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Parte oggi il Festival del Giornalismo 2010

Grazie all’impegno e alla dedizione dell’infaticabie Arianna e dei suoi collaboratori, è iniziato oggi a Perugia il Festival del Giornalismo 2010.

Qui lo streaming Live di tutto l’evento.

Per quanto mi riguarda, conto di raggiungere il capoluogo umbro e di tuffarmi nel mare magnum di eventi previsti in calendario già domani, in tarda mattinata. Come già accennato, sabato avrò il piacere di moderare un panel su Reputazione, privacy e informazione online, mentre domenica partecipo a uno dei panel organizzati dall’ottimo Vittorio Pasteris, e cioè quello che chiude il Journalism Lab  e il Mediacamp.

Ci vediamo lì.

Update: Vittorio mi segnala che del Journalism Lab esiste una diretta streaming dedicata.

KublaiCamp 2010

Domani è il giorno del KublaiCamp 2010:

Il KublaiCamp è un evento in stile barcamp sui temi della creatività e dello sviluppo.

È un’iniziativa di Kublai, un ambiente di progettazione e una community promossa dal Dipartimento per le politiche di sviluppo (Ministero dello Sviluppo Economico) che ha deciso di scommettere sui creativi italiani come forza positiva per lo sviluppo. Kublai ha aggregato ad oggi oltre 1500 creativi interessati a sviluppare idee e progetti creativi con ricadute in termini di sviluppo per il loro territorio e per il paese; questa iniziativa si è strutturata in una community, che trovate online qui.

KublaiCamp non è naturalmente rivolto soltanto alla community di Kublai, ma a chiunque sia interessato a discutere di questi temi e progetti, nella traiettoria di sviluppo italiana. Anzi, ci proponiamo di mescolare e condividere i saperi e i punti di vista quanto più possibile. Accademici, artisti, studenti, uomini di impresa, esperti di innovazione, uomini delle istituzioni, amministratori, di tutti i sessi e di tutte le età sono quindi i benvenuti.Sarà una giornata con diversi momenti di incontro e discussione, un’occasione per presentare e parlare di tutti i progetti presenti in Kublai e non solo. Inoltre, ci sarà un momento finale molto importante: l’assegnazione del Kublai Award al miglior progetto creativo per lo sviluppo.

Tutte le informazioni utili le trovate qui.

Per quanto mi riguarda, figli permettendo dovrei essere al KublaiNight di stasera (almeno fino a mezzanotte, ora della poppata) e poi domani al barcamp vero e proprio a partire dall’ora di pranzo.

Nel caso, ci si vede lì

Microsoft risponde al governo tedesco: “Explorer è sicuro”

UPDATE2: Feliciano Intini risponde a Claudio Cicali (ha avuto qualche problema con i commenti del mio blog quindi mi ha scritto. Di seguito le sue parole).

Ciao Alessio e Claudio, il vostro dubbio comune mi fa capire di non essere stato sufficientemente chiaro, e di questo mi scuso: il punto è che, mentre la vulnerabilità è presente su tutte le versioni da IE 6 in poi (io ho usato la frase “relativa a tutte le versioni di Internet Explorer attualmente supportate tranne la versione nativa installata su Windows 2000 (IE 5.01)”), l’exploit noto è effettivamente funzionante nella modalità di remote code execution (che è quella che permette di infettare i PC con malware) solo su IE 6.

UPDATE: nei commenti qui e su FriendFeed Claudio Cicali fa notare che nella stessa Advisory di Microsoft la vulnerabilità di Internet Explorer viene estesa anche alle versioni 7 e 8.

Our investigation so far has shown that Internet Explorer 5.01 Service Pack 4 on Microsoft Windows 2000 Service Pack 4 is not affected, and that Internet Explorer 6 Service Pack 1 on Microsoft Windows 2000 Service Pack 4, and Internet Explorer 6, Internet Explorer 7 and Internet Explorer 8 on supported editions of Windows XP, Windows Server 2003, Windows Vista, Windows Server 2008, Windows 7, and Windows Server 2008 R2 are vulnerable.

Due giorni fa la BBC riferiva che il Governo di Berlino ha invitato i cittadini tedeschi a non usare Internet Explorer perché non sicuro. Nel pezzo si legge:

The warning from the Federal Office for Information Security comes after Microsoft admitted IE was the weak link in recent attacks on Google’s systems.

E ancora:

Graham Cluley of anti-virus firm Sophos, told BBC News that not only did the warning apply to 6, 7 and 8 of the browser, but the instructions on how to exploit the flaw had been posted on the internet.

Considerata la portata e le implicazioni della notizia, valeva la pena andare direttamente alla fonte e porre una semplice domanda: E’ vero o no che le tre versioni di Internet Explorer chiamate in casua da berlino sono a rischio exploit?

Carlo Rossanigo, Direttore Comunicazione di Microsoft Italia, ha risposto così:

“Microsoft ha studiato il problema e trovato una vulnerabilità relativa alla sola versione 6 di Internet Explorer associata a Windows XP. Le versioni successive del browser, specialmente la 8, sono più che sicure.”

Fin qui la nuda cronaca. Dato il mio interesse professionale per le strategie di comunicazione corporate attraverso il web 2.0, ho voluto verificare anche se Microsoft Italia stesse facendo qualcosa per comunicare la propria posizione attraverso il suo corporate blog Mclips.

Con un certo sollievo, invece di un inutile comunicato stampa su Mclips ho trovato un video fresco di pubblicazione in cui si è scelto correttamente di dare voce alle due persone di Microsoft più competenti sull’argomento – Feliciano intini e Luca Colombo – consentendo loro di spiegare rapidamente in cosa consiste il problema e come rimediare (ovvero aggiornando il proprio sistema a Explorer 8).

Una buona idea, che sono sicuro avrebbe funzionato anche meglio se i due ospiti, invece di rispondere a delle domande dirette, avessero parlato a braccio e con maggiore spontaneità, magari rivolgendosi direttamente al pubblico quasi fossero i conduttori di un show televisivo.

Sarà per la prossima volta.

Verso Leweb ’09

logoAnche quest’anno ho fatto i bagagli e mi sono messo in viaggio per Parigi (ho l’aereo tra un’ora). Nei prossimi due giorni seguirò Leweb edizione 2009, la kermesse organizzata da Loic e Geraldine Le Meur che, a mio modesto avviso, è a tutt’oggi il più importante appuntamento annuale a livello europeo per discutere e sentir discutere della Rete, dei suoi utenti e del loro futuro.

Il tema di quest’anno è il Real-time web.

Con me ci saranno anche Livia, Luca e Andrea.

Nel caso, ci vediamo lì.

La carta dei (primi) cento per il libero Wi-Fi

Vado di fretta, quindi mi limito a quotare Alessandro e a sottolienare che sostengo appieno la sua iniziativa.

Su L’espresso in edicola domani arriverà – in un paio di pagine – il risultato di un lungo scambio di mail che abbiamo messo in piedi insieme a Guido Scorza, Sergio Maistrello e Raffaele Bianco.

L’obiettivo era creare una Carta per la liberazione dell’Wi-Fi italiano, soffocato dal decreto Pisanu.

Alla fine il risultato è arrivato: imprenditori, politici, manager, blogger, giuristi e altro – in una logica bipartisan – hanno concordato il testo che potete leggere qui sotto.

Oltre alla Carta e ai suoi firmatari, c’è il pezzo che uscirà domani e il testo della proposta ad hoc di legge Cassinelli-Concia: per evitare che il Wi-Fi venga strozzato ancora dalle misure questurine in vigore.

Ogni altra idea per portare avanti questa piccola battaglia civile è benvenuta.

LA CARTA DEI CENTO PER IL LIBERO WI-FI

Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.

Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .

Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.

Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.

Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.

Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.

Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.

Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.

Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.

Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.

FIRMATARI

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Altre info utili su Apogeonline

Windows 7, una voce fuori dal coro degli entusiasti

Ho provato Windows 7. Come molti altri, lo trovo un buon sistema operativo, distante anni luce da Vista. Tuttavia più del software in sé, ciò che ha veramente attratto la mia attenzione è stata la campagna di comunicazione costruita da Microsoft, tarata per sottolineare in ogni modo che questo sistema operativo è stato fatto “assieme agli utenti”, conversando con la Rete, dando la possibilità a chiunque volesse provarlo di partecipare al suo sviluppo contribuendo con dei feedback.

Crowdsourcing a manetta per l’ultima e più delicata fase di sviluppo di Windows 7. Una scelta sulla carta assai innovativa per l’azienda di Redmond, che (giustamente) ne ha anche fatto il fulcro intorno al quale far ruotare quasi ogni aspetto della comunicazione del nuovo prodotto.

Ecco: proprio oggi, dalle pagine dell’autorevole Pcworld.com, Randall C. Kennedy si scaglia contro Microsoft definendo la sua politica di apertura ai feedback degli utenti (e la relativa capagna pubblicitaria che la ribadisce a ogni angolo d strada) una menzogna.

Purtroppo ho un debole per le voci fuori dal coro, e quindi posso fare a meno di sottoporre il pezzo di Kennedy al vostro giudizio:

“The truth is that Microsoft’s entire marketing campaign for Windows 7 is predicated on a lie. The company spin machine claims an unprecedented level of customer involvement, while our own truth detectors tell us that the exact opposite is true: Microsoft ignored the Windows community like never before with Windows 7. Even its “private” beta testers — the exclusive group Microsoft invited to test the OS and then very publicly ignored — are on the record as complaining about the lack of access.”

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Repubblica e CnrMedia sbagliano, il gruppo Facebook anti-Berlusconi è ancora lì

Update: Repubblica ha raccolto la segnalazione (pur evitando accuratamente di citare la fonte) e aggiornato il pezzo, raggiungibile sempre allo stesso link che trovate qui sotto (qui invece lo screenshot del pezzo com’era prima). Al momento CNRMedia porta ancora la “notizia” sbagliata.

Update 2: ora anche CNR Media ha aggiornato il pezzo. Cosa notevole, nel sito subito sotto l’aggiornamento, è disponibile anche il pezzo iniziale con l’informazione errata. In questo modo l’agenzia dà intelligentemente la possibilità ai lettori di ricostruire l’errore e avere l’informazione corretta in maniera trasparente.

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Scrive stamani Repubblica:

Facebook oscura il gruppo “Uccidiamo Berlusconi”
ROMA – Il gruppo nato su Facebook “Uccidiamo Berlusconi” è stato oscurato. Ne dà notizia CnrMedia.com. “Restano alcuni ‘cloni’ simili -viene rilevato- ma la denominazione originaria è stata cancellata dal social network. L’azienda di Palo Alto ha quindi risposto subito agli inviti del Governo italiano”.

La notizia è tratta da CnrMedia:

Il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” di Facebook è stato oscurato. On-line ci sono ancora gruppi simili (dei cloni, come si dice in gergo) ma il gruppo originario è stato cancellato dall’azienda di Palo Alto che ha così obbedito alle richieste del Governo. Solo Facebook, infatti, poteva intervenire direttamente in così poche ore. Intanto nascono sul social network altri gruppi simili.

(CNR Media – 23/10/09)

Purtroppo è una collossale cantonata. Il gruppo, infatti, è ancora lì, forte dei sui 23mila membri, solo che ha cambiato varie volte nome tra ieri e questa mattina e quindi risulta difficile da trovare se non si dispone del link diretto e si passa per il motore di ricerca del social network.

Ieri sera i suoi admin avevano cambiato nome in “berlusconi,ora che abbiamo la tua attenzione…RISPONDI ALLE NOSTRE DOMANDE.”, con la frase sulla foto del premier che cambiava da “Uccidiamo Berlusconi” a “Berlusconi Vattene”; poi si era passati a “Uccidiamo Politicamente Berlusconi” e, infine, stamattina si è tornati alla versione che chiede l’attenzione del premier.

Immagino il collega di CNRMedia che fa la sua ricerca dentro Facebook, non trova in nessun modo il gruppo e trae le sue conclusioni, quindi scrive che gli amministratori in persona del social network hanno chiuso il gruppo dando seguito alla proteste del Governo perche “solo loro potevano farlo così in fretta”.

Un errore da dilettanti.

Impossibile a questo punto non citare il bel post di Luca Sofri intitolato “Il futuro dei media è fare le cose per bene”:

I media tradizionali accusano la rete di devastare la qualità dell’informazione in quattro modi diversi.
– Uno è la diffusione di notizie infondate, inaffidabili, false, non verificate. […]
Quando alla Gazzetta dello Sport mi proposero una rubrica settimanale di notizie uscite sui giornali che poi si sarebbero rivelate false (o che lo erano già palesemente) fui preoccupato di trovare materiale con abbastanza frequenza. Oggi, due anni e mezzo dopo, quella rubrica potrebbe avere frequenza doppia, e costituisce un repertorio indiscutibile di prove a carico dell’inaffidabilità dell’informazione italiana. Ci sono sostanzialmente tre tipi di falsità giornalistiche: quelle per cialtroneria che non sa e non controlla, quelle per adesione a un comunicato stampa o sondaggio, quelle per tifoseria politica. Vi mostro un po’ di esempi.

Paesi civilizzati

The UK has become the first major economy where advertisers spend more on internet advertising than on television advertising, with a record £1.75bn online spend in the first six months of the year.

The milestone marks a watershed for the embattled TV industry, the leading ad medium in the UK for almost half a century. It has taken the internet little more than a decade to become the biggest advertising sector in the UK.

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