Archivio mensile:luglio 2008

Comunicazione 2.0 in salsa italiana. Gli utenti facciano la loro parte

Meglio tardi (e male) che mai. Con i suoi cinque anni canonici di ritardo rispetto al contesto statunitense, anche il mondo aziendale italiano prende atto di quel cambiamento in corso noto come web2.0 e muove passi incerti.

Era ora. Quando 4 anni fa ho iniziato a trattare l’argomento, mai avrei creduto di poter accendere un giorno il computer, consultare l’aggregatore e scoprire in una sola volta che:

  • 1) Toyota ha aperto un blog per lanciare la nuova iQ (lascio agli autori un’altra settimana di rodaggio prima di esprime qualsiasi giudizio);
  • 2) Fiat ha aperto un blog (intitolato simpaticamente duePUNTOzero) per aggregare la community di clienti Punto (leggi: uno splendido raccoglitore di comunicati stampa commentabili);
  • 3) Vodafone ha messo in piedi un Lab online fatto di forum, wiki e blog (pessima scelta di tempi, viste le polemiche intorno al lancio dell’iPhone e alle indegne tariffe dati);
  • 4) Visa ha investito due milioni di dollari per creare una business community su Facebook

In tutti i casi menzionati, lo scopo dichiarato – nobilissimo – è aprirsi alla “conversazione” in corso nella Rete, dialogare con gli utenti, confrontarsi a viso aperto con la clientela, condividere informazioni.

In tutti i casi menzionati lo scopo è, a mio avviso, in gran parte disatteso.

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Comunicazione, marketing e social networks. Due “interpretazioni” a confronto

Web2.0 e comunicazione, web2.0 e marketing. Per anni le aziende e i comunicatori della “vecchia scuola” non hanno voluto neanche sentir parlare di blog, wiki, rss, social network e compagnia cantante. Poi la svolta: improvvisamente chi se ne era tenuto alla larga ha intuito le potenzialità (e registrato il successo di pubblico) della nuova Rete, quindi ha deciso di saltare precipitosamente sul carro dei vincitori.

I risultati spesso gridano vendetta sotto al sole, mentre la situazione peggiora tanto più sono complessi gli strumenti 2.0 che gli operatori tentano (inutilmente) di addomesticare secondo logiche vecchio stile. Qualche tempo fa, ad esempio, Massimo Mantellini segnalava una campagna marketing veicolata attraverso Facebook dove era niente meno che la Nuova Mazda “in persona” a chiedergli di essere aggiunta nell’elenco dei suoi amici. Forte della sua velenosa ironia, Massimo scriveva:

“Oggi mi e’ arrivata una mail nella quale la “Nuova Mazda” mi domandava di diventare suo amico su Facebook. Ci ho pensato un po’ poi ho declinato, non vorrei che la mia vecchia Renault si ingelosisse”.

Fantastico. Più ci si sforza di ripetere che il web2.0 non è altro che un insieme di strumenti grazie ai quali le persone si mettono in contatto tra loro e condividono ogni genere di informazione, creano relazioni, rappresentano on line la propria identità, e più la comunicazione tradizionale cerca di usare questi mezzi per veicolare “consigli per gli acquisti”.

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iPhone all’italiana, i consumatori delusi guardano a 3

In queste ore si fa un gran parlare del debutto italiano dell’Iphone 3G, dello scontento generato nelle masse da tariffe e gabelle presenti nelle proposte di Tim e Vodafone, e persino della (flebile) speranza che alcuni ora ripongono nell’operatore 3 Italia e nel suo CEO, grande escluso dal lancio dell’atteso terminale Apple.

Da Vincenzo Novari sono infatti in molti ad aspettarsi che:

1) si batta per ottenere il diritto a vendere l’oggetto del desiderio tecnologico;
2) riuscito nell’intento, sia così lungimirante da portare alle masse il super-cellulare secondo termini e condizioni più sostenibili per il cliente finale.

Difficile dire se il miracolo possa davvero accadere. Quel che è certo è che il CEO di H3G Italia, furioso per l’esclusione dai giochi della sua azienda, è oggi più deciso che mai a dare battaglia per avere l’attenzione (e la fornitura) dello zio Jobs.

Per averne conferma basta rileggere quello che egli stesso mi ha detto un mese fa ai margini della conferenza stampa per il lancio della nuova tv mobile di 3:

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L’Instant Messaging in Italia, lo stato dell’arte

L’Instant Messaging non è più roba da ragazzini: avere un programma di chat installato sul proprio computer, usarlo per comunicare in maniera sia sincrona che asincrona con amici, parenti, colleghi di lavoro, perfetti sconosciuti, è ormai costume diffuso in Italia in ogni fascia d’età, compresa quella degli adulti.

Un fenomeno in crescita costante le cui dimensioni e dinamiche sono state ben fotografate in uno studio realizzato da Microsoft Italia con Nextplora e presentato in conferenza stampa da Luca Colombo un paio di giorni fa. Sul suo blog trovate l’intero documento di presentazione, opportunamente condiviso tramite Slideshare.

Scorrendo il rapporto, due dati emergono subito su tutti: il primo è che Windows Live Messenger domina incontrastato la classifica di adozione degli IM software, seguito a distanza da Skype.

Il secondo è che ICQ, un tempo popolare e diffusissimo, oggi è meno noto agli utenti italiani di servizi come C6 e Alice Messenger.

Ne è passata di acqua sotto i ponti.

Aspettando il Romecamp2008

Prendi un Nicola Mattina colto nell’ultima settimana di giugno, quando cioè rimane da solo nell’ufficio deserto di Elastic a lottare come un leone per chiudere prima della pausa estiva.

Aggiungi un sempre valido Vincenzo Cosenza, leader incontrastato del presidio romano recentemente impiantato dalla milanese Digital PR, ma ancora impreparato al caldo africano della città eterna.

Mescola bene il tutto e poi lascialo scaldare bene al sole impietoso che da giorni martella la capitale indifesa. Cosa ottieni?

Semplice: il Romecamp2008 (29-30 novembre).

Per saperne di più:

il post di Nicola Mattina
il post di Vincenzo Cosenza
il wiki ufficiale

Gawker.com taglia (si fa per dire) i compensi dei blogger

E’ la madre di tutti i nanopublisher e da anni ormai fa scuola riscuotendo uno straordinario successo di pubblico. Parlo ovviamente di Gawker Media, il network americano di micro-editoria fondato da Nick Denton che poi tanto “micro” non è, considerando che il solo blog centrale al network (Gawker.com appunto) nell’ultima settimana ha registrato 3 milioni e 400mila visite nonché 4 milioni di pagine viste (qui le statistiche aggiornate quotidianamente).

Un mare di contatti che, tuttavia, sembrano non bastare a garantire il tenore di vita (mediamente piuttosto alto) dei suoi editor.

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Del ritorno di Blogbabel e delle blog-classifiche in generale

Il 18 luglio torna Blogbabel, controversa creatura di Ludovico Magnocavallo. Personalmente, accolgo a braccia aperte il sistema di meme-tracker e, in particolare, la funzione che consente all’editor di ogni blog registrato di tracciare i link entranti al proprio sito. Nel contesto della grande conversazione in atto, mi sembra forse il servizio più utile in assoluto.

Tuttavia c’è dell’altro: dagli screenshot che circolano in Rete, si capisce infatti che verrà ripristinata anche la discussa classifica dei blog. Il che mi dà il destro di ribadire oggi quello che lo scorso febbraio David Sifry, fondatore di Technorati e creatore della famigerata Technorati 100 (ovvero la prima e più famosa lista dei blogger più influenti), mi ha detto in una lunga ed esauriente intervista:

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Nasce il Flash ottimizzato per i motori di ricerca: rivoluzione o disastro?

L’annuncio odierno di Adobe è di quelli da ricordare: l’azienda che detiene i diritti della tecnologia Flash, tanto amata dagli operatori del marketing e dalle aziende quanto odiata dagli alfieri della web usability, rende nota una recente alleanza con Google e Yahoo! per migliorare il

“Search engine indexing of the Flash file format (SWF) and uncover information that is currently undiscoverable by search engines”.

Traducendo: presto il grande limite dei siti sviluappati in Flash, che consiste nell’essere scarsamente indicizzabili dai motori di ricerca, verrà definitivamente superato. Contestualmente, Google ha annunciato in un post separato:

“We’ve greatly improved our ability to index Flash”.

Insomma, una rivoluzione che apre le porte a due possibili scenari:

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