Archivio mensile:gennaio 2010

E-book, i retailer francesi si coalizzano contro Amazon&Co

I cinque principali bookseller francesi chiamano a raccolta il governo e gli editori per costruire insieme una piattaforma digitale specializzata nella vendita di e-book. Scopo del progetto è resistere all’avanzata di colossi come Google, Apple e soprattutto Amazon e, quindi, mantenere in casa il controllo di un mercato in piena esplosione.

Lo riporta la Reuters che, oltre a indicare Fnac e Virgin Megastore tra i sottoscrittori della proposta, registra anche un certo scetticismo con cui questa è stata accolta da Francis Lang, direttore delle vendite per Hachette Livre. Secondo Lang, una piattaforma francese per la vendita degli e-book gestita in comune da editori e distributori non funzionerebbe perché, attualmente, gli interessi delle due parti in causa non coincidono:

Creating a governance structure where everyone is around the table but their interests are opposed is the best way for this not to go anywhere.

Continua a leggere

La domanda del 2010

Mettetevi comodi. Chiudete gli occhi. Rilassatevi. Ora provate a immaginare la vostra vita e il vostro modo di essere prima che Internet entrasse a far parte del vostro orizzonte per espanderlo a dismisura, prima che diventasse parte delle vostre abitudini e che il mondo, con tutte le sue meraviglie, le sue contraddizioni e i suoi contrasti, fosse a portata del vostro mouse.

Se riuscite in questo esercizio, l’immagine di voi stessi che vi ritroverete di fronte vi aiuterà a rispondere alla fondamentale “domanda dell’anno” che la fondazione Edge propone per il 2010:

How is the Internet changing the way you think?

Tutti gli approfondimenti sul tema li trovate qui.

Via

Zuckerberg e la fine della privacy

Secondo Mark Zuckerberg, la privacy è un concetto sostanzialmente superato. Durante una recente intervista con Michael Harrington, l’arcinoto fondatore di Facebook ha infatti affermato che, se dovesse lanciare oggi la sua piattaforma di social networking, tutte le informazioni relative agli utenti sarebbero di default pubbliche invece che private.

Il perché è presto detto:

People have really gotten comfortable not only sharing more information and different kinds, but more openly and with more people. That social norm is just something that has evolved over time.

Insomma, il costume è cambiato e oggi le persone che si connettono online per interagire tra loro preferiscono condividere piuttosto che nascondere. Per questo lo scorso dicembre, quando il management di Facebook ha mutato radicalmente i criteri di gestione della privacy dei propri utenti (favorendo di fatto le pubblicazione di informazioni personali e suscitando non poche polemiche), l’intenzione era semplicemente adeguarsi alle nuove norme sociali.

Continua a leggere

Mini-generation gap

Il significato tradizionale di “generation gap” (o divario generazionale) è, come ricorda Wikipedia, “il divario di idee e norme culturali che separa la generazione più giovane dalle precedenti”. Tipicamente, l’espressione viene adottata (e spesso abusata) per definire la contrapposizione che caratterizza le relazioni tra genitori e figli.

Ora però le cose sembrerebbero essere cambiate: in un bell’articolo pubblicato sulle pagine del New York Times, Brad Stone prende infatti a prestito una recente ricerca del solito Pew Research Center per spiegare come oggi, complice l’incessante accelerazione dello sviluppo tecnologico, sia ormai il caso di parlare di “mini-gap generazionali”.

Continua a leggere

Quando Twitter entra in redazione

Lo scorso marzo Ruth Barnett, multimedia producer del sito Sky News, veniva nominata “Twitter correspondant” e incaricata di presidiare la piattaforma di micro-blogging a caccia di notizie e spunti utili al lavoro dei suoi colleghi.

Oggi l’esperienza maturata in quell’esperimento si riversa nel lavoro di tutti i membri della redazione: come ha da poco annunciato Julian March, executive producer di Sky News Online, entro breve ogni giornalista in forze al sito avrà installato sul proprio computer un client per Twitter (nello specifico, Tweetdeck) e potrà quindi monitorare di persona l’enorme quantità di messaggi che milioni di utenti si scambiano ogni giorno.

Una piccola rivoluzione che la stessa March descrive brevemente così:

“The big change for us in 2010 is evolving how social media plays a role in our journalism. We no longer ghettoise it to one person, but are in the process of embedding throughout the whole team”.

Continua a leggere

La condivisione del sapere accademico secondo Tim Luckhurst

“The Future of Newspapers” è una raccolta di saggi sul giornalismo curata dal professor Bob Franklin della Cardiff School of Journalism, Media and Cultural Studies. Più che il testo in sé, pubblicato all’inizio del 2009, ci interessa qui segnalare la recensione che ne ha fatto pochi giorni fa Tim Luckhurst, a sua volta professore di giornalismo presso l’Università del Kent.

Pur sottolineando a più riprese il valore e l’attualità dei saggi contenuti nella raccolta, Luckhurst finisce sostanzialmente con il criticare il modo in cui essi sono stati resi pubblici. La rivoluzione in corso nel mondo del giornalismo – spiega infatti – non dovrebbe investire e influenzare solo la professione in sé, ma anche l’analisi accademica che la investe e il modo in cui tale analisi viene condivisa. Pena una consistente e dolorosa perdita di rilevanza:

Continua a leggere

Il futuro visto dall’America

La brutta notizia è che i primi dieci anni del 2000 sono percepiti dagli americani come il periodo peggiore degli ultimi cinquant’anni. La buona è che l’orribile decade è finalmente alle nostre spalle e che, almeno secondo i 1504 statunitensi intervistati dal prestigioso Pew Research Center, già in questo 2010 avrà inizio un futuro migliore.

Guerra in Iraq, crisi economica, avvento dei reality show: la ricerca pubblicata a dicembre dal Pew evidenzia le cause di un pessimismo diffuso e radicato, confermato dal fatto che la maggioranza degli intervistati riconosce negli attacchi dell’11 settembre l’evento più importante del decennio appena trascorso, con l’elezione del presidente Barak Obama che si attesta solo al secondo posto.

La cosa interessante è che le speranze risposte nel prossimo futuro dipendono in buona parte anche dalla “overwhelmingly positive light” sotto cui la maggioranza dei partecipanti all’inchiesta vede i “progressi tecnologici e nelle comunicazioni” degli ultimi anni. Si legge infatti nella summary:

Continua a leggere

The future is self-organised

L’inizio del 2010 ha portato in dote un numero consistente di previsioni per il futuro che ci attende da qui a dieci anni. Delle molte lette, quella che forse più colpisce è frutto dell’ingegno di David Cushman:

We’re in for a big change: Where the noughties were a decade of discovery, the teens will be a decade of realisation. And not discovery of new tech. The future isn’t digital; it is self-organised.

The noughties were when we discovered our self-organising power – little by little. And new models started to emerge. But we are embarking on 10 years in which people all over the globe will realise the self-organising power now at their fingertips – and start turning that realisation into the world they want; niche by niche.

Continua a leggere