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Al Romecamp l’intelligenza collettiva dei mercati predittivi

Oggi al Romecamp il professor Davide Bennato ha affrontato un tema di indubbio fascino quando ha spiegato come, “utilizzando la metafora del mercato per aggregare informazioni, si possano prevedere eventi futuri”.

Il contesto è quello dei mercati predittivi (o predictive markets): “sono una tecnica che sfrutta una serie di applicazioni Internet – spiega Bennato -progettate per sfruttare l’intelligenza collettiva degli internauti come risorsa per prevedere il futuro di alcuni eventi”.

Per riuscire nel “miracolo” si applica la logica della borsa valori a titoli che rappresentano idee invece di aziende quotate: in questo caso i trader vendono e acquistano (con soldi veri o virtuali) azioni relative ad una precisa affermazione sul futuro, determinando così delle fluttuazioni del prezzo.

“Alla chiusura del mercato, l’andamento delle contrattazioni tra un numero sufficientemente alto di trader avrà determinato un certo valore alle azioni. Questo valore definisce la probabilità che ha l’evento stesso di verificarsi”.

In pratica, analizzando i trend delle scommesse si può avere un’idea attendibile di cosa succederà in futuro.

Perchè tutto questo è web 2.0? Perché anche qui è centrale la raccolta e l’organizzazzione della “intelligenza collettiva” e perché oggi questo processo viene fatto attraverso piattaforme che dal web 2.0 traggono strumenti e ispirazione.

Un esempio per capire meglio: in America il sito HSX.com, raccoglie scommesse sull’andamento del mercato di Hollywood (quale sarà il film di maggior successo, quale l’attore, chi vincerà l’oscar) e da esse deduce previsioni di mercato utili per la pianificazione degli Studios, rivendute agli stessi sotto forma di consulenza.

Bye bye Jerry Yang

Alla fine Jerry Yang ha pagato caro le sue scelte. Il co-fondatore di Yahoo!, nome storico della internet che conta, lascia la guida del motore di ricerca colpevole di aver rifiutato con tutte le sue forze le “avance” di Microsoft, culminate con una ricca offerta d’acquisto pari a ben 47,5 miliardi.

Non abbastanza per Yang, che di miliardi ne chiedeva 50 forse più per dissuadere Steve Ballmer dal suo proposito che non per ottenere veramente qualcosa. Quel che è certo è che il CEO Yahoo! era deciso ad investire tutto sul ricco accordo commerciale proposto da Google, il quale avrebbe dovuto portare nelle casse del motore di ricerca circa 800 milioni di dollari l’anno.

La storia è nota: dopo lungo tergiversare Google ha fatto improvvisamente dietro front (scusa ufficiale: la partnership con Yahoo! non piaceva all’antitrust americana), Ballmer ha snobbato il disperato invito di Yang a tornare al tavolo delle trattative, le azioni del motore di ricerca americano sono precipitate ad undici dollari.

La conseguenza era prevedibile ed inevitabile: Jerry Yang avrebbe dovuto andarsene dopo aver passato 13 anni alla guida dell’azienda che lui stesso aveva creato. L’unica incognita era quando: la risposta è oggi.

Quando tutto è cominciato era il 1995 e Jerry aveva 26 anni. Oggi ne ha 40 e, con la sua uscita di scena, si chiude un’era per tutti, non solo per lui.

Mutazioni Digitali e Long Tail: il video dell’evento

Come anticipato, sabato sera ha avuto luogo a Roma il secondo incontro del ciclo “Mutazioni Digitali”, incentrato sulla teoria della Coda Lunga.

Alla conversazione hanno preso parte Luca Alagna, esperto di Interaction Design, Alessandro Quadrino, amministratore delegato Garamond, Andrea Genovese, direttore 7thFloor;, Daniele Di Gennaro, amministratore delegato di Minimum Fax ed il sottoscritto.

Insieme abbiamo discusso, agevolati dalla sapiente conduzione di Antonio Pavolini e Marco Traferri, di come la rete stia cambiando la fruizione e la creazione di cultura e informazione, favorendo l’evoluzione del mercato dei contenuti e l’affermazione di nuovi modelli di distribuzione sempre più
disintermediati.

Il video integrale dell’incontro, realizzato dall’onnipresente Dolmedia, dura circa un’ora e mezza ed è già disponibile online.

Buona visione.

Verso il Romecamp 2008

Il 21 e il 22 novembre prossimi Roma ospiterà la seconda edizione del Barcamp che porta il suo nome. Il claim è, significativamente, “Idee per il futuro”, laddove queste potranno essere proposte e declinate dai partecipanti secondo tre macrotemi: ambiente, tecnologia, società.

Il Romecamp2008, organizzato da Nicola Mattina e Vincenzo Cosenza, avrà luogo presso la nuova sede della facoltà di Economia dell’università Roma Tre. Essendo il sottoscritto tra i volontari che partecipano all’organizzazione, ci vediamo di sicuro lì.

Per saperne di più:

Il blog del Barcamp 2008
Il wiki del Barcamp 2008
Il gruppo su Facebook

Stati Uniti, condanna esemplare per blogger ricattatori

In passato su questo blog si è documentata puntualmente la parabola della discussa (e discutibile) azienda nota come Pay-Per-Post, nota per offrire ai blogger denaro in cambio di recensioni (purché positive) su aziende, servizi, prodotti.

Più pericolosa di una metastasi, pay-per-post è l’esempio più lampante di come si sia fino ad oggi provato a comprare i blogger, e di come quest’operazione venga sistematicamente ostacolata da un sistema che tende a bilanciare se stesso (la blogosfera), espellendo o comunque spingendo ai margini coloro che tentano di barare e rischiano di minarne reputazione e credibilità.

Sono cose belle, ma mi sembra giusto anche ricordare (e documentare citando i fatti) che non c’è solo l’azienda “cattiva” che cerca di corrompere il blogger, ma anche il blogger che si trasforma in estorsore e ricatta l’azienda.

La storia in questione risale al 2005, ma se ne riparla oggi perché finalmente una giudice americana ha emesso sentenza definitiva sul caso. Sentenza che riconosce a Billy Walters, titolare della Las Vegas golf course, 9 milioni di dollari come risarcimento per compensare l’estorsione perpretata da alcuni blogger di Travel Golf Media.

Nel dettaglio, Walters aveva citato in giudizio i bloggers sostenendo che questi avevano minacciato di scrivere peste e corna dei suoi corsi di golf se egli non avesse sottoscritto un nuovo (e più costoso) contratto di advertising con Travel Golf Media.

Peggiori dell’accusa, mi sembrano le scuse avanzate al momento della denuncia da Robert Lewis di Travel Golf Media: all’epoca questi si giustificò sostenendo di aver “contenuto” le recensioni negative sull’azienda di Walters finché il contratto pubblicitario era stato in essere, salvo poi aver “sciolto le briglie” ai suoi blogger quando il rapporto commerciale tra le due aziende si era concluso. Alla faccia della serietà e della correttezza professionale.

Oggi il giudice ha dato ragione (e parecchi soldi) alla Las Vegas golf course. Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.

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Microsoft e Sun insieme per distribuire l’MSN Toolbar

Snobbato l’appello a riaprire le trattative per una fusione con Yahoo!, l’instancabile Ceo di Microsoft Steve Ballmer porta oggi a casa una partnership commerciale con un insospettabile nuovo alleato: Sun Microsystems.

Il nemico di un tempo, avversario in dure battaglie legali, diventa oggi a sorpresa “ambasciatore” della casa di Redmond in quanto distribuirà, previo assenso dell’utente, l’MSN Toolbar assieme alla propria piattaforma tecnologica Java.

Un colpetto niente male, che garantisce all’azienda di Redmond la possibilità teorica di vedere la propria toolbar istallata potenzialmente sugli 800 milioni di pc nel mondo con “java inside”.

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Ballmer a Yang: l’acquisizione di Yahoo è acqua passata

Spietato, vendicativo, forse anche un tantino crudele, il CEO di Microsoft Steve Ballmer si comporta secondo le previsioni e rispedisce al mittente le “avance” del suo omologo Yahoo.

Due giorni fa Jerry Yang era stato lasciato a piedi da Google e, ieri, si era affrettato a manifestare un’inedita (e disperata) disponibilità a far acquisire Yahoo dalla (un tempo duramente osteggiata) azienda di Redmond.

Oggi Ballmer, forse per reale disinteresse o, più probabilmente, per annichilire definitivamente la forza contrattuale di Yang, tira la sua bordata contro Yahoo:

“Look, we made an offer, we made another offer. It was clear that Yahoo didn’t want to sell the business to us, and we moved on.[..] We tried at one point to do a partnership around search, not advertising. That didn’t work either, so we moved on, and they moved on. […] We are not interested in going back and re-looking at an acquisition, […]I don’t know why they would be either, frankly.”

Posso solo immaginare la soddisfazione del volitivo CEO Microsoft che, snobbati i “saldi autunnali” di Yang, ora attende verosimilmente la “liquidazione totale” verso cui Yahoo sembra inesorabilmente avviarsi.

Sequoia Capital “Presentation of Doom”

Durante la nostra intervista a Berlino, Tim O’Reilly ironizzava con me su come Sequoia Capital prima non avesse visto arrivare una crisi economica i cui segnali erano individuabili già da almeno un anno e mezzo; poi si era fatta prendere dal panico gridando improvvisamente alla catastrofe.

Il “grido” in questione altro non è che un documento di 56 slide già soprannominato “presentation of doom”, originariamente preparato per il CEO di Sequoia e poi divenuto di dominio pubblico.

Nel caso ve lo siate perso, merita cinque minuti della vostra preziosa attenzione:

LinkedIn manda a casa il 10% dei dipendenti

Anche LinkedIn, social network professionale che raccoglie oltre 30 milioni di professionisti sparsi in tutto il mondo, “tira la cinghia” ed effettua tagli al personale. Vanno infatti a casa 36 dipendenti su 370, vale a dire circa il 10 per cento della forza lavoro impiegata.

Una scelta dettata – riferisce Techcrunch – dalle pressioni che l’onnipresente Sequoia Capital, principale finanziatore di LinkedIn, ha esercitato ed esercita affinché si riducano al minimo i costi di gestione.

Vista da questa parte dell’oceano, e sopratutto da questo inaffidabile Paese, tale operazione di consolidamento colpisce soprattutto perché arriva subito dopo una raccolta fondi che ha riversato 22,7 milioni di dolari nelle casse di LinkedIn, denaro che si somma ai 53 milioni di dollari raccolti solo lo scorso giugno e che contribuisce a stabilire il valore dell’azienda intorno al miliardo di dollari.

Non abbastanza, evidentemente, per dissuadere i finanziatori dall’applicare una severa politica di consolidamento del business finalizzata a contrastare la tempesta che sferza tutti i mercati del pianeta.

Una lezione che qui da noi più di qualcuno farebbe bene ad imparare.

Jerry Yang (Yahoo) chiama Microsoft: “Siamo di nuovo sul mercato”

Ieri scrivevo che davvero non avrei voluto vestire i panni del CEO di Yahoo! Jerry Yang, in passato il più strenuo oppositore di una fusione con Microsoft e, oggi, di certo colui che trae maggior danno dalla brusca interruzione della partnership commerciale con Google.

Date le ultime notizie, mi sembra di poter dire che ora la sua posizione sia addirittura peggiorata: sedotto e abbandonato, Yang ha infatti scelto il Web 2.0 summit di San Francisco per lanciare un disperato e, di certo, per lui amaro appello a quello stesso Steve Ballmer che con tanta decisione aveva prima osteggiato:

“To this day, I believe the best thing for Microsoft to do is to buy Yahoo”.

Non deve essere stato facile ametterlo e, ironia della sorte, il CEO Yahoo ha anche ragione da vendere: all’epoca dell’ultima offerta Microsoft, Ballmer era pronto a pagare 33 dollari per azione pur di portare a casa la fusione con l’azienda di Sunnyvale, ma aveva rinunciato a trattare quando Yang ne aveva pretesi addirittura 37.

Ieri, dopo la notizia secondo cui Google ha “scaricato” Yahoo!, le azioni di quest’ultima si sono attestate su una misera quotazione pari a 13,92 dollari.

Insomma, se Ballmer decidesse di risedersi oggi al tavolo della trattativa con Yang, più che di fusione si potrebbe parlare di saldi d’autunno.