#Lifeapp pt.3: Lifecasting (con Periscope & Co)

La terza puntata di LifeApp è dedicata al “lifecasting”, ovvero alla pratica di raccontare noi stessi e il mondo che ci circonda attraverso l’online video streaming.

Si parla di (e si mostrano/provano) app come Meerkat, il nuovissimo Periscope, Younow, Ustream, che consentono di andare in diretta ovunque ci si trovi, qualsiasi cosa si voglia documentare e condividere con chi ci segue.

Si parla con Jeff Jarvis, direttore del Tow-Knight Center for Entrepreneurial Journalism alla City University di New York, di come questi servizi cambieranno il giornalismo. Una breve ma densa video intervista registrata al Festival del Giornalismo di Perugia.

Siamo appena entrati nell’era broadcasting puro: il risultato è che vediamo il mondo con gli occhi degli altri, avendo l’impressione di potergli dare una pacca sulla spalla. O come mi ha detto in un’intervista Kayvon Beykpour, il creatore di Periscope, abbiamo tra le mani quanto di più vicino al teletrasporto si sia visto sin ora.

“All the world’s a stage”, scriveva Shakespeare nel 1600. Beh, non è stato mai così vero come oggi, no?

#Lifeapp pt.2: spostarsi e viaggiare

La domanda è semplice: nell’era di Internet, degli smartphone e delle app, come cambia il nostro modo di muoverci e viaggiare nel mondo che ci circonda?

Che si tratti degli spostamenti di tutti i giorni limitati al contesto in cui viviamo, o di viaggi che ci portano in altre città, nazioni e persino continenti, anche in questo caso abbiamo a disposizione decine di applicazioni create per semplificarci la vita.

La tecnologia ci segue, perché ce la portiamo in tasca. E la tecnologia ci guida, lungo il nostro percorso quotidiano, ovunque esso ci porti.

#Lifeapp pt.1: wellness e fitness

Quella di seguito è la prima puntata di LifeApp, trasmissione che conduco per l’emittente La3 (sky canale 163) in onda ogni giovedì alle 22.

Lo scopo del programma è raccontare la rivoluzione digitale in atto, resa possibile da quelle potenti tecnologie abilitanti che ormai ci seguono ovunque, trovando spazio nelle nostre tasche e nelle borse. Arrivando persino a vestirci.

L’idea è che facciamo le stesse cose di prima, ma sono cambiati gli strumenti, le modalità, i tempi. E in quanto protagonisti di questo processo, anche noi non siamo più gli stessi.

Riassumendo:

“Connessi, interattivi, digitali. Qualcosa è cambiato, sì. Noi siamo cambiati .

Siamo un’umanità aumentata”.

La prima puntata di Lifeapp parliamo di Fitness e Wellness, di applicazioni che ci permettono di stare meglio, di ritrovare e mantenere la forma, di condurre una vita più attiva. Ma anche e soprattutto di Quantified-self, ovvero della pratica di misurare se stessi e le proprie prestazioni per conoscersi meglio e avere la possibilità di migliorarsi.

enjoy

ps: ogni commento è il benvenuto.

I maestri dello scatto alle prese con la rivoluzione digitale

Chiudere l’anno, all’ultimo giorno, con il pezzo su l’Espresso a cui tengo di più: quello, per intenderci, dove intervisto il maestro Gianni Berengo Gardin, il premio Pulitzer Nick Ut, il Fashion Photographer Amedeo Turello e l’americano Craig Semetko per parlare con loro di come sono cambiati la fotografia e il loro lavoro con l’avvento del digitale. E dove Andreas Kaufmann, amministratore delegato di Leica Camera, insieme con Renato Rappaini, direttore generale di Leica Italia, ci aiutano a capire in che direzione sta andando l’intero settore.

enjoy

kus

Nick Ut che fotografa Andreas Kaufmann – CEO Leica – mentre entrambi sono fotografati da Craig Semetko (che fotografa loro e me)

Dal sito de L’Espresso: “Non pensare, guarda, punta, scatta. Quando la fotografia diventa Pop”


«Non pensare. Guarda, punta, scatta. Per ragionare c’è sempre tempo. Per correggere gli errori non mancano software quasi onnipotenti. L’importante è catturare l’attimo alla meglio, fissare l’immagine usando quello che ci si trova in tasca o nella borsa: spesso è lo smartphone; a volte è una reflex o una mirrorless di fascia alta; sempre più raramente una compatta.
E’ l’era della snapshot photography, degli scatti eseguiti in modo casuale e imperfetto: semplificando al massimo, oggi tutti fanno foto senza bisogno di essere fotografi, senza costi per le attrezzature, di sviluppo o di stampa. Senza troppe pretese, ma con implacabile determinazione a condividere tutto o quasi online.
La fotografia (o almeno una parte consistente di essa) è cambiata: è diventata Pop».

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Bill Ready, Ceo di Braintree, ha una lezione da insegnarvi

Riassumendo:

bill ready“Questa è la mia quarta startup e posso dire di imparato molto con ognuna delle mie iniziative imprenditoriali. Due cose su tutte: in primo luogo, è importante affidarsi a dei mentor, attingere alla loro esperienza, farsi consigliare soprattutto per come svolgere le cose pratiche, dove l’inesperienza può giocare brutti scherzi. In secondo luogo, che la vera scommessa è credere in se stessi e nella propria idea. Un mentor può guidarti per fare al meglio quello che ti serve, ma solo tu puoi sapere davvero dove vuoi andare e perché”.

A parlare – alla fine di una bella intervista per Wired che trovate linkata qui sotto – è Bill Ready, Ceo Braintree, forse la più avanzata piattaforma di pagamenti via mobile al mondo. Di certo la prima a comparire sul mercato. Uno che ci ha visto lungo, che ha capito prima di tutti. E che soprattutto ci ha creduto. Fino in fondo.

Da Braintree a Apple Pay, così cambieranno i pagamenti mobili
Intervista con Bill Ready, CEO di Braintree. Uno che vuole portare la quota dei pagamenti mobili dall’attuale 1 al 50%
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Cinque lettere

Inizia con una resa. Finisce con una resa. Opposte evidenze. Identica impotenza. Quando arriva ti coglie alle spalle, impreparato. Non puoi che accettarlo. Senza farti domande. Tanto non ne hai bisogno. Tanto non ti interessa.

Quando svanisce ti pugnala, sempre alle spalle. Lasciandoti ugualmente impreparato. E qui di domande ne avresti. Anche troppe. Ma sono altrettanto inutili. Tanto non c’è risposta che tenga.

Gli estremi si assomigliano sempre, arrivano quasi a toccarsi. E qui più che altrove si ripete una simmetria quasi perfetta.

Se A è uguale a B e B è uguale ad A, a fare la differenza è la distanza che li separa. Cosa si trova e cosa si perde lungo un tragitto durato quanto. Chi avevi di fronte. Il senso di quell’incontro. Come hai vissuto quel percorso. Cosa hai fatto e cosa ti è stato fatto. Quanto hai dato e ricevuto. Quanto hai concesso del tuo vero io e quanto ti è stato concesso.

Per breve o lungo che sia, quel tragitto tra estremi identici conta più di tutto. Ti parla del mondo, di te, di chi sei e di cosa vuoi. E di chi hai di fronte. Rivela tutto.

Puoi avere fortuna, oppure non averne. Può esserne valsa la pena o rivelarsi tempo sprecato, ma di solito quel viaggio dovevi farlo e hai fatto bene a partire, anche perché tutto sommato non avevi troppa scelta.

Di solito.