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Bloghology, il magazine 1.0 sul web2.0

Quattro uscite all’anno, una tiratura iniziale prevista di 40mila copie, il costo per l’abbonamento annuale pari a 40 dollari.

Queste le caratteristiche principali di Bloghology, nascente magazine cartaceo sulla blogosfera che promette di fornire “consigli, interviste ed utili “how-to” pensati per intrattenere e formare sia i principianti sia gli esperti” del blogging.

Quanto poi abbia senso mettere al mondo un costoso giornale cartaceo sul web2.0 mentre ovunque si parla di come quest’ultimo stia assassinando la stampa tradizionale, questo davvero non saprei dirlo.

Come e perché Chrome aiuterà Google a conquistare il mondo

Il lancio di Chrome, browser nuovo di zecca targato Google, è il cerchio che si chiude. Mentre viene da chiedersi perché l’azienda di Mountain View abbia anzi tanto rimandato questa mossa, appare ben chiaro il nesso tra l’attività core dell’azienda, ovvero l’online search associato al placement di tonnellate di pubblicità contestuale, e la necessità di gestire più da vicino l’accesso e la fruizione dei suoi innumerevoli servizi da parte dell’utente.

Non è solo questione di concorrere con Microsoft e il suo Explorer o con (il mai troppo lodato) Firefox della Mozilla Foundation, che Google peraltro foraggia e foraggerà con generosi finanziamenti fino al 2011. Chrome nasce con due importanti obiettivi, uno a brevissimo termine e uno, ben più ambizioso, sulla lunga distanza.

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Chrome, il browser secondo Google, è tra noi

Dopo l’annuncio e il fumetto descrittivo con cui Google ha sapientemente creato suspence, attesa e curiosità intorno alla beta del suo primo browser, Chrome è finalmente disponibile per il download.

Scarica Google Chrome

Per saperne di più:

– Official Google blog: “A fresh take on the browser

Stati Uniti, la polizia usa Twitter per informare i cittadini

Una strada bloccata al traffico, un incidente stradale, allagamenti e disagi provocati da un violento temporale, una rissa. Quante sono le piccole e grandi emergenze che ogni giorno le forze dell’ordine si trovano a gestire senza tuttavia riuscire ad informare in tempo reale i cittadini, magari risparmiando loro inutili disagi e pericoli?

Troppe, evidentemente, o comunque abbastanza da indurre gli uomini del dipartimento di polizia di Scottsdale (Arizona) ad aprire un account Twitter, ed inaugurare così un nuovo canale diretto con gli abitanti della città.

Un’idea tutt’altro che banale: in effetti il popolare servizio di micro-blogging, proprio perché consente l’invio immediato di micro-update lunghi al massimo 140 caratteri e consultabili da computer e da cellulare, ben si presta a veicolare notizie flash su argomenti come traffico e viabilità. Con la piccola differenza che, in questo caso, l’utente non è più un passivo ricettore di info, ma anzi può immediatamente replicare chiedendo informazioni e chiarimenti, oppure può inoltrare/diffondere le notizie alla cerchia dei suoi “followers”, contribuendo così a “spargere la voce”.

Inutile dire che l’iniziativa dello Scottsdale Police Department è ancora un semplice esperimento e che Twitter ha ancora limiti troppo importanti (come la discontinuità del servizio o l’impossibilità di profilare con precisione un target specifico) per essere uno strumento veramente affidabile.

Di certo c’è che l’immaturità del servizio non sminuisce la lungimiranza e l’interesse dell’iniziativa, di per sé anche abbastanza incoraggiante: se infatti persino in un distretto di polizia americano si può fare innovazione usando il web2.0, allora forse c’è un po’ speranza anche per questo vecchio e decrepito paese.

Per saperne di più:

– L’account twitter dello Scottsdale P.D.

Microsoft prepara Skymarket, l’online store per gli utenti Windows Mobile

Spulciando le offerte di lavoro pubblicate da Microsoft, il blogger Long Zheng di “I Started Something” ha fatto un’interessante scoperta: Microsoft sta realizzando un marketplace service dedicato a Windows Mobile, nome in codice Skymarket, nel quale riunire e vendere le oltre 18mila applicazioni per VM prodotte da terze parti e attualmente disponibili sul mercato.

Banalmente, il modello cui si ispira questo nuovo progetto sembra essere proprio l’iTunes Store dell’acerrimo rivale Apple, con la sua sezione dedicata al popolare iPhone.

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Agoravox, il citizen journalism in salsa francese sbarca in Italia

Dopo una lunga gestazione debutta oggi anche in Italia Agoravox, sito di informazione online basato sul “giornalismo partecipativo” e nato in Francia nel 2005 dall’iniziativa di Carlo Ravelli.

A maggio di quest’anno Francesco Piccinini, project manager di Agoravox Italia, riassumeva così i tratti distintivi del giornale online francese:

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Tempo di vacanze

Arrivata la fine di agosto, Blogs4biz va (finalmente) in vacanza per una decina di giorni durante i quali rinfrescare le idee ed organizzare il lavoro del prossimo autunno.

I contenuti già pubblicati restano ovviamente a vostra disposizione: basta mettere le parole giuste nel motore di ricerca interno (al centro sotto la testata) per ripescare rapidamente notizie, interviste ed approfondimenti pubblicati nei primi, lunghissimi otto mesi di questo 2008.

Arrivederci al 1° settembre.

Violazione della Privacy on line, class action contro Facebook

A dicembre dello scorso anno scrivevo di Facebook e della “crisi” scatenata dal lancio della sua piattaforma pubblicitaria “Beacon”:

Il problema di Beacon risiede nella sua invadenza, in quanto il sistema si basa sulla collaborazione con siti diversi da Facebook, tiene traccia dei tuoi acquisti su quegli stessi siti e poi li segnala ai tuoi amici. Un’idea tutto sommato interessante, ma che certo richiedeva un delicato “bilanciamento” della feature volto ad evitarne la trasformazione, prevedibile, in un bel calcio in bocca alla privacy degli utenti.

La storia ci insegna che il “calcio in bocca” c’è stato eccome, e che lo stesso creatore di Facebook Mark Zuckerberg ha finito col chiedere scusa a tutti gli utenti del social network direttamente dal suo blog.

Tutto questo per dire che il “mea culpa” di Mark non sembra essere affatto bastato visto: oggi il social network più frequentato al mondo è infatti oggetto di una class action coi fiocchi.

Le accuse, che peraltro vengono rivolte anche a partner di Beacon come Blockbuster, Fandango e Overstock, sono pesanti:

1) Facebook ha raccolto, condiviso con terzi e sfruttato a fini commerciali i dati personali degli utenti (nel caso specifico “users’ Internet activities with friends”) senza chiedere loro alcuna autorizzazione;

2) Facebook ha dato la possibilità agli utenti di lasciare il “programma”, ma uscire da Beacon era talmente macchinoso da apparire pensato per impedire qualsiasi “defezione”;

3) La violazione della privacy non riguardava solo gli utenti di Facebook: Beacon raccoglieva anche dati relativi a tutti i visitatori “who conducted certain activities on the third-party sites that were part of the program”;

Per saperne di più:

– PCWorld: Facebook Faces Class-action Suit Over Beacon

UK, una ricerca dimostra l’efficacia del mobile advertising

I numeri contenuti nella ricerca realizzata da Dynamic Logic parlano chiaro: gli utenti di telefonia mobile britannici sono più che disposti a visionare pubblicità sul proprio telefonino se in cambio ricevono video contenuti gratuiti.

Lo studio ha richiesto 6 settimane di indagini: l’obiettivo era valutare l’efficienza di “pre-roll mobile ads” veicolati attraverso il gestore di telefonia mobile O2 ed ha coinvolto 600 persone tra uomini e donne con età non inferiore a 16 anni. Tra i brand coinvolti figuravano anche Citroen ed LG, “comunicati” attraverso spot di 15 secondi targettizzati per età e sesso.

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La seconda giovinezza di Friendster è in Asia

Sembra ieri ed invece sono passati sei anni da quando Friendster ha fatto la sua comparsa in Rete, prima fra tutte le community online che oggi siamo abituati a chiamare social networks e che immancabilmente fanno pensare a realtà come MySpace e Facebook.

Sei anni nell’eco-sistema del web sono un’eternità. Di certo sono stati abbastanza perché Friendster potesse raggiungere l’apice dela sua fama in Occidente, spianare la strada ai futuri cloni e cadere nel dimenticatoio, schiacciato dai debiti e dalla patologica mancanza di un modello di business.

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