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Ricerche: The future of the Internet

L’ottimo e più che attendibile Pew Research Center’s Internet & American Life Project ha recentemente pubblicato la quarta edizione del suo rapporto intitolato, significativamente, The future of The Internet. La survey online, realizzata in collaborazione con l’Imagining the Internet Center della Elon University, raccoglie i pareri di 895 Internet stakeholders rispetto al potenziale impatto della rete sul nostro futuro; ai cambiamenti economici, politici e sociali che la sua sempre più pervasiva presenza nelle nostre vite determinerà da qui al 2020.

La modalità d’indagine, assai interessante, prevedeva che agli intervistati fossero sottoposti due diversi scenari per uno stesso tema, simili nelle premesse ma opposti nelle conclusioni. Loro compito era scegliere quale ritenessero più probabile e argomentare tale scelta. Il tema sotteso a ciascuna coppia di scenari è stato definito traendo spunto da dati raccolti grazie a ricerche condotte nel recente passato, oppure rifacendosi alle affermazioni di opinion leader nei settori della scienza, della tecnologia, del business e della politica. Un esempio:

a)By 2020, people’s use of the Internet has enhanced human intelligence; as people are allowed unprecedented access to more information, they become smarter and make better choices. Nicholas Carr was wrong: Google does not make us stupid (http://www.theatlantic.com/doc/200807/google).

b)By 2020, people’s use of the Internet has not enhanced human intelligence and it could even be lowering the IQs of most people who use it a lot. Nicholas Carr was right: Google makes us stupid.

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Jonathan Zittrain e il lato oscuro del crowdsourcing

Novembre 2009. Jonathan Zittrain, professore di Legge ad Harvard e co-fondatore del Berkman Center for Internet & Society, dà una brillante lezione intitolata “Minds for sale”. In poco meno di un’ora e venti, il docente mette sapientemente in evidenza una serie di problemi etici e legali inerenti al crowdsourcing per poi arrivare a definire quello che secondo lui è “The Future of Crowdsourcing” e a spiegare anche “How to Stop It”.

Crowdsurcing è un neologismo coniato nel 2006 dal giornalista di Wired Jeff Howe. Il termine nasce dalla fusione tra “outsourcing”, ovvero la pratica di delegare compiti e lavori al di fuori della propria azienda, e “crowd”, ovvero l’immensa ed eterogenea folla di talenti d’ogni lingua, nazionalità e cultura che popola la rete e che, adeguatamente coinvolta e coordinata attraverso una piattaforma software creata ad hoc, può partecipare allo sviluppo di progetti complessi.

L’enciclopedia libera Wikipedia è uno splendido esempio di crowdsourcing basato sul volontariato, ma esiste un numero crescente di esperimenti business-oriented dove sono le aziende a proporre problemi da risolvere e dove quindi l’utente viene pagato per il suo contributo. In questo caso il modello è ben rappresentato dal progetto Mechanical Turk di Amazon.com.

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Buon compleanno Facebook

In queste ore ricorre il sesto anniversario dalla nascita di Facebook. Per l’occasione il suo creatore, Mark Zuckerberg, ha pubblicato un post intitolato “Six Years of Making Connections“, in cui riepiloga gli inizi della sua avventura, rivela che il numero degli utenti ha raggiunto l’incredibile quota di 400 milioni e promette nuove ma non meglio precisate meraviglie per il futuro. Parte di esse sono già visibili per circa 80 milioni di utenti, e consistono in un sostanzioso restyling della home page. Altre verranno svelate progressivamente nei prossimi giorni.

Scrive Zuckerberg:

Facebook began six years ago today as a product that my roommates and I built to help people around us connect easily, share information and understand one another better. We hoped Facebook would improve people’s lives in important ways. So it’s rewarding to see that as Facebook has grown, people around the world are using the service to share information about events big and small and to stay connected to everyone they care about.

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I social network e l’esercito dei conversatori

“Un terzo degli utenti Internet americani posta almeno una volta a settimana il proprio status update su siti di social networking come Twitter e Facebook”.

L’ultimo rapporto realizzato da Forrester Research, intitolato The New Social Technographics, torna a fotografare le abitudini dei “navigatori” statunitensi a circa due anni di distanza dalla sua prima edizione, curata dagli autori del bel libro “L’onda anomala” Josh Bernoff e Charlene Li.

Nella sua prima versione, il rapporto proponeva un’innovativa catalogazione delle varie tipologie di utenti Internet usando la metafora della scala (the ladder of behaviors) e raggruppandoli (dal gradino più basso che a quello più alto) in Inattivi, Spettatori, Socievoli, Collezionisti, Critici e Creatori. Ogni gradino della scala definiva il livello di interazione e partecipazione in rete di una precisa tipologia d’utenti, e oggi quella scala guadagna un nuovo “step”: i Conversatori.

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La domanda del 2010

Mettetevi comodi. Chiudete gli occhi. Rilassatevi. Ora provate a immaginare la vostra vita e il vostro modo di essere prima che Internet entrasse a far parte del vostro orizzonte per espanderlo a dismisura, prima che diventasse parte delle vostre abitudini e che il mondo, con tutte le sue meraviglie, le sue contraddizioni e i suoi contrasti, fosse a portata del vostro mouse.

Se riuscite in questo esercizio, l’immagine di voi stessi che vi ritroverete di fronte vi aiuterà a rispondere alla fondamentale “domanda dell’anno” che la fondazione Edge propone per il 2010:

How is the Internet changing the way you think?

Tutti gli approfondimenti sul tema li trovate qui.

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The future is self-organised

L’inizio del 2010 ha portato in dote un numero consistente di previsioni per il futuro che ci attende da qui a dieci anni. Delle molte lette, quella che forse più colpisce è frutto dell’ingegno di David Cushman:

We’re in for a big change: Where the noughties were a decade of discovery, the teens will be a decade of realisation. And not discovery of new tech. The future isn’t digital; it is self-organised.

The noughties were when we discovered our self-organising power – little by little. And new models started to emerge. But we are embarking on 10 years in which people all over the globe will realise the self-organising power now at their fingertips – and start turning that realisation into the world they want; niche by niche.

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La Rete, la disintermediazione e l’emersione del talento

La nuova Rete non è solo social networking. Il web come lo conosciamo oggi trabocca di tecnologie abilitanti che consentono all’uomo della strada di produrre e immettere in Internet contenuti di ogni tipo. A essere sinceri, una fetta consistente di questi contenuti generati dagli utenti merita l’oblio nel quale ricade abbastanza rapidamente. Poi, per fortuna, c’è anche il vero talento: quello che fino a ieri sarebbe sfuggito ai tradizionali sistemi top-down di selezione del valore e che oggi, al contrario, può conquistare con le sue sole forze un meritato posto sotto i riflettori.

La storia del web offre molti esempi a sostegno di questa tesi, l’ultimo dei quali è recentissimo e può essere rapidamente riassunto così:

Il giovane regista uruguayano Pedro Alvarez ha a disposizione un computer e del software sufficientemente potenti da generare effetti video che solo cinque anni fa sarebbero costati milioni di dollari. Ha in mente un’idea per creare un prodotto di valore e lo realizza spendendo una cifra irrisoria (300 dollari), quindi lo carica gratuitamente su Youtube dove tutti possono vederlo, giudicarlo e, se lo ritengono opportuno, segnalarlo ad amici e conoscenti.

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Il futuro di Internet è nella fruizione in mobilità

“L’Internet mobile cresce molto più velocemente di quanto non siano cresciute in passato le connessioni da rete fissa e crediamo che, entro 5 anni, il numero di utenti collegati alla Rete in mobilità con device portatili supererà le connessioni via desktop”.

Quello appena citato è solo uno dei sette temi chiave intorno ai quali ruota “The Mobile Internet Report”, una corposa ricerca appena pubblicata dalla Morgan Stanley e dalla quale si evince che il futuro della Rete – almeno secondo gli analisti della banca d’affari – è nella fruizione della Rete tramite dispositivi mobili.

Prima ancora della mole di dati fornita nel rapporto, a colpire è tuttavia la modalità adottatta nella sua distribuzione al pubblico: The Mobile Internet Report” è infatti disponibile gratuitamente alla consultazione in Rete in tre diverse edizioni, corrispondenti ad altrettante presentazioni in formato pdf rispettivamente da 92, 424 e 659 pagine.

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Facebook, i nuovi “privacy settings” e le critiche

Come annunciato lo scorso 1 dicembre dallo stesso fondatore Mark Zuckerberg, Facebook ha cambiato il sistema di gestione della privacy degli utenti.

Le modifiche, operative da ieri, consentirebbero all’utente un controllo totale della propria privacy, dandogli di fatto la possibilità di decidere esattamente con chi vogliono condividere ogni singolo video, status update, ogni foto o altro frammento di contenuto. Le opzioni disponibili sono state semplificate a uso e consumo degli utenti meno esperti e consentono di condividere i contenuti con “Friends, Friends of Friends, Everyone and Customized.”

Tra le cinque citate, “Customized” è forse l’opzione più interessante perché consente di creare liste di “amici” ad hoc con cui condividere contenuti specifici, permettendo ad esempio di tenere separati i contenuti per la famiglia da quelli per gli amici o per i colleghi di lavoro.

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Leweb ’09 parte all’insegna dell’ottimismo e del Real-time web

La prima vera notizia che emerge dalla mattinata inaugurale della kermesse parigina Leweb ’09, giunta alla sua sesta edizione, è che nel settore è tornato un timido ottimismo e sembrano finalmente diradarsi le nubi che fino a ieri incombevano sul futuro dell’industria di Internet.

“I giorni in cui ha iniziato a circolare la famosa presentazione di Sequoia Capital (nella quale si annunciò la dura crisi che avrebbe poi inesorabilmente colpito il settore), sembrano ormai lontani alle nostre spalle”, ha esordito nel discorso di apertura l’organizzatore di Leweb Loic le Meur, che poi ha rincarato la dose aggiungendo: “oggi, nella Silicon Valley, è di nuovo possibile trovare finanziamenti per una buona idea con un certa facilità”. Nulla a che vedere insomma con la profonda e angosciante oscurità che ha avvolto il settore nell’anno e mezzo appena trascorso.

Durante il suo discorso, Le Meur Poi ha poi ripreso il tema portante di Leweb ’09 ribadendo che, dopo aver vissuto nello “static web” e quindi nel “social web”, oggi siamo immersi in un nuovo tipo di Internet, il Real-time web.

Nel nuovo web la crescita esponenziale di utenti registrata da social network come Twitter o Facebook e, soprattutto, la loro sempre maggiore disposizione a condividere ogni genere di informazioni in tempo reale e in mobilità, sfruttando le centinaia di migliaia di applicazioni create da migliaia di sviluppatori, sta di fatto cambiando radicalmente il nostro modo di vivere la Rete, di comunicare, di condividere e fruire le informazioni, di apprendere.

In ultima analisi, sta cambiando il nostro modo di essere.