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Google interrompe la partnership commerciale con Yahoo!

Lo scorso 4 maggio scrivevo:

Alla fine Ballmer fa marcia indietro. Dopo averle tentate tutte, compresa l’aggiunta di ben 5 miliardi di dollari sul piatto dell’offerta d’acquisizione di Yahoo! (già pari a 44,6 miliardi), l’ennesimo rifiuto del board of directors di Sunnyvale lo costringe alla resa. E intanto c’è già chi si interroga su come Microsoft impiegherà i quasi 50 miliardi di dollari che gli rimangono in tasca inutilizzati, suggerendo possibili obiettivi come AOL o Facebook.

Sono passati solo sei mesi da quando l’azienda di Redmond se ne tornava a casa con le pive nel sacco e un soddisfatto Jerry Jang (CEO Yahoo) brindava allo scampato pericolo di acquisizione.

Sei mesi nei quali l’azienda di Sunnyvale ha avuto il tempo di stringere un lucroso accordo commerciale con Google (che puntava essenzialmente ad evitare la fusione di cui sopra) per poi vederlo svanire nel nulla.

“The search partnership that helped “save” Yahoo! from being acquired by Microsoft is now officially dead”, scrive oggi Silicon Alley Insider. Yahoo! può dire addio a ricavi stimati in 800 milioni di dollari l’anno, aggiungo io.

Nubi nere si addensano insomma all’orizzonte dell’azienda di Sunnyvale, cui non resta che sperare in un ritorno di Microsoft al tavolo delle trattativae per la fusione. Trattative che, se pur dovessero davvero riprendere, vedrebbero comunque Yahoo! in una posizione assai più scomoda che non sei mesi fa, ai tempi del “grande rifiuto”.

Sinceramente, non vorrei essere nei panni di Jerry Yang.

Convegno: Internet, blog e Sud

Oggi ha avuto ufficialmente inizio l’intensa settimana palermitana delle “Giornate dell’economia del Mezzogiorno”, prima edizione di un evento promosso nel capoluogo siciliano da Diste e Fondazione Curella.

I numeri forniti dagli organizzatori sembrano di tutto rispetto: sono infatti previsti ben 25 eventi tra convegni, seminari e tavole rotonde, distribuiti in 20 diversi siti della città di Palermo con oltre 100 relatori coinvolti.

Molti i temi che verranno affrontati fino all’8 novembre: i rapporti tra mafia ed economia, la crescita nelle aree emergenti, il ruolo del commercialista, il credito duale, il turismo, le politiche di coesione, la valorizzazione delle risorse umane, i rapporti tra Internet e l’economia, il mercato del lavoro nel Mezzogiorno, l’alta formazione, il federalismo fiscale, la crisi dei mercati finanziari.

Per quanto mi riguarda, mercoledì 5 novembre sarò a Palermo dove modererò una tavola rotonda dal significativo titolo “Internet, blog e Sud” (qui una brochure del convegno con tutte le informazioni del caso). Prenderanno parte all’incontro Roberto Chibbaro (Unimagazine), Tony Siino (Web Strategist), Biagio Semilia (Serverstudio), Salvatore Aranzulla (Blogger) e Mirko Pallera (Ninja Marketing).

Insieme proveremo a capire e a raccontare al pubblico, citando le esperienze dirette degli intervenuti, quali opportunità di business offra la Rete nel Mezzogiorno d’Italia.

Ci vediamo lì.

Video-intervista con Tim O’Reilly

Oggi su Nova24-IlSole24Ore, a pagina 7, è disponibile una mia intervista con Tim O’Reilly, fondatore e CEO dell’omonima casa editrice statunitense O’Reilly Media.

Oltre all’articolo, esiste un video dell’intervista (in inglese) realizzato con il prezioso contributo tecnico di IntrudersTV Italia e che trovate dopo il “Continua a leggere”.

Nove domande rivolte ad uno dei più autorevoli “internet guru” per capire come la crisi economica in atto stia impattando l’ecosistema del web 2.0; perché le aziende dovrebbero fare propria “l’intelligenza collettiva” insita nella nuova Rete; quale destino attende l’editoria tradizionale schiacciata dai nuovi media; quale sarà “the next big thing” e, ovviamente, per chiedere una definizione aggiornata al 2008 del termine “Web2.0” a colui che lo ha coniato ormai cinque anni fa.

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Ricerca: i blogger sono più credibili dei “compagni di social network”

Sempre più spesso si fa riferimento ai blogger, o meglio ad alcuni tra i blogger più seguiti qui in Italia come nel resto del mondo, usando il termine “influencers”. Una recente ricerca pubblicata da Jupiter Research sembra dimostrare che, almeno in alcuni casi, non si tratta solo di un vuoto termine mutuato al linguaggio del marketing.

Commissionato da BuzzLogic, lo studio sostiene infatti che i consumatori, quando si apprestano a fare acquisti e hanno la possibilità di scegliere tra i consigli degli “amici” che “frequentano” sui social network o i pareri dei blogger, in generale si rifanno più volentieri a quest’ultimi prima di investire il proprio denaro.

Dando un’occhiata ai numeri della ricerca, si capisce tuttavia che entrambe le “fonti d’informazione” non sono ancora così preponderanti: del campione di utenti oggetto della ricerca (il numero non è stato svelato), solo una porzione viene infatti classificata come “blog readers”, ovvero persone che leggono mediamente più di un blog al mese.

Di questa “minoranza”, solo il 15 per cento degli intervistati (che poi corrisponde al 5 per cento dell’intero campione) ha confermato di aver fatto affidamento su un blog per decidersi ad un acquisto nell’ultimo anno.

Se invece si analizzano i dati relativi a coloro che fanno ricorso alle cosiddette “social-network recommendations”, allora la percentuale scende al
10 per cento dei “blog readers”, ovvero il 4 per cento dell’intero campione in esame.

La “supremazia” dei blog intesi come opinion leader rispetto ai “compagni di social network” viene poi riconfermata e rafforzata quando si parla di advertising: il 25 per cento dei blog readers dice infatti di ritenere credibile quella veicolata dai blog, mentre solo il 19 per cento di loro crede a quella diffusa nei social networks.

In generale, l’impressione è che la percentuale dei “lettori di blog” presenti nel campione in esame sia ancora piuttosto bassa, e che quindi il loro “primato morale” sui “compagni di social network” sia tutto sommato una vittoria di Pirro.

Web2.0 Expo 2008 di Berlino, l’intervento di Saul Klein

“E’ morto il Papa, evviva il Papa!”. Ieri ascoltavo la divertente presentazione di Saul Klein, Venture Capitalist CEO di Seedcamp, e mi è venuto inevitabilmente in mente il vecchio adagio secondo cui, per un ciclo che si chiude, se ne apre fortunatamente subito un altro.

Anche Klein, infatti, come già Martin Varsavsky o lo stesso Tim O’Reilly prima di lui, ha preso la parola per dire che sì, le cose vanno male ma tutto sommato ce la possiamo ancora cavare.

Il suo intervento si intitolava “Some thoughts on the european venture scene” e, pur dipingendo con gustosa ironia uno scenario di settore devastato dalla crisi economica, si è rivelato divertente ma un po’ ovvio. Vediamone tuttavia insieme i passaggi principali:

1) la situazione è grave, ma non è la prima volta che la tempesta si abbatte sui mercati. Basta dare un’occhiata ai dati per capire che la mazzata presa in occasione della “Bolla” nel 2001 era stata ben più pesante (Klein scrive: “We’ve fallen from greater heights”).Insomma, non disperate;

2) molte aziende oggi di grande successo, come ad esempio Apple o Microsoft, hanno iniziato la loro attività in un periodo di depressione economica. Ci sono ottime probabilità che accada ancora;

3) similarmente, molti dei marchi vincenti nel web attuale (Youtube, Mysql, Facebook e lo stesso Skype, che Klein ha contribuito a creare), sono emersi proprio dopo la famigerata “Bolla”, quanto tutto sembrava ormai perduto;

4) oggi internet è sei volte più grande che nel 2001 ed il modo in cui trascorriamo il nostro tempo navigando il web è cambiato in modo radicale grazie al successo dei social networks. La rete stessa è cambiata grazie alla crescita ed alla diffusione di tecnologie e piattaforme open source. La quantità e la qualità delle risorse gratuite oggi a disposizione dei giovani imprenditori erano impensabili solo otto anni fa. Un diverso “enviroment” in cui le opportunità di “rinascere” sono ben maggiori che in passato;

5) In Europa – aggiunge infine Klein con mio grande stupore – ci sono ancora molti soldi che aspettano di essere investiti.

Riassumendo, la crisi c’è, è grave, e di certo non è finita, ma in questo contesto c’è ancora grande spazio per le startup che abbiano un prodotto forte, innovativo ed originale. A patto che seguano le seguenti, semplici indicazioni:

– focus, don’t panic;
– bootstrap like crazy;
– make products people want;
– get paying customers;
– Cut costs. Get to break even;
– Raise enoug capital. Stay Strong.

Niente di innovativo, insomma, eppure in tempi come questi anche il semplice buonsenso diventa oro colato.

Perché adottare i social software nelle aziende

“Ci sono aziende che hanno capito quali vantaggi si possono trarre dall’adozione dei social software e ne traggono vantaggio. Allo stesso modo ci sono aziende che invece non riescono a capirlo e si faranno assai male”.

– Tim O’Reilly

(In diretta dalla tavola rotonda con blogger in corso alla web2.o expo ’08 di Berlino)

Web2.0 Expo 2008 di Berlino, Tim O’Reilly dixit

I keynote di Tim O’Reilly risultano sempre assai efficaci. L’imprenditore americano sa infatti bene come coinvolgere la platea fornendo idee, dati, spunti per comprendere “come dovremmo usare la forza del web 2.0”, per citare il tema centrale alla web2.0 expo di quest’anno.

Nella sostanza, durante il suo intervento O’Reilly ha sottolineato come “il web oggi abbia incontrato il mondo reale” o, meglio, si sia scontrato con esso in un momento di grave crisi che tuttavia non può essere definita “una bolla”. Almeno, non nel senso che siamo abituati a dare alla parola a partire dal 2001.

La bolla c’è e sta scoppiando, certo, ma non è più quella della New Economy. E’ una “reality bubble”, è il mondo reale che implode attraversando una crisi che ovviamente si riflette su tutto, anche sulla web industry.

E’ una tragedia? Forse no. O’Reilly ricorda infatti che periodi oscuri come questo sono ciclici e fisiologi in ogni contesto economico. Che sono anzi utili, perché favoriscono la caduta dei “rami secchi” e, dopo la tempesta, il consolidamento del settore.

La via d’uscita dalla crisi è forse lunga, ma di certo – sostiene sempre O’Reilly – passa attraverso una “strategia robusta” basata essenzialmente su due principi:

1) “work on stuff that matters” (e qui O’ Reilly elenca una lunga serie di esempi consistenti in siti e piattaforme web2.0 con finalità tutt’altro che ludiche tra cui Insteed.org, Amee.cc, Wattzon.org, Omydar,net e molti altri);
2) “create more value than you capture”.

Insomma, I tempi sono duri ma questa non è la fine. Ci troviamo anzi difronte ad una grande sfida che deve essere letta come una grande opportunità.

Per ora mi sembra tutto: ricordo soltanto che stamani ho avuto la possibilità di intervistare Mr O’Reilly insieme a Intruders TV Italia. In 20 minuti il web guru americano ha risposto a ben 9 domande che, di qui a breve, diventeranno un pezzo e una video intervista.

Stay tuned!

In partenza per la Web2.0 Expo 2008

Come già anticipato, oggi Blogs4biz fa le valige e si trasferisce a Berlino per seguire dal vivo l’edizione 2008 della Web2.0 Expo.

Cercherò di dare conto degli interventi più significativi trovando contemporaneamente il tempo per fare diverse interviste, prima fra tutti quella già (faticosamente) organizzata con Mr Tim O’Reilly in persona, fondatore e CEO della O’Reilly Media nonché organizzatore della kermesse.

Restate sintonizzati.

Blogs4biz ospite a Quinta di Copertina

Ieri sera, durante una bella chiacchierata con il professor Antonio Sofi, ho avuto modo di parlare ancora di giornalismo online (precisando tra l’altro varie cose da me precedentemente non del tutto chiarite nell’intervista con Dolmedia) e, ovviamente, di come è cambiato il rapporto tra consumatore e azienda nell’era del web 2.0.

Il risultato è la quinta puntata post interruzione estiva di “Quinta di Copertina”, podcast prodotto da Apogeonline che da settembre va in onda nel nuovo formato più lungo e con ospite “in studio”.

Se la cosa è di vostro interesse, potete ascoltare qui la puntata.

Barak Obama: la comunicazione politica passa per i videogiochi

Dal momento che questo blog si occupa di comunicazione attraverso i nuovi media, consentitemi una breve escursione in due settori fino a ieri lontani tra loro e oggi improvvisamente, coincidenti: la politica e il mondo dei videogiochi.

Il destro me lo dà il solito, eclettico Barak Obama che, dopo essere diventato il re di Facebook, ora parte alla conquista dei 10 swing states (gli stati americani incerti sul voto) con una campagna di comunicazione politica del tutto nuova e, francamente, inattesa: l’in-game advertising.

L’argomento non è nuovo ai lettori di Blogs4biz: in passato ho fornito vari esempi per documentare la pratica, sempre più diffusa e remunerativa, di inserire comunicazioni pubblicitarie nei mondi virtuali dei videogiochi.

Bene, sappiate allora che il vulcanico candidato democratico sarà presente con le sue inserzioni, principalmente sotto forma di cartelloni outdoor, nei seguenti giochi: Madden NFL ’09, Burnout Paradise, NASCAR 09, NHL 09, NBA Live 08, Need For Speed: Carbon, Need For Speed: ProStreet, NFL Tour, and Skate.

Tutti i titoli, peraltro assai popolari tra i video giocatori, sono distribuiti da Electronic Arts e si rivolgono ad un pubblico la cui età va dai 18 ai 34 anni. La campagna è partita lo scorso 6 ottobre e continuerà fino al 3 novembre, giorno prima delle elezioni, interessando gli stati di Colorado, Florida, Iowa, Indiana, Montana, North Carolina, New Mexico, Nevada, Ohio e Wisconsin.

Quando si dice cogliere le opportunità di comunicazione insite nelle nuove tecnologie.

In tutte le nuove tecnologie.

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