandalo. Eppure ci si può indignare ancora, basta parlare di prezzo e di “money exchange”: non basta infatti che la stessa console costi sul mercato USA 600 dollari e su quello europeo 600 euro, stabilendo di fatto la parità nel cambio tra le due divise. A questo va aggiunto che la “nostra” console non ha l’hardware della PS2, presente nei modelli venduti in America e Giappone per garantire la compatibilità con i giochi del passato. Perchè? Per ridurre i costi della console, mi dicono. E meno male!

News Corp e Nbc insieme per un nuovo Youtube

C’è aria di guerra nel rutilante mondo dello “user-generated video hosting”. Da una parte, i grandi produttori di contenuti si scagliano con forza sempre maggiore contro Yotube, giudicando il sito acquisito da Google corresponsabile dei “copyright infringments” perpetrati dai suoi utenti; dall’altra c’è invece chi, come la News Corp di Rupert Murdoch e la NBC, mette insieme un’alleanza che coinvolge anche Yahoo!, Microsoft e MySpace per creare un servizio alternativo a YouTube e, soprattutto, sotto il loro diretto controllo. Il lancio è previsto per quest’estate.

Certo, direte voi, ci troviamo di fronte a dinamiche di mercato piuttosto ovvie. Eppure resta ugualmente l’amaro in bocca: l’arrivo dei grandi player e, con essi, della concorrenza selvaggia che avanza a colpi di carte bollate e di cloni della stessa pur valida idea, inevitabilmente svuota quest’ultima del proprio valore. Non so a voi, ma a me tutto questo instilla la stessa sgradevole sensazione che provo quando, di domenica, trovo due canali tv occupati dallo stesso identico programma, chiamato alternativamente “Buona Domenica” o “Domenica In”.

Il nuovo (marketing) che avanza

In passato vi ho raccontato del felice connubio tra Stormhoek, azienda vinicola sudafricana, e Hugh MacLeod, blogger inglese editor dello splendido Gaping Void. La loro proficua collaborazione ha dato vita a numerose iniziative di comunicazione “virale” via web, una delle quali consisteva nello spedire vino a un gruppo di A-list blogger perchè potessero recensirli sui loro blog. Ora apprendo che qualcuno, peraltro non nuovo a queste iniziative, sta facendo qualcosa di molto simile anche in Italia. Secondo voi è un caso isolato o il segnale del cambiamento in atto?

Nuovo sito per Discover Magazine

Quella che vedete accanto è la nuova veste del sito di Discover Magazine così come è stata rinnovata, anzi rivoluzionata, per andare incontro alle esigenze di un pubblico più che raddoppiato nell’ultimo anno. Come già è accaduto per altre “ristrutturazioni”, anche il website di Discover Magazine è stato dotato di strumenti e iniziative molto web 2.0 il cui scopo è evidentemente stimolare la partecipazione creativa dei lettori: in particolare segnalo la simpatica iniziativa denominata “Science In Two Minutes or Less“, una specie di gara dove “visitors contribute short video clips; they explain a complex or popular scientific concept to win a prize”. Da notare che, contemporaneamente al successo della versione on line, l’edizione cartacea di Discover Magazine vive forti difficoltà a causa di un sensibile calo della raccolta pubblicitaria. Calo che la proprietà spera evidentemente di compensare riconquistando gli inserzionisti con un sito web completamente rinnovato.

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Corporate blogging, indicizzazione o conversazione?

Il 2007 è l’anno della svolta per il corporate blogging in Italia. Se ne vedono già i primi segnali, non tutti peraltro confortanti. Le aziende nostrane, che prima hanno temuto e ignorato, poi spiato la blogsfera italica, ora fanno infine le prime mosse per salire sul carro del vincitore. E lo fanno nello stile che è loro proprio, puntando solo ai vantaggi del corporate blogging senza volersene assumere responsabilità e rischi. Insomma, c’è il pericolo che la nuova terra promessa della comunicazione aziendale sia solo ed esclusivamente un posto in prima fila nell’indicizzazione dei motori di ricerca, come sembra confermare l’analisi rabbiosa di Massimo Boccuzzi, in arte SiFossiFoco, arrivata fresca fresca nella mia casella di posta elettronica:

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Il blog del Gruppo Toscano

Anche il Gruppo Toscano ha un blog. Varato lo scorso 20 dicembre, ha un aspetto gradevole ma presenta una grafica fin troppo integrata con quella del sito padre, del quale condivide anche l’header. Il risultato è una scarsa riconoscibilità che rischia di disorientare i non addetti ai lavori. Trovo invece corretta la scelta dei temi: i post non si limitano infatti alla mera promozione dei prodotti toscano, ma provano a spaziare affrontando temi e aspetti del mercato immobiliare italiano. Peccato però che i post non superino la frequenza di uno a settimana: sarebbe davvero il caso di fare qualcosa in più. I commenti sono aperti e, sorprendentemente, non moderati. Trovo invece sbagliata la scelta di affidare il blog all’ufficio stampa (che pure fa discretamente il suo lavoro): il corporate blog dovrebbe infatti essere lo strumento con cui una o più figure chiave nell’azienda conversano a tu per tu con la comunità professionale di riferimento e con i clienti, parlabndo ognuno di argomenti inerenti alle loro specifiche competenze. Dovrebbe insomma essere la voce digitale di persone con nome e cognome, non l’ennesimo strumento in mano a un pur valido ufficio stampa, che peraltro firma ogni post azzerandone di fatto l’appeal per l’utente medio di un blog. Insomma, fatto il primo passo, ora Toscano dovrebbe andare avanti e mostrare un po’ di coraggio dando la parola a persone in carne e ossa.

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Il paradosso della politica italiana in SL

La settimana scorsa vi raccontavo che la Regione Toscana ha acquistato un’isola su Second Life per aprirvi un e-shop e disseminarvi riproduzioni digitali di monumenti e opere d’arte. Il post ha generato alcuni commenti interessanti: mentre Mario Riccardo Innocenti sperava addirittura che la notizia non fosse vera, Stefano Vitta vedeva al contrario “in SL una nuova frontiera per lo sviluppo del web interattivo”. Più dura Barbara, secondo la quale i nostri amministratori “hanno trovato un nuovo modo per buttare alle ortiche denaro pubblico andando appresso alle mode del momento invece di produrre idee nuove o perlomeno utili”. Le fa eco Pier Luca che sottolinea come, banalmente, bastasse “leggersi il rapporto e-family per decidere di investire in altro modo”. Per conto mio credo che operazioni come queste siano difficili da giudicare: si può bollarle come pura propaganda o accettarle come un’inattesa e gradita apertura delle istituzioni italiane alle nuove tecnologie e, in entrambi i casi, avere tutto sommato ragione. Determinante mi sembra invece il giudizio, o il pregiudizio, che si nutre nei confronti di chi promuove l’ennesima iniziativa su Second Life. In parole povere, più o meno tutte le iniziative promosse dai nostri politici nell’universo di Linden Lab o altrove, indipendentemente dal loro valore specifico, paradossalmente verranno sempre e impietosamente stroncate. Il che alla lunga potrebbe essere un ostacolo all’innovazione. Voi che ne pensate?

Microsoft pagherà le aziende che usano Live Search

Se non puoi conquistarli con la qualità dei tuoi servizi, allora comprali. Il ragionamento, per quanto folle, ha una sua logica. Così Microsoft ha deciso di “ricompensare” le compagnie che aderiranno al programma “Microsoft Service Credits for Web Search” e imporranno ai propri dipendenti l’uso del motore di ricerca targato Redmond. Lo scopo è pompare l’adozione di Live Search in ambito aziendale, ma anche di raccogliere “valuable user feedback on the performance of the service in an enterprise environment”. La ricompensa? Dato un valore fisso ad ogni ricerca eseguita con Live Search, l’azienda accumulerà un “credito” da reinvestire in “products and training” Microsoft. Un piano diabolico che potrebbe anche funzionare, purché i dipendenti delle compagnie che aderiranno al programma non si ribellino e migrino in massa verso Firefox e Google.

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