Difendersi dal phishing

Che siate a casa o in azienda, se disponete di almeno un indirizzo e-mail allora anche voi siete quotidianamente esposti al rischio di abboccare all’amo delle odiose truffe on line. La minaccia si chiama “phishing” e può rovinarvi la vita se siete a casa, ma anche la carriera se vi coglie impreparati in ufficio. Qui come altrove, prevenire è meglio che curare, dove curare significa innanzitutto conoscere. Per questo passo la parola all’ottimo neo-acquisto Luca Sartoni. Leggete e prendete appunti.

I 50 migliori business blog

Times Online, sempre più attento al fenomeno della blogosfera, ha elaborato e condiviso con i lettori l’ennesima classifica dei blog più influenti in ambito business. Il quotidiano individua ben quindici sotto categorie nelle quali organizza e classifica l’opera dei cinquanta blogger “corporate e anti-corporate” chiamati in causa. L’articolo non manca di sottolineare come molti di loro abbiano saputo condurre “campagne” tanto efficaci da far cambiare policy alle aziende. Ogni nome è seguito da una breve descrizione: fra quelli citati figurano pezzi da novanta come Freakonomics, Consumerist, Fastlane, Mark Cuban: Blog Maverick, Richard Edelman, Seth Godin, Wal Mart Watch, TechCrunch e il caro vecchio Buzz Machine. Dateci un’occhiata.

(via chiarula)

Usa, anche la Chiesa (battista) blogga

Quando si parla di comunicazione, negli Stati Uniti nulla viene lasciato al caso. Dunque non deve stupire se esiste la professione di “Church communications director” e se Cory Miller, rivestendo questo ruolo per la Quail Springs Baptist Church, si sia “convertito” già da un anno all’uso del blog. Anche lui, come già molti altri in America, ha infatti compreso quanto sia utile e prezioso per un libero professionista relazionarsi con il suo mondo conversando a suon di post. Il discorso è sempre lo stesso: veicolando le proprie competenze e la propria visione del settore con linguaggio informale e schiettezza, conversando con la comunità di riferimento, si arriva più lontano e più in profondità di qualsiasi borchure, comunicato stampa o cartellone pubblicitario. Così il signor Miller intrattiene fruttuosi rapporti con il mondo, Australia e Giappone compresi, e oggi viaggia da una parte all’altra del globo per tenere seminari sui vari aspetti della propria professione. Tutto questo in appena un anno di attività e soprattutto grazie al blog.

Detto questo, mi domando se anche a voi dà i brividi sapere che il blog di Miller si intitola “ChurchCommunicationsPro“, che ha per argomento centrale “Your church marketing & website resource” e che offre servizi come la realizzazione di “church logo design”.

Il blog degli agenti immobiliari

Peppino Zappulla, direttore del goriziano Quotidianocasa.it, ha avuto un’idea niente male: aprire un blog “dedicato alla categoria degli Agenti Immobiliari”. Leggendo la presentazione si direbbe che il direttore abbia studiato bene il fenomeno del social networking e ne abbia compreso le pontenzialità. Guardando il blog in sé, è possibile tuttavia rilevare dei pro e dei contro:

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Il customer care 2.0

Nel corso di un panel di Web2.Oltre Carlo Rossanigo (foto), Direttore Relazioni Esterne e Corporate Marketing Microsoft, ha parlato del futuro del customer care dando ad alcuni l’impressione che, almeno secondo lui, questo genere di servizi avessero ormai esaurito la propria funzione. Trattandosi di un tema assai delicato, mi è sambrato giusto ricontattare Rossanigo e chiedergli di chiarire meglio ciò che aveva potuto solo accennare alla fine del panel. Una domanda, una risposta:

B4B: “Lei sostiene che il customer care sia morto?”

Carlo Rossanigo: “No, direi proprio di no. Ho detto che secondo me è cambiato moltissimo il modo in cui le aziende devono gestire le relazioni con la clientela.
Non si tratta più di un’attività demandata solo alla funzione Customer Service ma di un mix tra monitoraggio, supporto e conversazione che in modo pervasivo deve diventare attività integrante della maggior parte delle funzioni aziendali, dal marketing alla produzione, passando per le vendite.
Non a caso ho infatti parlato dell’importanza di passare da una straordinarietà della lettura dei blog ad una necessaria quotidianità, che dovrà sempre più rientrare nell’articolazione delle giornata di chi lavora in azienda, soprattutto in certi ruoli”.

Perché le aziende temono i blog / 2

Ieri scrivevo del perché le aziende temono la blogosfera. Poco dopo aver postato, Elisabetta Locatelli mi ha invitato davanti alle telecamere di DolmediaTV per fare due chiacchiere sul corporate e business blogging. Ne abbiamo parlato in generale, raccogliendo le molte e interessanti suggestioni emerse durante la conferenza (in particolare, quelle scaturite dall’intervento di Bernard Cova). Ma anche nel dettaglio, facendo riferimento al panel che ho moderato e al quale hanno partecipato Carlo Rossanigo (Direttore Relazioni Esterne e Corporate Marketing Microsoft), Marco Massarotto (Fondatore e Presidente di Hagakure), Federico De Nardis (CEO Fiat Media Center), Alessandro Leoni (AD di Plastiweb e Responsabile Corporate Blog Mandarina Duck). Mi auguro che la monumentale stanchezza non mi abbia impedito di dire cose sensate, ma lascio giudicare a voi.

Perché le aziende temono i blog

“La aziende fanno bene ad avere timore della blogosfera. Il problema è che ne hanno per le ragioni sbagliate.”
Questa frase, la cui paternità va riconosciuta all’amico Thomas Christel di Yoo+, riassume bene quello che ritengo essere uno degli elementi più interessanti emersi durante la conferenza Web2.Oltre. Dividendola in due parti, sarà più facile spiegarne le implicazioni:

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Nova100 è qui

Rispettando i pronostici e senza troppo clamore, oggi Nova100 ha fatto ufficialmente il suo debutto in società varando l’aggregatore centrale dei suoi blog. Quest’ultimo consente di accedere ai contenuti organizzandoli in tre diversi “contenitori”: news (divise in categorie), blogs (ovvero un elenco di tutti post del network) e tags. E’ inoltre disponibile l’elenco di tutti i blog, il link ai quali è disponibile in forma “faccine” cliccabili.
Per ora il mio giudizio resta sospeso: il semplice fatto che sia attivo solo il 25 per cento dei blog impedisce di elaborare un giudizio attendibile sia sullo strumento sia sui contenuti disponibili. Se tuttavia desiderate esprimere comunque un giudizio, accomodatevi: sapete dove e come.

Sony: dopo il flog, il blog

Si chiama Playstation.Blog e, a scanso di equivoci, nel sottotitolo specifica fin da subito di essere “A blog by SCEA for Playstation fans”. Uno sforzo di chiarezza e trasparenza, quello messo in campo da Sony Computer Entertainment America, che rivela la determinazione dell’azienda a recuperare la magra figura fatta con il fake blog di PSP, nonché a inaugurare un dialogo costruttivo con la vastissima comunità planetaria di utenti PlayStation.

Nel post inaugurativo si legge:

“PlayStation.Blog is a bit of work in progress, we see it as a place where we can share with you our company’s collective insights, opinions and perspectives on all things related to SCEA, PlayStation and the industry we play in.”

E poi ancora:

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Applebuster

Molti Studios holliwoodiani rifiutano di vendere film attraverso l’iTunes Store fondamentalmente per due motivi: non credono nell’efficacia delle tecnologie anticopia della Mela e, soprattutto, temono che le vendite on line possano minare alla base il già sofferente mercato dei DVD. Ma lo zio Steve ha una soluzione per tutti e, secondo quanto riferisce il Financial Times, ora starebbe saggiamente trattando con gli Studios per lanciare in autunno un “online film rental service”. Insomma, se vendere non si può, allora proviamo ad affittare i film e facciamo concorrenza direttamente a player come Blockbuster:

“A film would cost $2.99 for a 30-day rental. Its digital rights-management software would allow films to be moved from a computer to at least one other device such as the video iPod or iPhone. The software would prevent movies being copied.”

Inutile dire che, se Jobs riuscisse nel suo intento, un servizio di video on demand targato Apple gioverebbe significativamente a alle vendite e quindi al futuro della Apple TV, la cui presenza nei salotti americani assumerebbe ben maggior senso in presenza del VOD.