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Muck Rack, il mondo del giornalismo visto attraverso Twitter

Creare un portale dove raccogliere, organizzare e rendere facilmente fruibili al pubblico della rete gli account Twitter di centinaia di giornalisti. E’ questa l’idea alla base di Muck Rack, sito internet creato da Sawhorsemedia che, di fatto, si configura come una finestra dalla quale osservare “what’s happening right now in the world of journalism“, per dirla con il claim ideato dai suoi curatori.

È possibile seguire i “cinguettii” dei vari giornalisti navigando la directory degli account per argomenti (Politics, Business, Technology) oppure per testata giornalistica, nel senso che si possono isolare e consultare i soli tweets dei giornalisti appartenenti alla Associated Press piuttosto che alla BBC. Se dispone di un proprio account sul sito di micro-blogging, l’utente può scegliere in qualsiasi momento se diventare “follower” di un profilo di interesse tra quelli consultati su Muck Rack. Allo stesso modo è possibile segnalare l’account di un giornalista che, ad avviso del lettore, meriterebbe di essere incluso nel directory.

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Venti “Twitter user” che faranno bene al vostro business

BusinessWeek ci delizia con una selezione di utenti Twitter che meritano l’attenzione di ogni imprenditore:

The trick to making Twitter work for you is to follow people who will make you smarter and point you to links that will help your business. With the help of our own crowd of Twitter followers, we selected 20 people for entrepreneurs to follow on Twitter. Then we picked a choice tweet from each to show why.

Some are Twitter celebrities, but others are less well-known. We hope you find the list useful and discover at least one new person to follow.

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I social network, croce e delizia del Pentagono

Tre mesi fa, in preda ad un attacco di pura follia, il direttore del Military Office della Casa Bianca, Louis Caldera, autorizzava un volo che gli sarebbe costato il posto. L’aereo presidenziale Air Force One, scortato da due F-16, veniva inviato a New York per essere fotografato mentre sorvola allegramente la Statua della Libertà (guarda il video).

I cittadini non erano stati avvertiti: scoppia il panico, figlio del ricordo ancora fresco e dolente dell’attentato alle torri gemelle.

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Terremoto a Tokyo, quattro “media” a confronto

Un terremoto ha appena colpito la città di Tokyo e i suoi dintorni. Secondo Fox News, che cita la U.S. Geological Survey,

“A strong earthquake with a preliminary magnitude of 7.1 has shaken the Japanese capital of Tokyo and surrounding areas, according to the U.S. Geological Survey”.

Ecco come quattro diversi media online (due “social” e due tradizionali) riportavano la notizia alle 15:10 (ora italiana) di oggi, domenica 9 agosto.

I media sono: Twitter; Friend Feed; Fox News; Repubblica.it.

Come nella migliore tradizione della settimana enigmistica, vi invito a confrontare le immagini e individuare il particolare mancante.

Risposta: Repubblica è l’unica che non ne parla. Né nella pagina degli esteri, né tantomeno in home (qui riportata).

DellOutlet, il business su Twitter secondo Dell

Di recente Dell, colosso informatico americano già noto ai lettori di Blogs4biz per il suo blog e per il “raccoglitore di idee” dei clienti Ideastorm, ha fatto nuovamente parlare di sé per un’altra iniziativa commerciale realizzata con strumenti “web 2.0”: la promozione di prodotti in offerta attraverso Twitter.

L’attività è in corso da circa un anno e mezzo e ad oggi ha prodotto, come rivela la stessa multinazionale americana, ricavi per circa un milione di dollari.

Il meccanismo è semplice: l’utente interessato a ricevere aggiornamenti su sconti, promozioni e offerte proposte dall’Outlet Store Dell diventa “follower” dell’omonima identità creata dall’azienda su Twitter e riceve informazioni in tempo reale.

Centoquaranta caratteri alla volta.

E se un milione di dollari in un anno può sembrarvi uno scherzo per un gigante come l’azienda in questione, considerate due cose: in primo luogo, è molto più di quanto altri (specie i creatori del servizio) abbiano finora saputo monetizzare sfruttando il popolare servizio di “micro-blogging”.

In secondo luogo, l’esperimento apre prospettive di business nuove e interessanti soprattutto per aziende di taglia piccola e media.

Ora non resta che vedere se il 2009 sia anche l’anno in cui Twitter darà alla luce, finalmente, un modello di business solido e credibile.

Intanto si accettano scommesse: qui si punta sul no.

Stati Uniti, la polizia usa Twitter per informare i cittadini

Una strada bloccata al traffico, un incidente stradale, allagamenti e disagi provocati da un violento temporale, una rissa. Quante sono le piccole e grandi emergenze che ogni giorno le forze dell’ordine si trovano a gestire senza tuttavia riuscire ad informare in tempo reale i cittadini, magari risparmiando loro inutili disagi e pericoli?

Troppe, evidentemente, o comunque abbastanza da indurre gli uomini del dipartimento di polizia di Scottsdale (Arizona) ad aprire un account Twitter, ed inaugurare così un nuovo canale diretto con gli abitanti della città.

Un’idea tutt’altro che banale: in effetti il popolare servizio di micro-blogging, proprio perché consente l’invio immediato di micro-update lunghi al massimo 140 caratteri e consultabili da computer e da cellulare, ben si presta a veicolare notizie flash su argomenti come traffico e viabilità. Con la piccola differenza che, in questo caso, l’utente non è più un passivo ricettore di info, ma anzi può immediatamente replicare chiedendo informazioni e chiarimenti, oppure può inoltrare/diffondere le notizie alla cerchia dei suoi “followers”, contribuendo così a “spargere la voce”.

Inutile dire che l’iniziativa dello Scottsdale Police Department è ancora un semplice esperimento e che Twitter ha ancora limiti troppo importanti (come la discontinuità del servizio o l’impossibilità di profilare con precisione un target specifico) per essere uno strumento veramente affidabile.

Di certo c’è che l’immaturità del servizio non sminuisce la lungimiranza e l’interesse dell’iniziativa, di per sé anche abbastanza incoraggiante: se infatti persino in un distretto di polizia americano si può fare innovazione usando il web2.0, allora forse c’è un po’ speranza anche per questo vecchio e decrepito paese.

Per saperne di più:

– L’account twitter dello Scottsdale P.D.

Il web 2.0, le Olimpiadi cinesi e il tag #080808

Quando mancano poche ore alla cerimonia d’inizio delle Olimpiadi di Pechino, la Rete cinese lancia la campagnia on line per “coprire” l’evento con tonnellate di contenuti in testo, audio, video da far circolare “liberamente” in internet attraverso servizi tipicamente web2.0.

Lo strumento preferito dai promotori dell’iniziativa (definita “spontanea” dalla fonte cinese Danwei) è la piattaforma per il micro-blogging Twitter che, con i suoi mini-post da 140 caratteri pubblicabili anche via cellulare, ben si presta al racconto sintetico ed in tempo reale di questo come di ogni altro evento.

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Il twit dentro la notizia

Twitter, forse il sito di micro-blogging più famoso al mondo, non ha ancora un modello di business e, per ora, sopravvive incassando corposi finanziamenti che prima o poi dovrà pur restituire.

Ne parla Sam Gustin (Portfolio.com), che esprime perplessità rispetto al disinteresse manifestato dal co-fondatore Biz Stone verso la necessita di sviluppare un business model credibile e affidabile.

Eppure, ricorda Gustin, il servizio ha grandi potenzialità: basti per esempio pensare che, la settimana scorsa, la prima notizia trapelata sull’ennesimo terremoto di Los Angeles arrivava proprio da un “twit” dell’utente Vixy.

La ragazza, al secolo Caroline, scriveva semplicemente “Earthquake”, ma lo faceva ben dieci minuti prima che l’Associated Press riuscisse a dire qualcosa sull’argomento.

La questione è: esiste un modo per sfruttare commercialmente Twitter senza urtare la sensibilità dei suoi utenti? Oppure l’unica chance è sempre e comunque vendersi a Google&Co?

Per saperne di più:

– Sam Gustin: “Feed Money”
– Luca de Biase: “Tutti si preoccupano per Twitter”