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Gelernter: “Internet? E’ una cosa seria”

David Gelernter insegna informatica all’università di Yale. E’ l’autore di Mirror Worlds, libro nel quale egli per primo profetizza l’avvento di qualcosa che, solo qualche tempo dopo, impareremo a chiamare World Wide Web e dove, come gli viene riconosciuto da più parti, getta le basi che ispireranno al creazione del linguaggio di programmazione noto come Java.

Un’icona della rete, un visionario che ha dato un contributo significativo alla nascita del calcolo parallelo. Un punto di riferimento così forte nel panorama tecnologico da divenire purtroppo oggetto nel 1993 delle devastanti attenzioni di Theodore Kaczynski – noto ai più con il nome di Unabomber – che riesce a ferirlo con uno dei pacchi bomba inviati nell’ambito della sua folle protesta contro il progresso e la tecnologia.

Oggi Gelernter, cui si riconosce anche il merito di aver largamente anticipato l’avvento del cloud computing, scrive un saggio (rilanciato da Edge) intitolato in modo assai significativo “Time to start taking the Internet seriously”: trentacinque paragrafi nei quali lo scienziato definisce lo stato dell’arte, identifica i principali problemi e declina la propria visione del futuro della rete, focalizzando sulla necessità di mettersi al lavoro, uscire dalla fase di stallo in cui secondo lui ci troviamo e “far fare a Internet ciò che vogliamo”.

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La domanda del 2010

Mettetevi comodi. Chiudete gli occhi. Rilassatevi. Ora provate a immaginare la vostra vita e il vostro modo di essere prima che Internet entrasse a far parte del vostro orizzonte per espanderlo a dismisura, prima che diventasse parte delle vostre abitudini e che il mondo, con tutte le sue meraviglie, le sue contraddizioni e i suoi contrasti, fosse a portata del vostro mouse.

Se riuscite in questo esercizio, l’immagine di voi stessi che vi ritroverete di fronte vi aiuterà a rispondere alla fondamentale “domanda dell’anno” che la fondazione Edge propone per il 2010:

How is the Internet changing the way you think?

Tutti gli approfondimenti sul tema li trovate qui.

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Il futuro di Internet è nella fruizione in mobilità

“L’Internet mobile cresce molto più velocemente di quanto non siano cresciute in passato le connessioni da rete fissa e crediamo che, entro 5 anni, il numero di utenti collegati alla Rete in mobilità con device portatili supererà le connessioni via desktop”.

Quello appena citato è solo uno dei sette temi chiave intorno ai quali ruota “The Mobile Internet Report”, una corposa ricerca appena pubblicata dalla Morgan Stanley e dalla quale si evince che il futuro della Rete – almeno secondo gli analisti della banca d’affari – è nella fruizione della Rete tramite dispositivi mobili.

Prima ancora della mole di dati fornita nel rapporto, a colpire è tuttavia la modalità adottatta nella sua distribuzione al pubblico: The Mobile Internet Report” è infatti disponibile gratuitamente alla consultazione in Rete in tre diverse edizioni, corrispondenti ad altrettante presentazioni in formato pdf rispettivamente da 92, 424 e 659 pagine.

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Verso Leweb ’09

logoAnche quest’anno ho fatto i bagagli e mi sono messo in viaggio per Parigi (ho l’aereo tra un’ora). Nei prossimi due giorni seguirò Leweb edizione 2009, la kermesse organizzata da Loic e Geraldine Le Meur che, a mio modesto avviso, è a tutt’oggi il più importante appuntamento annuale a livello europeo per discutere e sentir discutere della Rete, dei suoi utenti e del loro futuro.

Il tema di quest’anno è il Real-time web.

Con me ci saranno anche Livia, Luca e Andrea.

Nel caso, ci vediamo lì.

Facebook inaugura il Global Advisory Board per la sicurezza online

Rendere Facebook una “territorio digitale” sempre più sicuro per i suoi abitanti è oggi un task complesso e di primaria importanza per il management di Facebook, dal cui successo dipende in buona misura il futuro stesso del popolare social network americano. Un obiettivo che, come spiega su The Facebook Blog il direttore della European public policy Richard Allan, deve essere perseguito con l’aiuto di tutti perché “only by working together can all of us stay safe online.”

Proprio in quest’ottica oggi Facebook ha annunciato la creazione di un Global Advisory Board per la sicurezza online costituito da cinque organizzazioni di rilievo internazionale. Un vero e proprio comitato di saggi assieme al quale l’azienda intende costruire nuove e più efficaci iniziative mirate a rendere Facebook un posto sempre più sicuro per i suoi (a oggi) oltre 350 milioni di utenti.

Le associazioni coinvolte nella creazione dell’advisory board sono Childnet International, The Family Online Safety Institute, Common Sense Media, ConnectSafely e WiredSafety.

Scrive Allan, rispetto al loro coinvolgimento:

“This group of five leading Internet safety organizations from North America and Europe will consult with us on online safety issues. One of our first projects together will be to overhaul the safety information that’s available to you from the Facebook Help Center so that the resources are more comprehensive and include content that’s specifically tailored to the needs of parents, teachers and teens”.

Non una rivoluzione, ma di certo un primo importante passo verso la creazione di regole e strumenti per garantire la sicurezza online di tutti, specie dei più giovani.

Lo stato della Rete in Africa

Grazie alla segnalazione di Luca recupero e rilancio la splendida infografica con cui Jonathan Gosier, software developer, scrittore and social entrepreneur ugandese, ha magistralmente riassunto e strutturato molti e interessanti dati sullo stato e sulle prospettive della Rete nel continente Africano.

Alcuni elementi che saltano subito all’occhio: nel 2009, ogni cento utenti internet solo 4 risultano essere africani. Per avere un termine di paragone, basti sapere che 42 sono asiatici, 24 europei e 15 americani.

Il secondo dato di interesse è che il 90% delle connessioni a banda larga domestiche rilevate nell’intero continente sono concentrate i sole cinque nazioni: Sudafrica, Algeria, Egitto, Marocco e Tunisia. Il terzo è che dal 2000 a oggi, l’uso di Internet in Africa è cresciuto del 1359,9%.

Infine un’ultima, preziosa informazione: nei prossimi 2 anni investimenti per due miliardi di dollari porteranno connettività pari a 12 Terabits nella regione.

Se volete immergervi nella consultazione dei grafici di Gosier, non dovete fare altro che scaricarne la versione in alta risoluzione disponibile su Flickr.

 

 

Stefano Quintarelli – Stare vicini ai figli e navigare con loro

Stefano Quintarelli, imprenditore, informatico e blogger italiano tra i più seguiti, racconta: «Ho due figlie, una di nove e una di cinque anni, e nessuna delle due usa un computer. Alla più grande sto insegnando ad usare Scratch, un software del MIT che ti insegna a programmare come se stessi giocando con i Lego. Per la piccola ho una selezione di contenuti che tengo sull’Xbox Mediacenter e le lascio guardare quelli. Andando avanti nel tempo vedremo cosa altro far fare loro».

Quintarelli ha paura della rete? «No: penso semplicemente che sia bene stare vicino ai figli e penso che sia giusto beccare i delinquenti quando sono on line. In altre parole sono a favore dell’anonimato protetto (dove l’utente è rintracciabile dalle autorità in caso di illecito) e contro l’anonimato totale. Anzi, mi sto adoperando affinché l’anonimato protetto diventi un dato di fatto prima che mia figlia sia grande, così molti problemi saranno risolti.»

E per coloro che di computer e Internet non sanno nulla ma hanno dei “figli digitali” da seguire ed educare, Quintarelli ha un consiglio molto semplice: «State vicino ai vostri ragazzi mentre vanno su internet e, se non capite qualcosa, fatevi spiegare da loro».

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Questa breve intervista è parte dello speciale “Bambini a più dimensioni” pubblicato su Nova24 del 14 maggio. Per consultare il resto dell’inchiesta, segui i link di seguito

Vedi anche:
– Il pezzo d’apertura dello speciale “Bambini a più dimensioni”
– David Weinberger: “Educare i figli a discernere il vero dal falso”
– Dave Sifry: “Tutto resterà per sempre documentato in Rete
– Yossi Vardi: Dare ai giovani accesso alla rete e un codice etico per gestirla
– Doc Searls – Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile
– Joi Ito – Non dobbiamo creare analfabeti digitali
– Maryssa Mayer – Internet porta in dote più benefici che rischi
– Chris Anderson – Navigazione protetta e accesso alle fonti di informazione come Wikipedia
– Marten Mikos – Lasciare che i figli imparino ad affrontare i problemi da soli

Maryssa Mayer – Internet porta in dote più benefici che rischi

Maryssa Mayer, vicepresidente Search Products & User Experience di Google, parla del rapporto tra bimbi e rete con senso pratico e disincanto, ragionando sulle opportunità da cogliere e, al contempo, richiamando alla prudenza: «In generale credo sia importante rendere accessibili le nuove tecnologie ai giovani – spiega – così come temo che essere iper-protettivi possa ostacolarne l’alfabetizzazione tecnologica».

La Mayer pone poi l’accento sui benefici insiti nell’uso del computer da parte dei bambini: «Mettere determinati strumenti a disposizione delle persone quando sono nel pieno dell’apprendimento e della crescita cambia radicalmente il modo in cui essi affrontano e gestiscono i problemi, il modo stesso in cui pensano. Certo serve prudenza – avverte -ed è necessario che i genitori siano ben consapevoli di cosa fanno e dove vanno i loro figli quando sono on line. Detto ciò, penso di poter dire che i vantaggi derivanti dal mettere a disposizione dei nostri figli un computer ed Internet siano superiori ai rischi che essi possono correre».

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Questa breve intervista è parte dello speciale “Bambini a più dimensioni” pubblicato su Nova24 del 14 maggio. Per consultare il resto dell’inchiesta, segui i link di seguito

Vedi anche:
– Il pezzo d’apertura dello speciale “Bambini a più dimensioni”
– David Weinberger: “Educare i figli a discernere il vero dal falso”
– Dave Sifry: “Tutto resterà per sempre documentato in Rete
– Yossi Vardi: Dare ai giovani accesso alla rete e un codice etico per gestirla
– Doc Searls – Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile
– Joi Ito – Non dobbiamo creare analfabeti digitali
– Stefano Quintarelli – Stare vicini ai figli e navigare con loro
– Chris Anderson – Navigazione protetta e accesso alle fonti di informazione come Wikipedia
– Marten Mikos – Lasciare che i figli imparino ad affrontare i problemi da soli

Joi Ito – Non dobbiamo creare analfabeti digitali

Per Joi Ito, imprenditore, venture capitalist e presidente di Creative Commons, la questione è semplice: «Internet fa bene ai vostri ragazzi. Essi non possono e non devono restarne tagliati fuori perché navigare, partecipare alla vita di relazione nei social network, imparare a fruire e discernere le informazioni disponibili on line, sono comportamenti alla base di un fondamentale percorso di alfabetizzazione digitale senza il quale non sarebbero in grado di sopravvivere nel futuro.

E anche se gli adulti spesso non capiscono nulla di cosa sia o non sia la rete, i nostri ragazzi sono invece assai svegli, molto più di quanto pensiamo: quella odierna è la prima generazione di genitori i cui figli sono tecnologicamente più competenti di loro. Proibirgli l’uso del computer e di Internet – avverte Ito – non solo sarebbe dannoso, ma causerebbe il loro odio e distruggerebbe la loro stima nei vostri confronti.

Serve invece impegnarsi nella costruzione di un rapporto basato sulla reciproca fiducia».

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Questa breve intervista è parte dello speciale “Bambini a più dimensioni” pubblicato su Nova24 del 14 maggio. Per consultare il resto dell’inchiesta, segui i link di seguito

Vedi anche:
– Il pezzo d’apertura dello speciale “Bambini a più dimensioni”
– David Weinberger: “Educare i figli a discernere il vero dal falso”
– Dave Sifry: “Tutto resterà per sempre documentato in Rete
– Yossi Vardi: Dare ai giovani accesso alla rete e un codice etico per gestirla
– Doc Searls – Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile
– Maryssa Mayer – Internet porta in dote più benefici che rischi
– Stefano Quintarelli – Stare vicini ai figli e navigare con loro
– Chris Anderson – Navigazione protetta e accesso alle fonti di informazione come Wikipedia
– Marten Mikos – Lasciare che i figli imparino ad affrontare i problemi da soli

Yossi Vardi: Dare ai giovani accesso alla rete e un codice etico per gestirla

«Internet è il più potente strumento di comunicazione mai posseduto dall’uomo. Bisogna insegnare ai ragazzi come usarlo dando loro innanzitutto un solido sistema di valori con cui poter misurare le proprie azioni».

Per Yossi Vardi, storico imprenditore della rete, «il controllo brutale non è un modo efficace di proteggerli perché non educa e perché, in ogni caso, non c’è modo di monitorare tutti». Eppure spesso proibire è l’unica opzione possibile agli occhi quei genitori che la rete non la conoscono affatto. Per fortuna, «sono sempre di più genitori che conoscono internet e sanno come usarla. Sono certamente molti di più di dieci anni fa e la situazione non può che migliorare».

Ma la rete – si chiedono i genitori italiani – rende i loro figli più intelligenti o più stupidi? «Enormemente più intelligenti, preparati, curiosi, capaci di esprimere se stessi. Una generazione completamente differente e nata in un momento storico – quello della comparsa di Internet – che fra cento anni verrà di certo identificato come un altro dei punti di svolta nell’evoluzione della razza umana, alla stregua dell’invenzione della stampa, o della scrittura stessa».

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Questa breve intervista è parte dello speciale “Bambini a più dimensioni” pubblicato su Nova24 del 14 maggio. Per consultare il resto dell’inchiesta, segui i link di seguito

Vedi anche:
– Il pezzo d’apertura dello speciale “Bambini a più dimensioni”
– David Weinberger: “Educare i figli a discernere il vero dal falso”
– Dave Sifry: “Tutto resterà per sempre documentato in Rete
– Doc Searls – Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile
– Maryssa Mayer – Internet porta in dote più benefici che rischi
– Stefano Quintarelli – Stare vicini ai figli e navigare con loro
– Chris Anderson – Navigazione protetta e accesso alle fonti di informazione come Wikipedia
– Marten Mikos – Lasciare che i figli imparino ad affrontare i problemi da soli