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Due chiacchiere con Maxwell Salzberg e Ilya Zhitomirskiy, co-fondatori di Diaspora

– Attenzione: update alla fine –

diasporaA fine settembre ero a New York per partecipare alla O’Reilly Web2.0 Expo. Nei giorni del convegno, ho conosciuto e intervistato per Nova24 – IlSole24Ore Maxwell Salzberg e Ilya Zhitomirskiy, due dei quattro giovanissimi programmatori dietro quel progetto Diaspora, tornato oggi agli onori delle cronache con l’atteso lancio della private Alpha. E’ il primo, timido passo nel mondo reale di quello alcuni osservatori hanno soprannominato il potenziale anti-Facebook: un social network che gli utenti potranno autogestire controllando in prima persona ogni singolo aspetto della loro privacy, decidendo cosa condividere e mantenendo pieno possesso dei propri dati personali.

In attesa di vedere come andrà a finire, ecco cosa mi hanno raccontato Maxwell e Ilya durante la nostra breve chiacchierata:

Il popolo di Internet alla ricerca di privacy
Da qualche mese a questa parte, quattro ragazzi americani con poco più di vent’anni lavorano almeno 12 ore al giorno con un obiettivo che dire ambizioso è dire poco: restituire agli utenti Internet il controllo di ciò che condividono online e, soprattutto, della loro privacy.

Per riuscirvi Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy – tre studenti di informatica e un matematico – hanno pensato di creare e distribuire gratuitamente un software completamente open source che, significativamente, hanno chiamato Diaspora. Quando sarà pronto, ogni utente potrà scaricarlo, installarlo sul proprio computer, quindi gestirne le funzionalità in piena autonomia per creare degli hub indipendenti, singole “piazze virtuali” dove riunire amici, parenti, colleghi di università o di lavoro.

«Vogliamo creare negli utenti maggior consapevolezza rispetto alla privacy, ma anche dare loro più controllo sui propri dati personali», conferma Salzberg, incontrato insieme con il collega Zhitomirskiy alla web2.0 Expo di New York. E, nel farlo, i quattro programmatori lanciano una sfida aperta ai grandi social network come Facebook o Twitter, il cui funzionamento si basa sul controllo centralizzato dell’hardware, del software e soprattutto dei dati relativi agli utenti. Controllo spesso esercitato con eccessiva non chalance fino a scatenare – come più volte successo con Facebook – vere e proprie sollevazioni popolari.

«Credo che in questo momento le persone siano molto preoccupate da ciò che accade ai loro dati – spiega ancora Salzberg – che si sentano in qualche modo tradite dai vari servizi online e, inoltre, che si fossero quasi rassegnate a perdere il controllo della loro privacy. Probabilmente è per questo che la nostra iniziativa desta tanto interesse: perché in molti speravano che qualcuno facesse qualcosa e desse loro un’alternativa». Un’alternativa come promettevi essere Diaspora, appunto, che a fine ottobre dovrebbe già vedere la luce in una prima, embrionale versione “alfa” già completa di tutte le principali funzioni previste dai suoi creatori.

Intanto lo sviluppo del software procede a ritmi serrati, reso possibile anche dallo straordinario sostegno economico venuto dalla stessa comunità online: a fine maggio 2010 il team di Diaspora aveva infatti avviato una raccolta fondi tramite Kickstarter, sito di crowdfunding che consente di presentare un progetto e chiedere sostegno economico al vasto popolo della rete per realizzarlo.

Il risultato è stato un successo senza precedenti: «A donare sono stati in 6479, per un totale di 200.641 dollari. La raccolta di fondi è durata 32 giorni e si è chiusa il primo giugno, segnando un record che per ora resta imbattuto ». E pensare che i quattro ragazzi avevano chiesto solo diecimila dollari.

Impossibile non chiedere a Salzberg e Zhitomirskiy come ne gestiscono il peso di tante aspettative da soddisfare. Risponde Ilya: «C’è chi pensa che non ce la faremo mai e chi crede in noi. La verità è che, di volta in volta, noi abbiamo soddisfatto e continuiamo a soddisfare le attese. Non c’è alcuna magia – prosegue Ilya – semplicemente, lavoriamo duramente 12 ore al giorno. Qualcosa funziona al primo colpo, qualcosa invece richiede ulteriore sviluppo: ciò che ci che dà forza è sentire l’entusiasmo della gente per quello che stiamo facendo. Entusiasmo che in molti modi sta plasmando il progetto stesso, iniziato come un “sogno da nerd” e diventato qualcosa che appartiene a tutti. Insomma – conclude Zhitomirskiy – è rispettando le nostre promesse che gestiamo la responsabilità che ci è stata data».

Chiaro, diretto, lucido. Direste che ha solo vent’anni?

Update : essendo uno tra le migliaia di donatori che hanno finanziato il progetto tramite Kickstarter, ho ricevuto una comunicazione ufficiale riguardo al rilascio della alpha di Diaspora. Eccone una parte:

Alpha Invites Coming
By Daniel G. Maxwell S. Raphael S. Ilya Z.
Hello backers,

Yesterday we started sending out invites for our Alpha server at https://joindiaspora.com. We are slowly inviting people, starting with the 6500ish of all of you. We are taking baby steps in this process, fixing problems as they crop up. This is going to help us solve problems we could have never anticipated. It may take awhile for them to get to all of you. Rest assured, they are coming.[…]

These are exciting times for all of us!

Thanks for supporting Diaspora,

Maxwell

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Let the “empowered” employees save your business

When Josh Bernoff wrote “Groundswell” together with Charlene Li, he brought to light a “spontaneous movement of people using online tools to connect, take charge of their experience, and get what they need – information, support, ideas, products, and bargaining power – from each other”.

Those people are the new “Empowered” users the company have now to deal with. But how? Where the traditional means of corporate pr are due to fail, there the answer is letting the employees embracing the social technologies and use them to reach out and solve customers’ problems.

The time has come, once and for all, to “transform your company through the employees called HEROes (highly empowered and resourceful operatives)”. A new, giant leap ahead well described by Bernoff and his co-author Ted Schadler in a new book entitled “Empowered“, where they give account of 25 case studies an dozens of examples.

I met Josh and Ted during the O’Reilly Web2.0 expo in New York and asked them a couple of questions. You can listen to their answers in the following two podcasts.

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In partenza per la Web2.0 Expo 2008

Come già anticipato, oggi Blogs4biz fa le valige e si trasferisce a Berlino per seguire dal vivo l’edizione 2008 della Web2.0 Expo.

Cercherò di dare conto degli interventi più significativi trovando contemporaneamente il tempo per fare diverse interviste, prima fra tutti quella già (faticosamente) organizzata con Mr Tim O’Reilly in persona, fondatore e CEO della O’Reilly Media nonché organizzatore della kermesse.

Restate sintonizzati.