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IT industry, il 2009 è già un anno da dimenticare

Nel 2009 l’IT industry vedrà peggiorare i già deludenti risultati del 2008, dove la crescita si è attestata intorno al 4 per cento.

L’ennesima pessima notizia emerge da un rapporto appena pubblicato dalla Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), secondo cui la crisi che da mesi funesta tutti i mercati del pianeta influenzerà pesantemente anche la (un tempo florida) internet economy nell’anno a venire.

A subire la peggio sarà il mercato dei seminconduttori, già indebolito da una crescita nel 2008 pari al 2,2 per cento e destinato a contrarsi nei prossimi 12 mesi di circa 6 punti percentuale.

E mentre da ogni parte del mondo provengono segnali deprimenti rispetto al prossimo futuro, una notizia in controtendenza: in Cina, dove il rallentamento dell’economia c’è stato e tuttavia il mercato sembrea essere ancora vitale, il portale Sina.com ha acquisito l’agenzia pubblicitaria Focus Media per ben un miliardo di dollari.

Corporate blog, i consumatori si fidano poco

Mi spiace ammetterlo, ma me lo aspettavo: secondo l’ultima ricerca pubblicata da Forrester Research, solo un consumatore su sei crede ai corporate blog, pari a un misero 16 per cento.

Il perché è chiaro: basta fare un giro nella blogosfera dei “presidi 2.0 aziendali” per capire come, ad oggi, siano ancora in pochi ad aver capito che il corporate blog non è l’ennesimo raccoglitore di comunicati stampa.

Le ragioni dietro questo risultato avvilente sono varie: scarsa comprensione della blogosfera e delle sue dinamiche; tendenza ad applicare metodi vecchi o semplicemente inadatti alla nuova comunicazione online; impreparazione di coloro che, nell’azienda, spesso si vedono improvvisamente passare la “patata bollente” del corporate blog; semplice arroganza.

La soluzione? E’ complessa e articolata e di certo passa dall’includere il blog in una strategia di comunicazione esterna di ampio respiro, oltre che mirata al mondo dei nuovi media.

Serve investire denaro, destinare risorse umane valide e smetterla una volta per tutte di pensare che fare una cosa in rete significhi ancora poter “arruffare” spendendo quattro soldi.

Nel caso non ve ne foste accorti, siamo quasi nel 2009.

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LeWeb 2008 recap /2

Le mie considerazioni a caldo (si fa per dire) su tono e livello di LeWeb08 le trovate nel post precedente. Prima di segnalare gli interventi meglio riusciti del secondo giorno, segnalo il dolente post di Loic e Geraldine Le Meur, dove i due organizzatori della Kermesse si scusano per le (molte) cose andate storte.

Era nell’aria: tutte le persone che ho incontrato mentre ero a LeWeb si sono lamentate dell’organizzazione e, leggendo oggi il mea culpa di Le Meur, avevano ben ragione.

Detto questo, il problema più grave mi sembra sempre e comunque la distanza qualitativa che separa i talk di quest’anno da quelli, davvero notevoli, dell’anno scorso.

In ogni caso, lascio giudicare voi: ecco una selezione dei talk a mio avviso più interessanti tenuti sul main stage durante il secondo giorno:

1) Marc Canter, CEO Broadband Mechanics, modera da par suo un panel con nomi di tutto rispetto: c’è David Glazer, Director of Engineering per Google; Jeff Hansen, General Manager responsabile Services Strategy per Live Mesh (Microsoft); Dave Morin, Senior Platform Manager sul libro paga di Facebook; David Recordon di SixApart e Max Engel di MySpace.
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2) Bello è appassionante l’intervento di Chris Anderson (non il direttore di Wired ma l’omonimo Curatore della Technology Entertainment Design Conference) sulla “connettività globale” e il futuro dei bambini.
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3) Marissa Mayer, vice presidente della divisione Search Products and User Experience di Google, presenta al pubblico di LeWeb le Zeitgeist di Google per il 2008 e parla del futuro prossimo del motore di ricerca più usato al mondo.
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4) Assolutamente imperdibile è il video con la performance on stage di Gary Vaynerchuk (Wine Library TV.com), forse il più inconsueto, irriverente e divertente Sommelier mai comparso in video, salito agli onori della cronaca grazie (come al solito) al usccesso ottenuto on line. Il filmato consta di due parti: nella prima viene intervistato da Loic Le Meur, mentre nella seconda dà vita una puntata live del suo programma dedicato ai produttori di vino.
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5) LeWeb 2008 si chiude con il palco gremito di volti noti e notissimi della blogosfera. E’ la gang di Dan Gillmore (Arrington, MacLeod, Le Meur, Scoble, Searls, Canter), che dà spettacolo live e delizia gli astanti con qualche dura contrapposizione.
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LeWeb 2008 recap /1

Come già le precedenti edizioni, anche LeWeb08 si configura come l’evento su Internet e web 2.0 più importante organizzato ad oggi in Europa.

Precisiamo: la qualità di talk, tavole rotonde e keynote non è superiore per esempio a quella offerta dalla WebExpo della O’Reilly Media, e anzi quest’anno mi sembra vagamente sottotono. A fare la vera differenza sono il numero di “personaggi” partecipanti e la facilità con cui è possibile raggiungerli, parlare con loro, intervistarli.

L’evento organizzato da Le Meur supera insomma gli altri soprattutto perché riesce a riprodurre off-line i meccanismi del social networking.

Ciò detto, riassumo (molto) schematicamente gli interventi che mi sono sembrati più rilevanti per dare un’idea di cosa si è parlato. Includo un link al video originale, per coloro che conoscono l’inglese e desidarno approfondire.

Prima però è bene ricordare che anche qui, come già alla Berlin Web2.0 Expo di fine ottobre, la parola “crisi” è stata forse il termine maggiormente ricorrente. La novità rispetto a Berlino è che ora tutti sembrano d’accordo nel dire che il peggio deve ancora venire, e lo farà proprio nel 2009.

C’è poco da stare allegri.

Di seguito gli interventi a mio parere più rilevanti:

1) Dan’l Lewin, Corporate Vice President for Strategic and Emerging Business Development di Microsoft, ha raccontato BizSpark, progetto in virtù del quale l’azienda di Redmond offre ad alcune selezionate startup tre anni di fornitura software gratuita.

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2) David Weinberger, co-autore del Clutrain Manifesto, affronta da par suo il delicato tema di come cambia la leadership nell’era del web2.0: cita anche (ed ovviamente) il “caso Obama” ed il ruolo che i social network hanno avuto nella sua comunicazione online.

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3) Intervistato da Loic Le Meur, Nikesh Arora, President, EMEA Operations e Vice President di Google UK, si accontenta ricordare che Google offre sostegno all’innovazione e anche l’azienda madre del motore di ricerca più usato al mondo è nata in un periodo di vacche magre. Un incoraggiamento per i presenti tentato ma non riuscito, visto che di Google oggi ce n’è, e ce ne può essere, uno solo.

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4) Amit Kapur, Chief Operating Officer di MySpace, annuncia tra loe altre cose una il prossimo arrivo di una MySpace Toolbar, strumento pensato per rendere meglio fruibili alcune funzionalità disponibili agli utenti del social network.

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5) Altro intervento interessante è stato quello di Linda Avey, co-fondatrice di 23AndMe, azienda famosa nel mondo per aver creato un Kit fai da te con cui rilevare il proprio DNA, spedirlo e ricevere in cambio informazioni relative alla propria salute. La notizia è che il servizio si espanderà presto in altri paesi oltre all’America.

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6) Merita ovviamente menzione anche l’inedito intervento dello scrittore Paolo Coelho, il quale ha raccontato la sua scelta di diffondere gratuitamente alcune sue opere in Internet via Bittorent. “Share to get revenue” dice Coelho, secondo cui l’aver condiviso parte delle proprie opere online non ha danneggiato ma anzi incrementato le vendite dei suoi libri.

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-1 a LeWeb ’08

Anche quest’anno Parigi torna ad essere capitale europea di Internet ospitando LeWeb, evento nato quattro anni fa dalla mente vulcanica di Loic Le Meur.

Come sempre, il programma della due giorni è nutritissimo e tale da far impallidire la scaletta di interventi della Web2.0 Expo berlinese organizzata dalla O’Reilly.

Inutile dire che ci vediamo lì.

Berlusconi e Di Pietro: visioni opposte sul futuro di internet

Folgorato sulla via che dall’EUR porta a a palazzo Grazioli, subito dopo la visita al Polo tecnologico di Poste italiane, Silvio Berlusconi sembra aver improvvisamente appreso dell’esistenza e dell’importanza di Internet.

Reagendo da par suo di fronte a qualcosa che non si può assoggettare, controllare o paralizzare nominando Villari presidente di una commissione di vigilanza, il Premier ha subito rilanciato partorendo “una proposta di regolamentazione” per la Rete da discutere a livello planetario.

Proposta che per ora resta assai generica, ma che Berlusconi promette di portare all’attenzione del prossimo G20 in gennaio, dove interverrà in veste di presidente.

Ora, quasi a voler controbilanciare le assurdità appena riferite e delle quali sicuramente sentiremo ancora molto parlare, ci è sembrato il caso di pubblicare un’intervista con Antonio Di Pietro (IDV) realizzata con la preziosa collaborazione di Intruders.TV Italia e dove l’ex PM, oggi forse il principale avversario politico (se non l’unico) del nostro presidente del Consiglio, afferma concetti opposti alla nuova teoria berlusconiana: Internet è una livella e non vuole regole.

Buona visione.


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The Huffington Post, il blog da 100 milioni di $

The Huffington Post, strafamoso blog fondato nel 2005 da Arianna Huffington e Kenneth Lerer, ha appena incassato ben 25 milioni di dollari da Oak Investment Partners nel suo terzo round di raccolta fondi. Un colpo straordinario, specie considerando la crisi economica che infesta i mercati di tutto il pianeta.

E’ una cifra spaziale anche per un blog americano e che, stando ai calcoli di Silicon Alley Insider, rilancia fino a cento milioni di dollari il valore complessivo del seguitissimo blog dedicato a politica, entertainment, media e business.

Come questo sia stato possibile, lo spiega bene un inciso di Fred Harman, venture capitalist della Oak Investment partners:

“E’ in corso un inevitabile spostamento dall’offline verso l’online, con il pubblico che ricorre sempre più a Internet per ottenere ogni genere di informazioni, e questa ultima elezione ha dimostrato quanto potente e influente The Huffington Post possa essere. Sono inoltre convinto che – ha aggiunto Harman – dopo le elezioni, la percezione che gli inserzionisti avevano di questo blog sia cambiata fino a farne un sito d’informazione chiave nel panorama mainstream”.

Considerando lo stato dell’informazione in Italia, un altro titolo papabile per questo post potrebbe essere “cronache da Marte”.

Via The blog Herald

Porno 2.0 al Romecamp 2008

Lo scorso sabato, durante il Romecamp 2008, ho moderato un panel dal titolo inequivocabile: Porno 2.0. Nel’aula stracolma della facoltà di economia di Roma Tre, ho gestito gli interventi di Francesco Fullone, Luca Sartoni, Simone Brunozzi, Luca Mascaro e, in chiusura, anche di Michele Ficara Manganelli.

Pur se con qualche battuta necessaria a superare un po’ di comprensibile imbarazzo, la discussione si è svolta con serietà ed i temi emersi sono a mio avviso di grande interesse.

Il concetto attorno al quale ruota tutta la conversazione è semplice ed illuminante:

Il porno ha rappresentato e rappresenta per l’industria del web quello che la ricerca militare ha rappresentato e rappresenta per lo sviluppo dell’hardware hi-tech.

Una fonte inesauribile di fondi e quindi di crescita, un motore per lo sviluppo di nuove applicazioni che poi, in un modo o nell’altro, finiscono anche sui nostri computer, sebbene per usi meno “compromettenti” (vedi le chat e le video chat).

Ma come cambia l’industria del porno online nell’era del web 2.0? Qual’è il nuovo modello di business?

Guardate il video per scoprirlo. Attenzione però: alcune immagini proiettate sullo schermo alle nostre spalle (molto poche in verità) sono inevitabilmente pornografiche, quindi se questo genere di contenuti vi offende, vi prego di rinunciare a vedere il video.

Buona visione.

Dan Tapscott a Milano

Ieri Don Tapscott, autore di best seller come “Wikinomics” e “Grown Up Digital”, ha tenuto un talk di un paio d’ore ospite della Ruling Companies Association.

Davanti ad una platea piena zeppa di manager e quadri provenienti da moltissime aziende, il guru canadese ha riproposto i concetti alla base della Wikinomics fornendo un interessante esempio:


La teoria:
il modo di fare business delle aziende deve cambiare e rinnovarsi mutuando i meccanismi di “mass collaboration” sviluppatisi nel contesto web 2.0. Le aziende devono cooperare, aprirsi verso esterno, condividere alcune proprietà intellettuali, agire globalmente.

Follia?

Vediamo l’esempio (è storia nota ma sempre interessante): la Goldcorp è un’azienda mineraria specializzata nell’estrazione dell’oro che disponeva di molti e preziosi dati geologici ma non riusciva ad interpretarli nel modo corretto. Non riuscivano, insomma, a capire dove scavare. Il suo CEO Rob McEwan ha pensato bene di pubblicare on line queste preziose informazioni raccolte a partire dal 1948 e lanciare un appello affinché qualcuno proponesse nuovi metodi di interpretazione. Il premio per chi avesse fornito informazioni utili a trovare l’oro era di 575mila dollari. I partecipanti al contest hanno identificato 55 nuovi punti di scavo.

Potremmo dire che aprirsi al mondo paga.

Ciò detto, riporto anche alcune idee sparse raccolte durante il talk:

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