Nanopublishing, Denton sopprime Valleywag

Con la notizia della chiusura di Valleywag, blog al vetriolo (parte di Gawker Media) specializzato nel gossip della Silicon Valley, la domanda sorge spontanea: l’età dell’oro del nanopublishing statunitense è finita?

Difficile rispondere. Certo, i tempi di gozzoviglio in cui un Jason Calacanis vendeva il suo blognetwork ad Aol per 25 milioni di dollari sembrano ora distanti ere geologiche.

Nick Denton, che di Gawker Media è il capo assoluto, non è nuovo al lancio di inquietanti segnali d’allarme rispetto allo stato e al futuro del nanopublishing business: lo scorso luglio, ad esempio, l’imprenditore aveva tagliato i compensi dei suoi blogger mentre in aprile aveva venduto tre dei suoi blog minori, ovvero Idolator, Gridskipper, e Wonkette.

Il perché dietro la chiusura di Valleywag è presto spiegato: secondo il chief editor Paul Boutin il traffico del blog “isn’t enough to pay for two writers, even with Ketel One ads on every page”, mentre secondo quanto afferma lo stesso Denton, il mercato della della pubblicità online si ridurrà presto di un devastante 40 per cento (qualcuno avverta Layla Pavone). Abbastanza per indurre l’imprenditore americano a tirare (forte) la cinghia prima che la carestia metta in ginocchio la sua azienda.

Ora non resta che scoprire se anche il nanopublishing nostrano si stia avviando verso la tempesta prevista dal capo di Gawker. Se così sarà, qui in Italia conosceremo la recessione dopo aver saltato a pié pari l’età dell’oro.

Danno e beffa.

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Verso il Romecamp 2008

Il 21 e il 22 novembre prossimi Roma ospiterà la seconda edizione del Barcamp che porta il suo nome. Il claim è, significativamente, “Idee per il futuro”, laddove queste potranno essere proposte e declinate dai partecipanti secondo tre macrotemi: ambiente, tecnologia, società.

Il Romecamp2008, organizzato da Nicola Mattina e Vincenzo Cosenza, avrà luogo presso la nuova sede della facoltà di Economia dell’università Roma Tre. Essendo il sottoscritto tra i volontari che partecipano all’organizzazione, ci vediamo di sicuro lì.

Per saperne di più:

Il blog del Barcamp 2008
Il wiki del Barcamp 2008
Il gruppo su Facebook

Stati Uniti, condanna esemplare per blogger ricattatori

In passato su questo blog si è documentata puntualmente la parabola della discussa (e discutibile) azienda nota come Pay-Per-Post, nota per offrire ai blogger denaro in cambio di recensioni (purché positive) su aziende, servizi, prodotti.

Più pericolosa di una metastasi, pay-per-post è l’esempio più lampante di come si sia fino ad oggi provato a comprare i blogger, e di come quest’operazione venga sistematicamente ostacolata da un sistema che tende a bilanciare se stesso (la blogosfera), espellendo o comunque spingendo ai margini coloro che tentano di barare e rischiano di minarne reputazione e credibilità.

Sono cose belle, ma mi sembra giusto anche ricordare (e documentare citando i fatti) che non c’è solo l’azienda “cattiva” che cerca di corrompere il blogger, ma anche il blogger che si trasforma in estorsore e ricatta l’azienda.

La storia in questione risale al 2005, ma se ne riparla oggi perché finalmente una giudice americana ha emesso sentenza definitiva sul caso. Sentenza che riconosce a Billy Walters, titolare della Las Vegas golf course, 9 milioni di dollari come risarcimento per compensare l’estorsione perpretata da alcuni blogger di Travel Golf Media.

Nel dettaglio, Walters aveva citato in giudizio i bloggers sostenendo che questi avevano minacciato di scrivere peste e corna dei suoi corsi di golf se egli non avesse sottoscritto un nuovo (e più costoso) contratto di advertising con Travel Golf Media.

Peggiori dell’accusa, mi sembrano le scuse avanzate al momento della denuncia da Robert Lewis di Travel Golf Media: all’epoca questi si giustificò sostenendo di aver “contenuto” le recensioni negative sull’azienda di Walters finché il contratto pubblicitario era stato in essere, salvo poi aver “sciolto le briglie” ai suoi blogger quando il rapporto commerciale tra le due aziende si era concluso. Alla faccia della serietà e della correttezza professionale.

Oggi il giudice ha dato ragione (e parecchi soldi) alla Las Vegas golf course. Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo.

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Microsoft e Sun insieme per distribuire l’MSN Toolbar

Snobbato l’appello a riaprire le trattative per una fusione con Yahoo!, l’instancabile Ceo di Microsoft Steve Ballmer porta oggi a casa una partnership commerciale con un insospettabile nuovo alleato: Sun Microsystems.

Il nemico di un tempo, avversario in dure battaglie legali, diventa oggi a sorpresa “ambasciatore” della casa di Redmond in quanto distribuirà, previo assenso dell’utente, l’MSN Toolbar assieme alla propria piattaforma tecnologica Java.

Un colpetto niente male, che garantisce all’azienda di Redmond la possibilità teorica di vedere la propria toolbar istallata potenzialmente sugli 800 milioni di pc nel mondo con “java inside”.

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Ballmer a Yang: l’acquisizione di Yahoo è acqua passata

Spietato, vendicativo, forse anche un tantino crudele, il CEO di Microsoft Steve Ballmer si comporta secondo le previsioni e rispedisce al mittente le “avance” del suo omologo Yahoo.

Due giorni fa Jerry Yang era stato lasciato a piedi da Google e, ieri, si era affrettato a manifestare un’inedita (e disperata) disponibilità a far acquisire Yahoo dalla (un tempo duramente osteggiata) azienda di Redmond.

Oggi Ballmer, forse per reale disinteresse o, più probabilmente, per annichilire definitivamente la forza contrattuale di Yang, tira la sua bordata contro Yahoo:

“Look, we made an offer, we made another offer. It was clear that Yahoo didn’t want to sell the business to us, and we moved on.[..] We tried at one point to do a partnership around search, not advertising. That didn’t work either, so we moved on, and they moved on. […] We are not interested in going back and re-looking at an acquisition, […]I don’t know why they would be either, frankly.”

Posso solo immaginare la soddisfazione del volitivo CEO Microsoft che, snobbati i “saldi autunnali” di Yang, ora attende verosimilmente la “liquidazione totale” verso cui Yahoo sembra inesorabilmente avviarsi.

Sequoia Capital “Presentation of Doom”

Durante la nostra intervista a Berlino, Tim O’Reilly ironizzava con me su come Sequoia Capital prima non avesse visto arrivare una crisi economica i cui segnali erano individuabili già da almeno un anno e mezzo; poi si era fatta prendere dal panico gridando improvvisamente alla catastrofe.

Il “grido” in questione altro non è che un documento di 56 slide già soprannominato “presentation of doom”, originariamente preparato per il CEO di Sequoia e poi divenuto di dominio pubblico.

Nel caso ve lo siate perso, merita cinque minuti della vostra preziosa attenzione:

LinkedIn manda a casa il 10% dei dipendenti

Anche LinkedIn, social network professionale che raccoglie oltre 30 milioni di professionisti sparsi in tutto il mondo, “tira la cinghia” ed effettua tagli al personale. Vanno infatti a casa 36 dipendenti su 370, vale a dire circa il 10 per cento della forza lavoro impiegata.

Una scelta dettata – riferisce Techcrunch – dalle pressioni che l’onnipresente Sequoia Capital, principale finanziatore di LinkedIn, ha esercitato ed esercita affinché si riducano al minimo i costi di gestione.

Vista da questa parte dell’oceano, e sopratutto da questo inaffidabile Paese, tale operazione di consolidamento colpisce soprattutto perché arriva subito dopo una raccolta fondi che ha riversato 22,7 milioni di dolari nelle casse di LinkedIn, denaro che si somma ai 53 milioni di dollari raccolti solo lo scorso giugno e che contribuisce a stabilire il valore dell’azienda intorno al miliardo di dollari.

Non abbastanza, evidentemente, per dissuadere i finanziatori dall’applicare una severa politica di consolidamento del business finalizzata a contrastare la tempesta che sferza tutti i mercati del pianeta.

Una lezione che qui da noi più di qualcuno farebbe bene ad imparare.

Jerry Yang (Yahoo) chiama Microsoft: “Siamo di nuovo sul mercato”

Ieri scrivevo che davvero non avrei voluto vestire i panni del CEO di Yahoo! Jerry Yang, in passato il più strenuo oppositore di una fusione con Microsoft e, oggi, di certo colui che trae maggior danno dalla brusca interruzione della partnership commerciale con Google.

Date le ultime notizie, mi sembra di poter dire che ora la sua posizione sia addirittura peggiorata: sedotto e abbandonato, Yang ha infatti scelto il Web 2.0 summit di San Francisco per lanciare un disperato e, di certo, per lui amaro appello a quello stesso Steve Ballmer che con tanta decisione aveva prima osteggiato:

“To this day, I believe the best thing for Microsoft to do is to buy Yahoo”.

Non deve essere stato facile ametterlo e, ironia della sorte, il CEO Yahoo ha anche ragione da vendere: all’epoca dell’ultima offerta Microsoft, Ballmer era pronto a pagare 33 dollari per azione pur di portare a casa la fusione con l’azienda di Sunnyvale, ma aveva rinunciato a trattare quando Yang ne aveva pretesi addirittura 37.

Ieri, dopo la notizia secondo cui Google ha “scaricato” Yahoo!, le azioni di quest’ultima si sono attestate su una misera quotazione pari a 13,92 dollari.

Insomma, se Ballmer decidesse di risedersi oggi al tavolo della trattativa con Yang, più che di fusione si potrebbe parlare di saldi d’autunno.

Google interrompe la partnership commerciale con Yahoo!

Lo scorso 4 maggio scrivevo:

Alla fine Ballmer fa marcia indietro. Dopo averle tentate tutte, compresa l’aggiunta di ben 5 miliardi di dollari sul piatto dell’offerta d’acquisizione di Yahoo! (già pari a 44,6 miliardi), l’ennesimo rifiuto del board of directors di Sunnyvale lo costringe alla resa. E intanto c’è già chi si interroga su come Microsoft impiegherà i quasi 50 miliardi di dollari che gli rimangono in tasca inutilizzati, suggerendo possibili obiettivi come AOL o Facebook.

Sono passati solo sei mesi da quando l’azienda di Redmond se ne tornava a casa con le pive nel sacco e un soddisfatto Jerry Jang (CEO Yahoo) brindava allo scampato pericolo di acquisizione.

Sei mesi nei quali l’azienda di Sunnyvale ha avuto il tempo di stringere un lucroso accordo commerciale con Google (che puntava essenzialmente ad evitare la fusione di cui sopra) per poi vederlo svanire nel nulla.

“The search partnership that helped “save” Yahoo! from being acquired by Microsoft is now officially dead”, scrive oggi Silicon Alley Insider. Yahoo! può dire addio a ricavi stimati in 800 milioni di dollari l’anno, aggiungo io.

Nubi nere si addensano insomma all’orizzonte dell’azienda di Sunnyvale, cui non resta che sperare in un ritorno di Microsoft al tavolo delle trattativae per la fusione. Trattative che, se pur dovessero davvero riprendere, vedrebbero comunque Yahoo! in una posizione assai più scomoda che non sei mesi fa, ai tempi del “grande rifiuto”.

Sinceramente, non vorrei essere nei panni di Jerry Yang.

Convegno: Internet, blog e Sud

Oggi ha avuto ufficialmente inizio l’intensa settimana palermitana delle “Giornate dell’economia del Mezzogiorno”, prima edizione di un evento promosso nel capoluogo siciliano da Diste e Fondazione Curella.

I numeri forniti dagli organizzatori sembrano di tutto rispetto: sono infatti previsti ben 25 eventi tra convegni, seminari e tavole rotonde, distribuiti in 20 diversi siti della città di Palermo con oltre 100 relatori coinvolti.

Molti i temi che verranno affrontati fino all’8 novembre: i rapporti tra mafia ed economia, la crescita nelle aree emergenti, il ruolo del commercialista, il credito duale, il turismo, le politiche di coesione, la valorizzazione delle risorse umane, i rapporti tra Internet e l’economia, il mercato del lavoro nel Mezzogiorno, l’alta formazione, il federalismo fiscale, la crisi dei mercati finanziari.

Per quanto mi riguarda, mercoledì 5 novembre sarò a Palermo dove modererò una tavola rotonda dal significativo titolo “Internet, blog e Sud” (qui una brochure del convegno con tutte le informazioni del caso). Prenderanno parte all’incontro Roberto Chibbaro (Unimagazine), Tony Siino (Web Strategist), Biagio Semilia (Serverstudio), Salvatore Aranzulla (Blogger) e Mirko Pallera (Ninja Marketing).

Insieme proveremo a capire e a raccontare al pubblico, citando le esperienze dirette degli intervenuti, quali opportunità di business offra la Rete nel Mezzogiorno d’Italia.

Ci vediamo lì.