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Il futuro dei motori di ricerca secondo Marissa Mayer (Google)

Di seguito l’intervista con Marissa Mayer, Search Products & User Experience di Google, pubblicata il 12 marzo 2009 su Nova24 – IlSole24Ore.

Immaginate un futuro nel quale fare ricerche on line diventerà un gesto naturale come parlare o scrivere. In cui i motori di ricerca saranno agilmente accessibili dai dispositivi più diversi, comprenderanno le vostre domande dirette e persino la vostra voce; accetteranno come termini da ricercare non solo parole chiave, ma anche immagini nude e crude.

Non è fantascienza. Si tratta, al contrario, dell’affascinante scenario delineato da Marissa Mayer, vicepresidente Search Products & User Experience di Google, che durante un breve incontro a Parigi ha condiviso con noi le sue previsioni sul futuro dei motori di ricerca dieci anni da ora.

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O’ Reilly: “La crisi economica eliminerà i ‘rami secchi’ del Web 2.0”

Di seguito, l’intervista con Tim O’Reilly pubblicata il 30/10/08 su Nova24 – IlSole24Ore.

La crisi economica planetaria vista come un’opportunità di rinascita, di rinnovamento. Il propellente che imprime spinta ed accelerazione ad un processo di selezione naturale in ogni caso inevitabile, alla fine del quale tutti i ‘rami secchi’ della web economy saranno eliminati, secondo il ciclo ricorrente di ogni rivoluzione tecnologica.

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Mårten Mickos e le fondamenta del nuovo web

Di seguito l’intervista con l’allora Senior VP del Database Group di Sun Microsystems pubblicata il 30/07/08 su Nova24, IlSole24Ore.

Guardare lontano, sapersi distinguere, non arrendersi davanti agli inevitabili fallimenti ma anzi andare avanti con intatto entusiasmo. E poi ancora dominare il proprio ego e, se necessario, sacrificarlo in favore di un confronto costante e costruttivo con il mondo esterno.

Si possono riassumere così gli ingredienti della ricetta con cui l’ingegnere finlandese Mårten Mickos, fino a gennaio CEO di MySQL ed oggi Senior VP del Database Group in Sun Microsystems, ha portato la sua azienda alla recente acquisizione per un miliardo di dollari da parte della multinazionale guidata da Jonathan Schwartz.

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Ross Mayfield, collaborare in azienda con wiki e blog

Di seguito l’intervista con Ross Mayfield, fondatore e presidente di Socialtext.com, pubblicata il 10/04/09 su Nova24, il Sole 24 Ore.
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Poniamo il caso che nella vostra azienda un gruppo di dieci persone stia lavorando ad uno specifico task o progetto. Si presentano due possibilità: nella prima, ovvero la più probabile, tutta la preziosa esperienza generata in corso d’opera dall’interazione tra i membri del gruppo diventerà loro esclusivo bagaglio professionale, restando nel migliore dei casi seppellita in qualche casella e-mail o sparpagliata in polverosi incartamenti. Un domani, chiunque in azienda debba ripetere il task dovrà praticamente ricominciare da capo, con grande spreco di tempo e risorse.

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David Sifry: “Il web 2.0 è la rete fatta di persone”

Di seguito, l’intervista Con Sifry pubblicata il 28 febbraio 2008 su NOVA – IlSole24Ore.

«Il web2.0 non è altro che la Rete costruita intorno a noi, è l’insieme di persone che si connettono a internet per comunicare e interagire tra loro in modo nuovo e con nuovi strumenti. Se il “web1.0” è consistito perlopiù nella semplice digitalizzazione di informazioni e servizi preesistenti offline, la nuova Rete è fatta al contrario di persone che vivono una parte importante della loro vita online.» A parlare è lo statunitense David Sifry, imprenditore del software noto ai più come creatore del motore di ricerca Technorati.com, ovvero il Google della blogosfera.

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Per Doc Searls: “Il futuro dei mercati è nelle relazioni”

Di seguito, l’intervista con Doc Searls pubblicata il 24 gennaio 2008 su NOVA, inserto del IlSole24Ore.

Il sorriso contagioso, lo sguardo bonario, la battuta pronta. Doc Searls, senior editor del Linux Journal e blogger storico, a prima vista non sembra essere un rivoluzionario. Le apparenze, tuttavia, ingannano:

nel 1999 fu lui, assieme a David Weinberger, Christopher Locke e Rick Levine, ad assestare un duro colpo al modo tradizionale di intendere i mercati economici. Il fendente aveva il nome e la forma del Cluetrain Manifesto, un testo “eretico” e provocatorio fin nella scelta di articolare i concetti in “95 tesi”. Un richiamo evidente a Lutero, ma anche e soprattutto l’analisi puntuale dei profondi cambiamenti che l’avvento di internet e dell’e-commerce stavano generando (e avrebbero generato) nei mercati planetari.

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Crowdsourcing, con Internet il mercato del lavoro diventa globale

Risorse umane. Che sia dietro l’angolo oppure dall’altra parte del globo, da qualche parte vive e lavora il professionista che ancora non conoscete ma del quale avete disperato bisogno. In passato trovarlo e contattarlo era operazione costosa in termini di tempo e denaro e, a dire il vero, non sempre coronata dal successo.

Oggi è ancora una volta la rete, tessuto connettivo capace di azzerare la distanza tra persone e aziende, a venire in vostro aiuto con il “crowdsourcing”. Il neologismo, coniato nel 2006 dal giornalista di Wired Jeff Howe, nasce dalla fusione tra “outsourcing”, ovvero la pratica di delegare compiti e lavori al di fuori della propria azienda, e “crowd”, ovvero l’immensa ed eterogenea folla di talenti d’ogni lingua, nazionalità e cultura che popola la rete.

Negli ultimi anni si sono infatti moltiplicati gli “online crowdsourcing markets”, ovvero quei siti che raccolgono comunità di professionisti in vari settori e ne facilitano l’incontro con i potenziali committenti. I primi esperimenti, molti dei quali tutt’ora in corso, hanno nomi come iStockphoto, che ha rivoluzionato la compravendita degli “scatti” professionali, Ninesigma, che si propone come immenso serbatoio di idee e creatività per il “problem solving” e YourEncore, dove scienziati in pensione rimettono al servizio delle aziende la loro competenza e, soprattutto, la loro provata e preziosa esperienza.

Ecco come generalmente funzionano queste piattaforme: il committente si iscrive al servizio online, propone un task da eseguire, un limite temporale per realizzarlo ed eventualmente un budget predefinito. I “providers” di manodopera intellettuale forniscono una soluzione, eventualmente anche rilanciando al ribasso il budget iniziale, e l’idea migliore vince facendo risparmiare tempo e denaro. Se poi qualcuno tenta di barare, sia esso committente o provider, non ha scampo. Una volta completato il progetto, ciascuno degli “attori” viene votato dalla controparte proprio come avviene sul sito d’aste online eBay. Collezionare giudizi positivi e costruirsi una buona reputazione è vitale se si vuole continuare a lavorare.

Un buon esempio è rappresentato dal britannico BuilderSite, cui va riconosciuto il merito di applicare i principi fin qui descritti all’industria edile, aiutando “le persone a trovare ed assumere costruttori per i loro progetti”. L’utente che desidera far ristrutturare il bagno o costruire la casa dei propri sogni, si iscrive al sito dove cerca e (generalmente) trova un interlocutore cui affidare progetto e budget. Quest’ultimo può essere un’azienda o un singolo artigiano, ma anche un intermediario che, sempre tramite la piattaforma BuildersSite, cerca i singoli professionisti, contratta con loro prestazioni e prezzo, organizza una squadra. Ogni progetto riceve più offerte e, semplicemente, la più conveniente vince. La commissione per ogni progetto assegnato è carico dell’azienda appaltatrice ed è pari al 5 per cento.

Un altro esempio è Take a Coder, un online marketplace dove le aziende incontrano programmatori software (ma anche traduttori, interpreti, grafici) provenienti da tutto il mondo. Il servizio è operativo in 13 lingue e copre 40 paesi, Italia compresa. Il sito con maggior traffico è quello internazionale e vanta 8mila utenti registrati, 20mila utenti unici al mese e una media di 150 transazioni concluse nello stesso periodo. Il vantaggio per chi compra (a prezzo minore) la manodopera e per chi la vende (in tutto il mondo) è palese. Il modello di business di Takeacoder lo illustra lo stesso CEO Enrico Massetti, italiano residente da 25 anni negli Usa: «Agiamo secondo le regole del franchising. – spiega – Ogni localizzazione del sito viene data in licenza a un webmaster (o un’azienda) locale che si occupa della traduzione, della raccolta pubblicitaria, del marketing e del customer care. Alla fine della fiera, i ricavi dei vari siti, derivanti da una commissione che committenti e providers pagano per ogni lavoro assegnato, sono suddivisi al 50 per cento tra i partner e Takeacoder LLC, la nostra casa madre».

Infine un accenno a Threadless. Si tratta di un eccellente esperimento (iniziato 8 anni fa) di crowdsourcing applicato al settore dell’abbigliamento giovanile o, più precisamente, delle T-shirt. Chiunque può iscriversi al sito e proporre la propria decorazione che, una volta online, viene sottoposta per sette giorni al giudizio e al voto di una vasta comunità. Se supera questa difficile e spietata selezione, il disegno diventa una maglietta, va in produzione e genera immediati guadagni per l’autore.

Il tutto senza il minimo bisogno di investire in costose indagini di mercato o in pubblicità.