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Google lancia MyMaps

Il nuovo servizio targato Google si chiama MyMaps (o “Le mie mappe” in italiano) e, come suggerisce il nome stesso, consente agli utenti di condividere mappe personalizzate e arricchite dei loro commenti. In particolare è possibile:

– segnalare i propri luoghi preferiti nella mappa;
– tracciare righe e forme per evidenziare percorsi e zone;
– aggiungere descrizioni, foto e video (per gestire quest’ultimi è prevista l’integrazione con i servizi YouTube e GoogleVideo);
– pubblicare le proprie mappe sul web;
– condividere le proprie mappe con amici e familiari.

Ulteriori informazioni sono disponibili sia su Google Earth Blog (in inglese) , sia sul Blog ufficiale di Google Italia. Interessante anche la riflessione proposta da Mashable, secondo cui il nuovo servizio farà la felicità di molti utenti ma, di fatto, mette in ginocchio quelle decine di siti piccoli e grandi che, in giro per il mondo, offrivano già servizi simili proprio sfruttando le mappe di Google. Gli esempi citati sono Platial e Frappr.

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I casinò di Second Life nel mirino dell’FBI

Nel mondo virtuale di Linden Lab c’è di tutto, dunque non poteva mancare neanche la versione digitale dei casinò e del gioco d’azzardo in generale. E anche se il settore muove ancora cifre relativamente piccole (almeno in dollari veri), pare che il fenomeno abbia destato la preoccupata attenzione dell’FBI, decisa a indagare ed eventualmente impedire possibili attività illecite. Un atteggiamento repressivo in linea con la legge contro le scommesse on-line votata la scorsa estate dal senato americano. Dal canto loro, i responsabili di Linden Lab al momento si difendono adducendo due motivazioni: la prima è che avrebbero più volte invitato l’FBI a vistare Second Life per valutare eventuali violazioni della legge e, nel caso, per elaborare una strategia comune contro i trasgressori. La seconda, più interessante, è che Linden Lab, pur volendo, non avrebbe gli strumenti “to monitor or prevent gambling in Second Life”. Un argomento che, se fossi in loro, non sbandiererei tanto davanti alle autorità americane, non proprio note per la loro tolleranza verso le violazioni della legge. A occhio e croce, potrebbe essercene abbastanza perchè le autorità gli facciano chiudere baracca e burattini.

Corporate blogging, l’Europa tra ritardo e opportunità

Mal comune, mezzo gaudio verrebbe da dire. Ormai sono anni che mi occupo di corporate blogging e, inevitabilmente, sottolineo il pesante ritardo accumulato nel settore dall’Italia rispetto agli Stati Uniti. Ora invece una ricerca realizzata da Lewis PR punta il dito contro l’intera Europa, evidenziando cifre avvilenti: nel vecchio continente l’incidenza del corporate blogging è pari al 2.5% contro il 14% degli Stati Uniti ed il 5.5% dell’area asiatica. La ricerca è liberamente consultabile in PDF: per conto mio vi anticipo che nello studio l’Italia esce, come al solito, con le ossa rotte dal confronto con la maggior parte delle nazioni europee, già in ritardo per conto loro.

Un panorama tutt’altro che incoraggiante ma – attenzione – non privo di seducenti attrattive: in qualsiasi settore, e dunque anche nel corporate blogging, la totale assenza di iniziative è un problema grave finché perdura, ma rappresenta anche una ghiotta opportunità per coloro i quali per primi avranno il coraggio di colonizzare il territorio vergine della nuova comunicazione aziendale. Avanti allora: chi vuol essere il primo?

Via Giacomo Dotta

La pubblicità di Google viene (anche) dallo spazio

Se ne parlava ormai da tempo: prima o poi Google si sarebbe lanciato alla conquista della televisione per inondare anche i palinsesti del “main stream medium” con la propria, inesauribile pubblicità. Ora ci siamo: proprio ieri l’azienda di Mountain View ha firmato con EchoStar un accordo che consentirà al motorone di ricerca di vendere gli spazi pubblicitari disponibili sulle centinaia di canali veicolati dal broadcaster satellitare americano. E non finisce qui: la sperimentazione recentemente condotta in California da Google insieme a una piccola TV via cavo lascia infatti supporre che, dopo la tv satellitare, Brin e Page andranno presto alla conquista anche di quella via cavo, assai diffusa negli Stati Uniti.

Per saperne di più:

– Cnet News: “Satellite circuit for Google TV ads

Messico, nuvole e (tanto) wi-fi

Anno 2008. Siete seduti su una panchina dello Zocalo, la piazza più importante della città. E’ dicembre e un tiepido sole vi riscalda piacevolmente mentre, con il computer sulle ginocchia, lavorate su internet comodamente connessi in wi-fi (pur scrutando spesso l’orizzonte a caccia di potenziali scippatori). Come voi, migliaia di altri cittadini lavorano connessi in mobilità da ogni angolo della capitale. Dove siete?

La risposta è semplice: a Mexico City, così come dovrebbe essere fra poco meno di due anni grazie all’accordo appena firmato dal sindaco Marcelo Ebrard con il gigante delle telecomunicazioni cinesi ZTE per la creazione di una mega rete wi-fi che servirà l’intera megalopoli da 23 milioni di abitanti.

Emi ed Apple danno un calcio ai DRM

Per tutta la giornata di ieri i media on- e off-line hanno fantasticato su cosa ci fosse dietro alla misteriosa conferenza stampa convocata a Londra per oggi all’una (ora locale) dalla major musicale EMI e dalla Apple. Ora, finalmente, sappiamo la verità:

“EMI Music launches DRM-free superior (256kbps) sound quality downloads across its entire digital repertoire.
Apple’s iTunes store to be the first online music store to sell EMI’s new downloads (1,29 dollari a brano)”

Sono solo quattro righe messe in apertura di un comunicato stampa, ma annunciano un evento destinato a rivoluzionare il mercato della musica digitale. Se sia un bene o un male è presto per dirlo. Di certo c’è solo che Steve Jobs ne ha combinata un’altra delle sue, convincendo una major a togliere i “lucchetti” dalla propria musica. Tanto di cappello.

Per saperne di più:
– Blogs4biz: “Jobs chiama, Emi risponde
– Blogs4biz: “Steve Jobs chiama, la rete risponde. In massa

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Dell ascolta gli utenti e scommette su Linux

Non per rubare il mestiere ai colleghi di Gnuvox, di certo più qualificati di me per parlare di Linux, open source e compagnia cantante, ma non potevo non segnalare questa notizia secondo cui Dell si appresta a rilasciare nuovi computer desktop e notebook con preinstallato il sistema operativo Linux. Più che gli aspetti tecnici, qui ci interessa la ragione:

“David Lord, a Dell spokesperson, did say, however, that Dell has been listening to its users and that the users want home and office desktops and laptops.”

Avete capito? Dell ASCOLTA i clienti e prova a soddisfare le loro richieste. sono cose che succedono quando un’azienda prende il coraggio a due mani e decide di partecipare alla conversazione in corso nella blogosfera.

L’inutile Seconda Vita del marketing

BrandWeek mi delizia con un articolo dal titolo palese: “Are Marketers Dying on Second Life?”. In esso si sottolinea non senza ironia come, attirati dal clamore dei media, gli operatori del marketing continuino a fiondarsi nell’universo creato da Linden Lab senza peraltro avere idea di cosa fare una volta all’interno. Il tutto avviene poi nel generale disinteresse, quando non siamo di fronte alla pura avversione, dei frequentatori di Second Life, che mal tollerano vuote operazioni di marketing una tantum: molte aziende si limitano infatti ad aprire in pompa magna succursali virtuali che presto restano deserte. Il perchè è comprensibile: La semplice notizia che un brand importante apra un negozio in Second Life viene ripresa dai media di tutto il mondo, generando una “copertura mediatica” gratuita che altrimenti costerebbe milioni di dollari. Un simile rientro vale poche migliaia di dollari buttate in inutili “isole virtuali” e il dissenso di qualche avatar ostile. O no? Peccato tutto questo debba finire non appena il morboso interesse della stampa finirà inevitabilmente con l’esaurirsi.

L’importanza di semplificare l’offerta ICT

Il ritardo italiano nel ITC non riguarda solo l’offerta, ma anche la domanda. Sia la clientela business che quella home faticano a far proprie le nuove tecnologie perchè, molto spesso, non ne comprendono l’utilità a causa di una bassa alfabetizzazione informatica. Dunque, ciò che serve oggi non sono solo le infrastrutture per portare la banda larga ovunque: lo sforzo da fare è anche quello di mettere l’utente al centro dell’universo tecnologico e semplificare sempre di più l’offerta ICT, rendendola flessibile, comprensibile e quindi accessibile a tutti.
E’ questo, in estrema sintesi, il succo dell’intervento fatto ieri all’Innovation Forum 2007 da Nicola Aliperti (foto), amministratore delegato di Hewlett Packard, durante il panel “Governare le Reti per l’Innovazione del Sistema Paese”. Voi che ne pensate?

Innovation Forum 2007

Mi trovo all’hotel Sheraton di Roma dove è iniziata, con notevole ritardo, la prima delle due giornate del convegno Innovation Forum 2007. Giunto alla sua seconda edizione, l’evento ha richiamato il Gotha dell’ICT italiano che ora sembra aspettare pazientemente il proprio turno per parlare, ascoltare o fare domande. Molte e diverse le sessioni previste: i temi in discussione spaziano dalla “Sanità elettronica” a “Innovazione e Pubblica Amministrazione” ai “Servizi Finanziari Innovativi”. Leggendo il programma, pur vedendo ripetersi assai spesso la parola “innovazione”, difficilmente si scorgono interventi relativi a web 2.0, social networking e quant’altro di veramente innovativo la rete offre oggi. Salvo due eccezioni: la sessione di oggi intitolata “Turismo e Cultura Digitale”, che prevede un’intervento su “Web 2.0 per la valorizzazione del patrimonio turistico e culturale italiano” e nella quale, curiosamente, non si fa menzione del neonato portale Italia.it; la sessione di domani, intitolata significativamente “Web 2.0 for Innovation” e che vedrà intervenire Derrick de Kerckhove, professore della University of Toronto. Quest’ultima, badate bene, avrà luogo dalle 16 alle 16.30, in chiusura.

Per saperne di più:

– Il programma ufficiale dell’Innovation Forum 2007